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Star Wars: Galactic Racer – Recensione.

redazione by redazione
Ottobre 14, 2026
in Notizie, Videogames
Articolo di: Søren Kamper – Star Wars: Galactic Racer – Recensione.

Introduzione:

Star Wars: Galactic Racer – Recensione. Torna a collaborare con GuerreStellari.Net, dopo aver pubblicato questa bellissima analisi sui videogiochi, Søren Kamper, pubblicando questa magnifica recensione

Ringraziando di vero cuore Søren Kamper di Star Wars: Gaming, vi lascio alla lettura di questo interessantissimo ed approfondito articolo:


Recensione Star Wars: Galactic Racer. Veloce, aggressivo e molto più intelligente del previsto

Fuse Games poteva limitarsi a vendere nostalgia per Episode I: Racer. Ha scelto invece una strada più rischiosa: trasformare le corse di Star Wars in un sistema fatto di velocità, contatti, build, errori e quella pericolosa voglia di dire “ancora una gara”.

Star Wars: Galactic Racer punta tutto sulla sensazione di velocità.
Star Wars: Galactic Racer punta tutto sulla sensazione di velocità. Immagine: press kit ufficiale.

C’era una versione molto semplice di Star Wars: Galactic Racer che sarebbe stata facilissima da vendere: rifare il podracing del 1999 con una grafica moderna, mettere Sebulba in bella vista e lasciare che la nostalgia facesse il resto. Il ritorno delle corse nella galassia lontana lontana aveva già acceso proprio quel tipo di entusiasmo. Il gioco completo, però, è più strano e soprattutto più ambizioso. Non vuole essere semplicemente Episode I: Racer con più poligoni. Vuole costruire una vera cultura delle corse dentro Star Wars.

Dopo molte ore con la campagna, le diverse classi di veicoli e il multiplayer, la sorpresa più grande è questa: quasi tutto ciò che Galactic Racer aggiunge alla formula classica serve davvero alle corse. La struttura a run, gli upgrade temporanei, il paddock, il sistema di rischio e ricompensa e la maggiore aggressività in pista non sono ornamenti. Sono il motivo per cui il gioco continua a funzionare anche quando l’effetto nostalgia ha smesso di fare il lavoro pesante.

La regola è semplice: se guidare non funziona, non funziona niente

Un racing game può avere il garage più bello della galassia, una colonna sonora enorme e abbastanza riferimenti a Star Wars da riempire un archivio Jedi, ma se guidare è noioso il resto conta poco. Galactic Racer supera il test fondamentale molto in fretta. La velocità si sente, ma non è mai passiva. Bisogna gestire boost, calore, traiettorie, contatti e rivali che non hanno alcun problema morale nel trasformare una curva in una trattativa diplomatica a 700 chilometri orari.

Il modello di guida è accessibile, ma non superficiale. Una linea pulita resta importante, così come capire dove frenare, dove rischiare e quando usare il contatto per liberarsi di qualcuno. L’influenza di Burnout si sente soprattutto nel modo in cui il gioco considera l’aggressività parte naturale dello spettacolo. Non è un demolition derby mascherato: vincere richiede ancora precisione. Ma se qualcuno entra nella vostra traiettoria nel momento sbagliato, Galactic Racer non pretende che siate educati.

Star Wars: Galactic Racer. I contatti sono parte della gara, non un incidente occasionale.
I contatti sono parte della gara, non un incidente occasionale. Immagine: press kit ufficiale.

Quattro famiglie di veicoli, quattro modi diversi di leggere la pista

Uno dei risultati migliori è che le classi non sembrano semplici varianti dello stesso mezzo. I landspeeder sono più larghi, stabili e leggibili, con il drifting che diventa parte naturale del ritmo. Le speeder bike sono più nervose, veloci e poco interessate alla sicurezza del pilota. Gli skim speeder richiedono un modo differente di impostare lo spazio e le curve. I podracer occupano invece l’estremo più folle: velocissimi, vulnerabili e perfettamente coerenti con quella tradizione di sgusci che ha segnato l’immaginario di Star Wars.

La differenza importante è che cambiando veicolo cambia anche il modo in cui si osserva il circuito. Non si tratta di scegliere semplicemente la macchina con il numero più alto. Una curva che con un landspeeder è un invito a derapare, con una speeder bike può diventare una domanda molto più seria sulla qualità della propria assicurazione sanitaria.

l podracing è presente, ma Galactic Racer non vive soltanto del ricordo di Episode I: Racer.
Il podracing è presente, ma Galactic Racer non vive soltanto del ricordo di Episode I: Racer. Immagine: press kit ufficiale.

Star Wars: Galactic Racer. La campagna è il vero colpo di scena

Prima dell’uscita, la scelta di non trasformare Galactic Racer in un open world e il funzionamento della modalità storia potevano sembrare quasi una dichiarazione di principio. Dopo averci giocato, quella scelta appare molto più concreta. Shade affronta una successione di run con eventi ramificati, ricompense, rischi e upgrade che danno alla campagna un ritmo più vicino a un roguelite che a un campionato tradizionale.

La cosa funziona perché ogni gara non è soltanto il prossimo evento da completare. È anche una decisione: quale ricompensa serve? Quanto rischio si può accettare? Conviene inseguire più potenza, più resistenza o una configurazione capace di trasformare il boost in una piccola violazione delle leggi fisiche? Una run andata male fa male, ma non rende tutto inutile. Parte della progressione sopravvive e alimenta il tentativo successivo.

Il sistema di build è abbastanza profondo da cambiare il comportamento del veicolo, ma abbastanza rapido da non trasformare il garage in un foglio Excel con le ruote. Migliorare accelerazione, controllo, resistenza o componenti specifici produce effetti che si percepiscono davvero in pista. È un equilibrio importante: Galactic Racer permette di pensare molto, ma non dimentica mai che il motivo per cui siamo qui è andare troppo forte.

Le condizioni ambientali e la gestione del rischio cambiano il modo in cui si affrontano le piste
Le condizioni ambientali e la gestione del rischio cambiano il modo in cui si affrontano le piste. Immagine: press kit ufficiale.

Una storia sportiva dentro Star Wars

La modalità storia ha più ambizione di quanto servirebbe, e nel complesso è un complimento. Shade non è soltanto una scusa per passare da una pista all’altra. La Galactic League ha rivali, tecnici, reputazioni e piccoli conflitti che le danno la sensazione di esistere anche quando il giocatore non sta correndo. Il paddock, dove ci si muove tra un evento e l’altro, aiuta molto in questo senso.

È una delle idee che avevo già trovato più interessanti parlando di come i videogiochi permettono al giocatore di diventare autore della propria storia in Star Wars. Non dobbiamo necessariamente essere Jedi, generali o salvatori della Repubblica. Possiamo essere piloti, meccanici, rivali e professionisti di uno sport pericoloso. Galactic Racer capisce molto bene questo spazio della saga.

Il problema è che la struttura a run e la narrazione non sempre viaggiano alla stessa velocità. Un roguelite vuole ripetizione, libertà e variazione. Una storia vuole invece ritmo, escalation e scene che arrivano nel momento giusto. Alcuni dialoghi e momenti nel paddock possono quindi sembrare leggermente fuori tempo, e a volte attraversare l’area tra una conversazione e l’altra sembra più un rallentamento che worldbuilding. Non rovina la campagna, ma è il punto in cui l’ambizione del gioco crea più attrito.

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Shade dà alla campagna un punto di vista preciso invece di ridurre il giocatore a un veicolo senza identità. Immagine: press kit ufficiale.

Le piste sono spettacolari, ma non tutte restano impresse

La varietà visiva è notevole. Deserti, aree industriali, foreste, ghiaccio e ambienti più ostili danno alla Galactic League una buona scala galattica, e in diversi casi l’ambiente cambia anche il comportamento della gara. Il freddo, per esempio, può aiutare nella gestione del calore e permette di usare in modo più aggressivo i sistemi legati al boost. È esattamente il tipo di dettaglio che rende un pianeta qualcosa di più di uno sfondo.

Il limite è che le piste ambientate sullo stesso mondo possono iniziare a confondersi dopo parecchie run. Episode I: Racer era bravissimo a costruire circuiti attorno a un pericolo assurdo, una scorciatoia o una sezione immediatamente riconoscibile. Galactic Racer è più sofisticato a livello di sistemi, ma non sempre ha la stessa memoria visiva. In certi casi manca proprio quel punto della pista che fa pensare: “Ah no, non di nuovo questa curva”. In un gioco di corse, è quasi un complimento.

Star Wars senza bisogno di una spada laser

Forse la cosa più riuscita è il modo in cui Galactic Racer si sente Star Wars senza dipendere dai personaggi più famosi. La galassia è riconoscibile nelle forme dei veicoli, nel rumore delle macchine, nelle specie aliene, nella musica, nei rottami e in quella tecnologia che sembra sempre essere stata riparata tre volte prima di funzionare. La lunga storia di Star Wars nei videogiochi dimostra quanto la saga funzioni bene quando un gioco trova un mestiere, un luogo o una prospettiva specifica invece di limitarsi a ripetere i film.

Sebulba e il podracing fanno parte del quadro, naturalmente, ma non devono sostenere tutto il peso del gioco. Galactic Racer immagina invece una cultura motoristica nata in una galassia piena di mezzi militari riciclati, meccanici, veterani, contrabbandieri e persone con molta più fiducia che prudenza. È una scelta intelligente, perché permette al gioco di essere familiare senza trasformarsi in una sfilata di cameo.

Star Wars: Galactic Racer. Il verdetto

Star Wars: Galactic Racer non è perfetto. La struttura della campagna può deformare un po’ il ritmo della storia, alcuni circuiti dello stesso pianeta si assomigliano troppo e il paddock ogni tanto mette una passeggiata esattamente nel punto in cui si vorrebbe soltanto un’altra gara. Sono difetti reali, ma ruotano attorno a un nucleo di guida sorprendentemente solido.

La velocità è eccellente, le classi di veicoli hanno personalità, gli avversari sono abbastanza aggressivi da creare piccoli racconti dentro ogni giro e la progressione riesce a dare peso alle sconfitte senza farle sembrare tempo buttato. Soprattutto, Galactic Racer possiede finalmente una propria identità. Non prende in prestito tutto da Episode I: Racer. Ricorda perché quel gioco funzionava e poi prova a immaginare come potrebbe essere cresciuto lo sport in quasi trent’anni.

Per chi vuole approfondire campagne, veicoli, circuiti, sistemi e meccaniche, è disponibile anche una guida completa a Star Wars: Galactic Racer. Ma il giudizio, alla fine, è piuttosto semplice: se cercavate soltanto una versione moderna di Episode I: Racer, Galactic Racer potrebbe inizialmente sembrare troppo complicato. Dopo qualche run, succede l’opposto. Sono proprio la campagna, le build, le classi diverse e la corsa più aggressiva a impedirgli di essere un pezzo da museo con una mano di vernice nuova.

Dopo ventisette anni senza un vero passo avanti per le corse di Star Wars, Fuse Games ha finalmente ricordato dove si trova l’acceleratore.

Informazioni

TitoloStar Wars: Galactic Racer
SviluppatoreFuse Games
GenereRacing arcade / campagna a run
PiattaformePC, PlayStation 5, Xbox Series X|S
DisponibilitàDal 6 ottobre 2026

Autore

Søren Ahrensborg Kamper è il fondatore di Star Wars: Gaming e scrive di videogiochi di Star Wars, community e storia del medium da molti anni.

Nota immagini

Le immagini utilizzate provengono dal press kit ufficiale di Star Wars: Galactic Racer.


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