Oggi festeggiamo un evento particolare: Utapau Costumes Lab, il più famoso laboratorio per la realizzazione di costuming in Italia, compie 10 anni. E’ con noi uno dei titolari, nonché fondatori, nonché matti che realizzano costumi spettacolari: Enrico Ercole.
Benvenuto Enrico. Dieci anni di UTAPAU Costumes Lab.
Spiegaci: un giorno tu, Elena e Daniele vi siete alzati e avete detto “Dai che oggi facciamo un costume”? Come è cominciata? Ma, soprattutto, avete iniziato per fare qualcosa per voi o avevate già in mente un’attività vera e propria?
E’ andata proprio così! Anche se in realtà tutto iniziò con un mantello. Io e Daniele eravamo membri della 501st e Rebel Legion. Daniele veniva spesso a casa mia per mettere a posto le sue armature, mentre io mi ero comprato un costume un po’ scrauso da Jedi che volevo migliorare un po’.

Avendo io un’insana mania per i mantelli, volevo qualcosa che lo rendesse unico, di mai visto. Deciso che la robe giusta era quella di Anakin in Ep. II, chiesi a mia sorella, appassionata di sartoria, autrice di tutti i nostri costumi di carnevale, di cucirmelo.
Portato quel mantello a un evento tutti volevano sapere da chi lo avevo fatto fare. Abbiamo cominciato così…
Poi abbiamo assemblato il mio Stormtrooper: erano gli anni in cui Anovos vendeva i primi kit ufficiali da assemblare. In Italia ne arrivarono a bancali e visto il risultato sul mio, che ha poi ottenuto anche il riconoscimento di “Centurion”, ossia il massimo livello di accuratezza possibile, cominciarono a chiederci di montarli. Il primo fu Alberto Fontanini!
Mia sorella, nel frattempo, raccoglieva i primi ordini di sartoria per robe da Jedi, cominciando a lavorare assiduamente a un Anakin che poi ha ottenuto il Livello 3. Con amici appassionatissimi, come Lorenzo, abbiamo cominciato ad applicare a Star Wars il concetto che stavamo sviluppando anche sulla rievocazione storica: specializzarci in prodotti di alto livello, scegliere sempre il meglio a livello di kit e materiali tessili. Guardare e riguardare i film per scoprire i segreti di ogni armatura e di ogni costume, anche la cucitura più nascosta.
E così, nel 2016, ci siamo detti: “Beh, diamoci un nome, diventiamo qualcuno”. Con Daniele abbiamo afferrato la guida ai personaggi della Giunti e abbiamo aperto una pagina a caso, puntando il dito sulla parola Utapau. E così è partita questa avventura.
In dieci anni avete realizzato qualcosa come 250 costumi, tra i quali sia personaggi di Star Wars che altri tipi di costumi, tra rievocazioni storiche e un Cardinale con una cappa lunga come un appartamento. E’ più divertimento o più lavoro? O meglio, vi divertite ancora dopo così tanto tempo?
No, no, non è un lavoro, è puro divertimento. O meglio, per Elena è diventato un bell’impegno, tanto che si è dovuta attrezzare trasformando il garage di casa in atelier! Per me e Daniele assemblare armature è un divertimento, un modo per vederci un paio di volte a settimana, litigare come matti sulle varie soluzioni da adottare.

Per Star Wars siamo diventati un punto di riferimento e ora abbiamo ordini fino a fine 2028! Il bello è che facendo rievocazione siamo riusciti a trascinare tanti amici conosciuti nelle Legioni anche nello storico!
I costumi più difficili? E quelli che sperate di non dover ripetere?
La lista è lunga… Come armatura direi il Flametrooper. E’ un costume molto raro, davvero complesso per via delle bombole del lanciafiamme che ha sulla schiena. Essendo raro non c’è letteratura su come assemblarlo e abbiamo dovuto procedere a tentoni. Sei mesi di duro lavoro, ma poi grande soddisfazione!

Sul sartoriale direi quello su cui stiamo lavorando proprio ora: una delle Grandi Madri che compare in Ashoka. Anche qui manca completamente una guida e i materiali sono tantissimi, oltre 10 tipi diversi di tessuto con strati su strati.
So che siete in tre, con specializzazioni diverse in fatto di realizzazione di costumi. Nello specifico, mi dici chi fa cosa?
Siamo più di tre. Io e Daniele ci occupiamo dell’assemblamento armor, dal taglio alla vestizione su misura. Elena cura tutto il sartoriale, dai cartamodelli al finito. Lorenzo realizza le parti in cuoio come cinture Jedi, fondine etc, Monica si è specializzata in costumi Jawa. Marco ci aiuta coi mandaloriani e dipinge le parti più decorative delle armor, così come Luca, facendolo di lavoro, si occupa della pittura a smalto delle armor e degli accessori. Siamo una bella squadra!
Ovviamente realizzate costumi anche per voi stessi. Dà più soddisfazione fare per indossare o fare per vedere indossato?
Farli per noi stessi è una tortura. A parte che non abbiamo mai il tempo di farlo perché, ovviamente, la precedenza va ai clienti, per noi alla fine accettiamo più compromessi.
Ho personalmente visto quello che chiamiamo, amichevolmente, “disco trooper”, uno storm completamente ricoperto di specchietti riflettenti in vetro. Mi dici il primo commento che hanno fatto i tuoi colleghi quando hai comunicato che intendevi realizzare una follia del genere?
Follia, hai detto bene. Abbiamo una collezione di caschi Star Wars decorati da artisti e volevo aggiungerne uno fatto da me. Non avendo doti decorative, ho preso un casco da Storm e ho cominciato a riempirlo di specchietti per trasformarlo in una sorta di palla da discoteca: nel 1977, anno dell’uscita di Episodio IV, uscì anche “La febbre del sabato sera” e la cosa mi aveva ispirato. Finito il casco lo sguardo mi è caduto su una vecchia armor da storm che giaceva in cantina tutta rovinata e…

Parlando seriamente, che grado di accuratezza hanno i vostri costumi rispetto agli originali dell’epoca o dei film a cui si ispirano?
Per noi è un aspetto fondamentale. Materiali, tagli, dettagli, rivetti, viti, cuciture devono essere il più possibile fedeli all’originale. Veniamo dalla rievocazione storica del XVIII secolo con gruppi che dedicano molta attenzione alla filologia, quindi per noi è stato naturale sviluppare questo aspetto. Ogni costume è sempre prodotto al top e anche se ne abbiamo realizzati tanti, come gli Storm o Anakin, ogni volta salta fuori un piccolo particolare mai visto. E’ una scommessa infinita.

Ci vuole di più a realizzare oppure a studiare e recuperare i materiali giusti?
La maggior parte del tempo va via nella parte di studio. Si devono cercare foto, screenshot, immagini di mostre ufficiali, guardare e riguardare mille volte un’inquadratura.
Ma, soprattutto, dove si trovano le informazioni corrette per realizzare costumi così accurati?
Ci sono alcuni forum stranieri che aiutano tanto. Se si tratta di realizzare costumi per le Legioni, ci sono i file “crl” che fanno da guida, anche se spesso sono incompleti oppure da aggiornare. In questo senso siamo orgogliosissimi di averne creati due in particolare diventati poi crl: quello di Cad Bane per la 501st e quello di Satine per la Rebel. Questo significa che in tutto il mondo devono usare il nostro costume come referenza visiva.

Parlami di un vostro successo che vi ha resi davvero orgogliosi.
Ci sono dei costumi che richiedono grande studio e dedizione. Come già detto Cad Bane è stato davvero impegnativo e il fatto che sia diventato modello guida per la 501st mondiale è senza ombra di dubbio un’enorme soddisfazione.
Però ci sono anche soddisfazioni “minori”: abbiamo inventato un nuovo modo per creare lo strapping (il sistema di cinghie che tengono in ordine i pezzi delle armor) per gli Stormtrooper che garantisce massima vestibilità e comodità anche a chi non ha il fisico propriamente adatto. Ci inorgoglisce molto quando vengono da noi per far sistemare armature che altrimenti verrebbero dismesse. Siamo molto orgogliosi anche dell’unico Vader che abbiamo creato cercando i pezzi migliori per mesi.
Anche i progetti multipli danno molta soddisfazione: le quattro Shadowguard sono bellissime da vedere assieme, così come i tre Tanktrooper. Del Flametrooper abbiamo già parlato: viene portato poco per via del peso ma quando appare spacca!

Sul sartoriale ci sono costumi che vengono portati particolarmente bene. Una grande sfida che ci ha inorgoglito è stato il Barone Papanoida, il personaggio interpretato da George Lucas. In questo caso abbiamo praticamente obbligato il committente a farlo per via della somiglianza fisica. Questo è davvero stimolante, quando i clienti si lasciano guidare.
Per concludere: alla Celebration di Londra, veder fare i complimenti da Ewan McGregor per il costume di Obi-Wan all’amico Marco e averli ricevuti da Anthony Daniels per un nostro Anakin portato da Lorenzo son grandi soddisfazioni davvero.
So che la lista di attesa per poter avere un vostro costume è lunga. Quanti costumi riuscite a consegnare, in media, all’anno?
Impossibile stabilirlo perché dipende dai costumi: Storm, Anakin, Jedi, Tie Pilot ormai li facciamo a occhi chiusi, ma se ti capita un Galactic Marine, un Wolf, un Cody allora il discorso cambia radicalmente.

Considerato che fate Costuming, che è diverso dal semplice Cosplay, quando vedete costumi “casalinghi”, quanto è sviluppato l’occhio clinico che vi fa cercare tutti i difetti in ordine alfabetico?
Se per costumi casalinghi intendi costumi fatti con buona volontà e al massimo delle proprie capacità, non scatta proprio. Son tutti belli, davvero. Se invece intendi costumi pagati anche a caro prezzo e fatti male… beh allora l’occhio trema eccome.
Spiace dirlo ma capita troppo spesso che molta gente, per fare prima o spendere meno, arrivi da noi dopo aver speso anche cifre importanti con costumi che sono praticamente da rifare. Ci mettiamo sempre a disposizione ma i miracoli non si possono fare. Poi tutto dipende anche dalle ambizioni della persona: se vuoi fare cosplay tutto può andare bene purché ti faccia stare bene, ma se vuoi entrare in gruppi in cui il costume deve rispettare certi canoni non si può sbagliare.
In molti lo vedono come una forma di fanatismo ma sbagliano: è una sfida da vincere!
Prossimi progetti degni di nota?
Ora stiamo creando le tre grandi madri di Ashoka. Progetto titanico ma che darà grandissime soddisfazioni.
C’è la possibilità che, in futuro, Utapau si estenda anche a realizzazioni di altro tipo, ad esempio props, ambientazioni, diorama o altro del genere?
Mai dire mai, ma il mondo delle props è una cosa a sé… è proprio un mondo a parte. Abbiamo acquistato un R2D2 e un Pit Droid, chiamato Peppe, di cui andiamo fieri ma non è un’applicazione che al momento ci interessa.
Enrico, parlando proprio di te, dopo il disco trooper, il Mando bianco e il cardinale, in quale prossima follia dovranno supportarti Elena e Daniele?
Per un bel po’ non realizzerò nulla per me. Devo godermi i costumi che ho. Il costume definitivo per me è Boba, ma al momento è fuori discussione.

Grazie mille di essere stato con noi per questa breve intervista, complimenti ancora per l’incredibile lavoro che fate e tanti auguri ad Utapau Costumes Lab.
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