Sezione NO SPOILER
E’ in uscita il 20 maggio, nelle sale cinematografiche, il film “Star Wars: the Mandalorian & Grogu“.
Finora erano usciti solo film legati alla Saga Skywalker oppure spin off. Stavolta questo non saprei proprio come classificarlo.
Nato dalla necessità di chiudere la serie TV sul Mandaloriano e il suo piccolo compagno verde, il film cavalca l’onda del successo di questi nuovi personaggi slegati dalla Saga principale, per riportare Star Wars nelle sale cinematografiche a sette anni di distanza dall’ultimo film.
Pur essendo, di fatto, l’ultimo capitolo di una serie televisiva iniziata nel 2019, The Mandalorian & Grogu può essere tranquillamente visto anche da chi non ha mai visto le tre stagioni della serie.
A dirla tutta, questo è un film godibile anche per chi non abbia nemmeno mai sentito parlare di Star Wars.

Alla fine l’unico concetto da apprendere è l’esistenza della Forza, dato che il piccoletto verde è notoriamente un Force User, ma nella serie dedicata al Mandaloriano non c’è nulla delle solite Spade laser, addestramenti Jedi, losche trame Sith. Il film rimane coerente con il resto del racconto TV.
Nessun fan service
Di fan service, stavolta, ammetto di non averne visto e ritengo sia un’ottima cosa.
Perchè, diciamocelo, per quanto siano iconici i personaggi della saga principale, vederli rispuntare ovunque anche senza apparenti motivi logici ha un po’ stufato.
La Galassia di Star Wars è enormemente grande, non è possibile che Han e Chewie arrivino sul Falcon ogni volta che l’inquadratura va su un pianeta qualunque. Così come esistono una moltitudine di astromecca e protocollari e non sono tutti R2 o 3PO.
Quindi ben venga la mancanza di fan service e di personaggi che spuntano inutilmente. Qualche riferimento ad altri prodotti Star Wars lo si trova comunque, qua e là nel film, ma sono inseriti a ragion veduta. Oserei dire che forse sono anche troppo pochi: mi sarei aspettata un maggiore sviluppo di qualche sottotrama che era già stata anticipata nella serie.
Ma il film su Mando e Grogu osa molto poco, in questo senso. Si mantiene più su toni leggeri e comprensibili al pubblico nuovo, piuttosto che strizzare l’occhio ai fan navigati.
L’azione è ciò che riempie la quasi totalità della pellicola, fatta eccezione per un unico momento di pausa incentrato principalmente sul piccoletto verde.
L’esserino verde
E, parlando proprio di Grogu, la sua intesa con “papà” Mando è sempre più profonda e porta lo spettatore ad affezionarsi alla coppia anche non avendo mai visto la serie.
Il cosino verde è pensato per fare simpatia e tenerezza, pur rivelando capacità e indipendenza superiori a quanto ci si aspetterebbe.
Nonostante questo non molla mai il suo tutore Mandaloriano, nemmeno nelle missioni più pericolose.

Da rilevare, in questo nuovo film, la presenza massiccia di personaggi non umani e l’assenza di droidi come coprotagonisti. Ma sappiamo che Din Djarin non ha mai apprezzato i droidi, quindi anche questa scelta appare sensata.
Parlando dei personaggi non umani, la cosa particolare è che… si finisce a fare il tifo per gli Hutt, o almeno per uno di loro.
Diciamo che, se dovessimo rimproverare qualcosa a questo film, al di là delle classiche sviste superficiali già presenti nella serie, tipo gente che combatte con Mando ma che aspetta ordinatamente che lui abbia finito con uno per poi passare al successivo, si potrebbe parlare di mancanza di coraggio nella trama.
Un film scorrevole
Tirando le somme, Mandalorian & Grogu è un film godibile, di quelli che passi due ore piacevoli, esci dal cinema e vai a prenderti qualcosa da bere chiacchierando con gli amici.
Sicuramente non sposta l’ago della bilancia del frachise, né in positivo né in negativo.
Non ha un finale aperto ma nemmeno chiuso, nel senso che è semplicemente un’altra avventura di Mando e Grogu, che ci spiega l’equilibrio che i due hanno trovato da quando hanno deciso di assumersi dei legami affettivi tra loro.
“Il vecchio protegge il giovane e poi il giovane protegge il vecchio“, come dice Mando a Grogu, e il film in realtà si basa proprio su questo rapporto di crescita, di decisioni positive e di azione senza implicazioni troppo cervellotiche.
Un film semplice e dalla resa cinematografica sicuramente spettacolare.
Ma andiamo ai contenuti…
Sezione SPOILER
Ho detto SPOILER
Smettetela di leggere e filate a vedere il film, ci rivediamo qui subito dopo!
…

I protagonisti
Dunque vediamo… partiamo dal presupposto che un mandaloriano è figo anche quando si allaccia le scarpe, quindi se fai un film su un mandaloriano hai vinto in partenza.
Poi ci infili un cosino verde, morbido, che fa versi da infante e allunga le manine per farsi prendere un braccio… sì, lo so, state sprizzando latte da tutti i pori.
Il riassunto del film è tutto qui: Mando figo e Grogu puccioso che fanno cose. E le cose in questione, nove volte su dieci, consistono nel primo che combatte tipo badass della situazione e il secondo che gli sta aggrappato ad una spalla (rigorosamente la sinistra perchè, evidentemente, tutti i futuri costumi da Mando avranno un’appendice verde incastonata in quella posizione).
L’unico momento in cui i due protagonisti non fanno a botte con qualcuno è quando Mando, avvelenato, sta per tirare le cuoia e Grogu lo cura.
Che poi… lo cura… costruisce una specie di forno per la pizza di fango, che ricorda preoccupantemente la casupola di Yoda su Dagobah, ce lo infila dentro e lo molla per andare a rubare del pesce arrosto a casa di un indigeno del posto.
Grogu si prende cura di Mando
“Porta da mangiare al suo papà!” direte voi. E invece no! Il pesce rubato finisce immancabilmente fagocitato dall’esserino che pare avere lo stomaco che sbuca direttamente da sotto la tunica (infatti nessuno gli ha mai visto i piedi).
E, tanto per continuare ad autocitarsi addosso come se non ci fosse un domani, il cosino verde va in giro tra il forno di Mando e la casa del derubato, passando in mezzo alla melma di una palude, aiutandosi con un bastone di legno contorto.
Che ci sta, sia chiaro, del resto perseverano con l’idea di realizzare quell’affarino in modo scenicamente pessimo, che si muove con l’agilità di un carciofo, quindi ha senso che debba usare un bastone per camminare.
Salvo poi riuscire a saltare sulla spalla di Mando con precisione millimetrica, anche partendo dal sistema solare a fianco.
Ma non stiamo a sottilizzare.
Perle di saggezza
Mando guarisce, si complimenta con il piccolo ladro, gli sciorina la perla di saggezza dell’intera pellicola “Il vecchio protegge il giovane e poi il giovane protegge il vecchio”, ci aggiunge un “Questa è la via!” e tutto il pubblico che aspira a diventare figo come un mandaloriano si sente in pace con il proprio spirito guida (che per un mandaloriano è il Mitosauro, mentre per la maggior parte di noi, al massimo, è il toporagno).
Subito dopo questo vagamente soporifero intermezzo, Mando ricomincia a gonfiare come delle zampogne tutti quelli che trova per strada. Qualcuno lo buca con il blaster o armi diverse trovate inspiegabilmente anche dietro il set da cucito della nonna, qualcun altro lo fa arrosto con la fiamma perenne che ha nel bracciale, fatto sta che quasi tutti i personaggi esistenti le prendono.
Le prende anche il cattivo supremo di questa storia, che non è un Sith, come nell’abitudine di Star Wars. Stavolta il cattivissimo è il Dr. Evil di Austin Powers, ma vestito in modo più anonimo. Prendete il Dr. Evil, mettetegli una giacca e dei pantaloni classici di un colore tra il grigio topo e il marrone fango di Dagobah e avrete l’immagine del cattivo di Mandalorian & Grogu.
No, non ve la metto la foto! Va bene spoiler, ma quel minimo di curiosità ve la lascio.
Il cattivone della storia, è reo di aver rapito un Hutt, nello specifico Rotta, figlio di Jabba, e averlo messo a combattere in un’arena.
E chissene… direte voi. Un Hutt in meno sulla faccia della galassia. E invece no! Perchè Rotta, a dispetto del nome che ricorda fin troppo il diminutivo di Ruttolomeo di Balle Spaziali, in realtà è l’unico Hutt figo, palestrato e pure simpatico della storia.
L’Hutt che non sapevamo di volere
In arena vince sempre e, come ultima mossa, usa l’alternativa alla frog splash di Eddie Guerrero e spiaccica i rivali saltandoci sopra. Per quanto incredibilmente agile e con la tartaruga sull’addome, Rotta rimane pur sempre un lumacone di svariati quintali quindi il rivale di turno lo portano via sempre sotto forma di purè.
Din Djarin, che adesso lavora come freelance per la Nuova Repubblica, deve recuperare Rotta per conto dei suoi zii gemelli, per ottenere da loro un’informazione di vitale importanza per la Repubblica.
I due lumaconi, per essere più esotici, quando parlano in huttese pronunciano la R in modo chiaro come la pronunciamo noi, che evidentemente fa più strano.

I gemelli spiegano al Mandaloriano di volere indietro Rotta perchè, dopo la morte di Jabba, è Rottolomeo l’unico erede designato al trono del lumacoso e defunto papà. Loro due stanno gestendo gli affari di famiglia solo in attesa che Rotta torni e li licenzi in tronco.
E Mando, che evidentemente non era quello sveglio della cucciolata, non capisce che gli zietti vogliono Rotta solo per usarlo come puntaspilli.
Risultato di tutto? Mando e Rottolomeo si coalizzano, gli zii finiscono a fare da dessert per un serpente drago e il palestrato Hutt, dopo essere diventato simpatico a tutti, si mette a fare il cagnolino con Grogu in spiaggia per farlo ridere. Era l’unico che speravo davvero schiacciasse, ma niente da fare.
Gli altri personaggi

Nel film c’è anche Zeb. Ce l’hanno fatto vedere nei trailer. Il ruolo di Zeb è raccogliere Mando e Grogu ogni volta che le cose si mettono male. Senza di lui il film sarebbe finito alla quarta scena. Ci si domanda come abbiano fatto i protagonisti ad essere rimasti vivi per le tre stagioni TV precedenti.
Poi troviamo Sigourney Weaver, anche lei l’abbiamo vista nei trailer dove evidentemente interpretava un graduato della Repubblica. Ci sono state varie speculazioni in merito al suo ruolo reale, fino all’ipotesi che potesse essere lei il vero villain sotto mentite spoglie. La sorpresa, che riserva il finale del film, è che il personaggio della Weaver, in realtà, è un graduato della Repubblica. Punto. Sta in un posto, va dal tavolo alla piattaforma d’atterraggio, comunica a Mando chi è il prossimo bersaglio e… niente.

Sigourney Weaver, qualche giorno fa, aveva dichiarato che questa pellicola ci avrebbe fatto piangere. Ammetto di aver completamente frainteso la sua dichiarazione! Potrebbe aver avuto ragione, ma io credevo che fosse per commozione.
Osare di più
Come dicevo anche nella sezione no spoiler di questo articolo, la critica maggiore a chi ha realizzato questo film è di non averci creduto abbastanza da osare. Il film è piacevole, scorrevole, visivamente bello, ma ha poca consistenza. E’ una lunghissima ultima puntata di una serie TV, non è un prodotto cinematografico Star Wars.
Il Consiglio Ombra, Bo-Katan, le manipolazioni, tutto ciò che era stato accennato nella serie e che poteva avere un riscontro nel film, come collegamento al resto della Saga, semplicemente non c’è.
Se il prodotto è stato pensato per attirare il pubblico nuovo, ha senso che non ci siano troppi riferimenti alla Lore generale di Star Wars, ma se mi porti al cinema, io voglio vedere qualcosa di cui poi mi va di parlare, qualcosa di cui discutere.
Capisco l’esigenza di attirare nuovi fan e anche quella di vendere pupazzetti verdi, ma manca quella parte che dice ai fan di vecchia data “Ok ragazzi, continuate a rimanere con noi che ve ne faremo vedere delle belle!”.
Continuare a pensare “Vabbè, dai… magari il prossimo sarà meglio” alla lunga è demotivante.
Siamo sicuri che sia questa la via?
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