Il parere dello Staff è una rubrica pensata per farvi conoscere le opinioni dei tanti componenti della redazione di Guerrestellari.net su diversi argomenti legati alla saga creata da George Lucas. Questa settimana le valutazioni su Maul: Shadow Lord, la nuova serie animata.

La migliore costruzione
Mattia Campus:
Episodio 9 Strange Allies
Tutti i personaggi finalmente dalla stessa parte, e funziona.
Il ritmo è perfetto: azione continua ma sempre al servizio delle dinamiche tra i personaggi.
Maul che abbatte l’AT-AC da solo mentre Devon lo guarda ammirata è il momento chiave.
La serie mostra benissimo perché il Lato Oscuro seduce.
La domanda “possiamo fidarci l’uno dell’altro?” tiene tutto in tensione, e Maul sorprende proteggendo il gruppo più volte, Daki compreso.
La traversata del lago acido è un set piece eccellente, con posta in gioco reale.
Perdere Spybot fa male.
Gli Inquisitori, riabilitati rispetto alle prime apparizioni, funzionano alla grande come minaccia costante.
Voto: 9
Episodio 10 The Dark Lord
Vader arriva e ridimensiona Maul all’istante.
Il “Shadow Lord” è solo un’ombra del vero Signore Oscuro.
La morte di Daki è perfetta: sembrava spacciato dal primo episodio, arriva fino alla fine e se ne va fissando Vader.
Il passaggio della spada rossa da Maul a Devon è il punto di non ritorno, reso tragico dal fatto che lei non sa che Maul ha abbandonato il suo maestro.
Il parallelo con Brander, che si sacrifica per il figlio affrontando le proprie debolezze, è azzeccatissimo.
La caduta di Devon è tra le meglio costruite in Star Wars: non un singolo momento, ma crepe accumulate per tutta la stagione.
Voto: 9/5

Il capolavoro a metà
Daniele Levi:
Perché una doppia recensione cumulativa?
Ho scelto di commentare gli episodi 9 e 10 come un unico blocco narrativo perché rappresentano l’apice e, contemporaneamente, il punto di rottura della serie.
Separarli significherebbe frammentare un’esperienza che vive di una forte dicotomia: da un lato l’estetica e l’azione raggiungono vette altissime, dall’altro la scrittura si arrende a logiche prevedibili.
Analizzarli insieme permette di osservare le due facce della stessa medaglia, pesando l’indiscutibile valore tecnico contro una pigrizia narrativa che emerge proprio nel tirare le somme, pur lasciando, fortunatamente, un minimo spiraglio di incertezza sul destino finale di Lawson.
Maul – Shadow Lord: Il paradosso di un capolavoro a metà
Dal punto di vista della messa in scena, il finale è un trionfo di stile.
L’azione è gestita con un equilibrio magistrale, orchestrando ogni ruolo in una coreografia corale che nobilita il canone.
Sebbene l’arrivo di Vader appaia inizialmente didascalico, il decimo episodio lo riscatta totalmente: la sua calma glaciale muta in una furia cieca, dove la spada laser viene brandita con la violenza di una clava.
È una prova di forza bruta eccellente, che chiude il cerchio sulle atmosfere “sporche” e noir nate con Steve Perry.
Per questa estetica viscerale e il ritmo magnetico, il voto è un meritato 9.
Tuttavia, esiste un rovescio della medaglia.
La scrittura inciampa in cliché insostenibili: il tradimento di Maul e la conversione di Devon seguono binari talmente prevedibili da azzerare la tensione.
La tendenza a far morire i comprimari più interessanti è una pigrizia imperdonabile.
Anche su Lawson, la bussola metodica “alla Maigret” della serie, il colpo sembra fatale; eppure, la regia sceglie di lasciare un minimo, ambiguo spiraglio.
Quel barlume di speranza è l’unica cosa che salva la sceneggiatura dal baratro totale, ma non cancella la sensazione di un’occasione persa da 4 in pagella per cronica mancanza di coraggio narrativo.

Una strage
Manu Milady:
Muore Daki, pazienza. Muove Lawson, mi spiace ma vabbè.
Ma Spybot! Seriamente?
La serie evolve in un dramma continuo. Muoiono tutti quelli che pensavamo sarebbero morti e anche qualcuno in più.
La cosa bella è che tutto ciò ha senso. Maul è disperazione e la disperazione deriva anche dalla sua incapacità di creare legami di qualsiasi genere.
Più volte ripensa a sua madre, sua fratello, la sua gente. Certi legami indeboliscono perchè quando si rompono fanno male.
Meglio evitarli.
Salva Daki, inaspettatamente, finchè questo gli serve per dimostrarsi indispensabile agli occhi di Devon, ma quando gli torna utile non ha rimorsi a lasciare al proprio destino il Maestro Jedi.
Gli Zabrak che lo accompagnano fanno una brutta fine, come la quasi totalità di chi gli sta intorno, ma è qualcosa che lui è disposto ad accettare.
Ammetto che avrei preferito non vedere Vader, che ciccia fuori così… perchè sì. Non era necessario.
Ho apprezzato il fatto che non abbia pronunciato parola: gelido, definitivo e dalle movenze pesanti e quasi goffe, come abbiamo sempre imparato a vederlo. Tutto l’opposto del tipo di combattimento quasi danzante di Maul.
Peccato che sembrino una ballerina contro uno schiacciasassi… non c’è storia.
Gli inquisitori continuano a essere dei “Sith che non ci hanno creduto abbastanza”, sicuramente non quelli svegli della cucciolata.
Soprattutto per Marrok, il termine cucciolata calza a pennello dato che si comporta come un segugio con problemi di olfatto.
Adoro le ambientazioni noir e il tratto di pennello in alcune scene, ma avrei preferito un po’ più di coraggio narrativo sul finale.
In generale, per l’insieme delle due puntate sto sul 8,5

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