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    Le insicurezze di un Jedi



    Le insicurezze di un Jedi
    di   Tim Kenobi

    Obi-Wan era appoggiato al vetro dell’enorme finestra del tempio Jedi, accanto a Mace Windu, osservava le file di astronavi, costantemente in colonna, mentre dietro vi era il tramonto rosso fuoco, il quale gli faceva riaffiorare numerosi ricordi, come la discussione con il suo maestro Qui-Gon, 10 anni prima, quando arrivarono a Coruscant dopo aver incontrato ed essersi fatti salvare dal piccolo Anakin, ormai cresciuto e suo stimato allievo.

    Senza alcun dubbio gli avrebbe fatto piacere avere in quel momento avere Qui-Gon al suo fianco. “Lui avrebbe sicuramente saputo cosa sarebbe meglio fare” si disse fra sé e sé. “Riusciva a rendere ogni cosa meno preoccupante di quanto lo fosse. Proprio così riusciva sempre ad essere tranquillo e deciso.”

    Abbassò lo sguardo per osservare i palazzi più bassi attorno alla torre del tempio.

    Quando lo rialzò si accorse con sorpresa e Mace lo stava guardando, con quei suoi occhi severi e allo stesso tempo gentili e rassicuranti, probabilmente in attesa di una risposta…

    “Devo ammettere che senza l’aiuto dei Cloni non saremmo mai riusciti ad ottenere la vittoria” disse.

    “Vittoria?” tuonò una voce anziana e stanca alle sue spalle, che gli fece distogliere l’attenzione posata al paesaggio fuori dalla finestra.

    Si voltò. Mace fece lo stesso. Il Maestro Yoda, seduto sulla sua poltrona al centro della stanza circolare, lo fissava con le mani giunte e le lunghe orecchie poste all’indietro, come se qualcuno le avesse appena pettinate.

    “Vittoria, maestro Obi-Wan?” ripeté. “No, non vittoria…” trattenne a fatica un sospiro, e proseguì: “Cominciata questa guerra dei cloni è”.

    Le sue sagge parole si diffusero nella stanza fino a consumarsi e lasciare posto solamente ad un profondo silenzio di riflessione.

    Per quanto quella frase non potesse contenere nulla di buono, era purtroppo vera. Oramai la guerra era alle porte, inevitabile e minacciosa. La lotta per il potere, tra repubblica e separatisti, guidati dal misterioso Conte Dooku. E proprio quel giorno aveva dato prova di non essere affatto una facile preda per nessuno, nemmeno per Yoda.

    Obi-Wan rivolse nuovamente lo sguardo nell’immenso tramonto infuocato.

    Se solo fosse stato più veloce nel riuscire a trattenere Anakin dal piombare furioso addosso al Conte Dooku, avrebbero potuto combattere contro di lui in due, aumentando magari le probabilità di batterlo, ponendo fine subito alla guerra. Invece Dooku era riuscito a dividerli, dimezzando la loro forza. Una volta sperati, non ci volle molto che il Conte separatista riuscisse a sconfiggerli, balenando la sua lama rossa con una velocità che nessun maestro Jedi si sarebbe aspettato, rendendoli una facile diversivo per riuscire a scappare durante il duello con Yoda.

    Ripensò al discorso fatto prima con Yoda: “E se davvero Sidious controllasse il Senato? Se davvero le maligne mani dell’Oscuro Signore dei Sith potevano manipolare la Repubblica?”

    Senza alcun dubbio le parole di Dooku sembravano sincere, ma avrebbe potuto benissimo cercare d’ingannarlo. Tuttavia non si poteva trascurare una tale confessione.

    Se veramente Sidious aveva il potere sulla politica repubblicana, avrebbe sicuramente controllato anche Palpatine.

    “No!” si disse “Non è possibile! Anakin è convinto che sia una brava persona, per quanto sia inoltrato nella politica. Anakin si fida di lui, e io mi fido di Anakin!”

    Si fermò a ripensare a quelle parole che giravano come una giostra nella sua testa. Voleva davvero tanto fidarsi fino in fondo di Anakin, senza dover ripensare a quel suo comportamento così imprevedibile, arrogante e facilmente influenzabile.

    “Tuttavia non posso negare che sia un bravo ragazzo, è l’apprendista più promettente fra tutti.”

    L’allievo stava cominciando a diventare ogni giorno più difficile da controllare. Da un po’ Obi-Wan si stava domandando se sia stato un bravo maestro, come il suo.

    Ripensò alle parole che Qui-Gon gli disse proprio in una scena simile a quella in cui stava vivendo in quel momento.

    “Il suo futuro non è pericoloso, è incerto”. Queste furono le parole che gli disse.

    Ora come non mai doveva porre più attenzione al suo allievo. Senza dubbio alcuno, Anakin l’avrebbe preso come un ulteriore controllo su di lui. Non aveva tutti i torti, dopo tutto. Dopo la morte di sua madre non era più l’allievo a cui si era abituato, era diventato più schivo e silenzioso, oltre che imprevedibile e arrogante. Tanti dei suoi pregi erano svaniti, come se fossero stati buttati in una buca e ricoperti di terra.

    Inoltre doveva porre più attenzione ai suoi rapporti con la Senatrice Amidala. Sapeva che Anakin nutriva qualcosa di più che una vecchia amicizia. Lo avvertiva non solo grazie alla Forza, ma era evidente lontano un miglio che c’era attrazione tra di loro.

    “Non ho dubbi, Anakin non va trascurato! Non ora!”. Continuava a ripetersi.

    Si voltò verso Yoda, che aveva gli occhi chiusi, come in profonda meditazione. Non appena posò gli occhi su di lui, Yoda li aprì a sua volta, fissandolo. Sapeva che voleva parlargli di quello che era successo non meno di dieci ore fa, e del suo apprendista.

    Obi-Wan fece per parlare ma il maestro fu più veloce e lo bloccò.

    “Più attenzione devi porre sul tuo Padawan, maestro Kenobi”.

    Raramente lo chiamava per cognome. Quando aveva quel tono, significava che Yoda esprimeva qualcosa di più di un semplice consiglio.

    “Ora come non mai, l’apprendista di essere seguito bisogno ha. Se l’Oscuro Signore sa di questa sua momentanea debolezza, subito di approfittarne cercherà”.

    “Maestro Yoda” fece Obi-Wan: “Se davvero la nostra capacità di usare la Forza si è indebolita, quanto crede che questo potrà influenzare l’esito della guerra?”

    Yoda abbassò gli occhi, e trasse un profondo sospiro, forse più forte di quanto volesse.

    “Qualcosa di più di un esito questa guerra avrà, io credo”. Mace e Obi-Wan si guardarono.

    “Una grande impronta a questo universo lascerà, che nessuno dimenticare mai potrà”.

    Obi-Wan fece uno scatto involontario. Afferrò la scusa di quel suo gesto per fare un lieve inchino ed andarsene. Mentre usciva a passi ben distesi ma poco decisi, tentava di guardare di fronte a sé, nella direzione in cui andava. Ma non ci riuscì. Dopo due o tre tentativi si accorse che continuava a guardare i suoi piedi, che avanzavano ritmati uno dopo l’altro.

    Quando rivolse nuovamente lo sguardo di fronte a sé, si ritrovò nel lungo e buio corridoio del tempio. Aveva appena varcato al soglia dell’ascensore, le porte che sibilavano alle sue spalle.

    Ogni posto che vedeva gli faceva riaffiorare ricordi del passato, lontano o recente, e desiderò di tornarci in quel momento.

    “Se avessi saputo quello che sarebbe accaduto, avrei fatto diversamente” pensò.

    “Non fare lo stupido! Non è mica colpa tua se è successo tutto questo!”

    Si sgridò da solo, e un attimo dopo si sentì abbastanza stupido.

    Non era questo che avrebbe voluto diventare. Qui-Gon era il suo idolo, la sua forma perfetta di maestro e cavaliere Jedi.

    Cercò di guardarsi dentro e riconobbe la sua ombra luminosa dentro di lui.

    “Il maestro Qui-Gon risplende in me”. Si disse convinto Obi-Wan.

    All’improvviso nella sua mente s’infuocò la faccia di Dooku con la sua saber di un rosso acceso e minaccioso che si volgeva verso di lui, con quella sorta di ghigno soddisfatto stampato in faccia.

    Le sue parole rimbombarono nella sua mente: “Maestro Kenobi, mi deludi veramente. E Yoda che ti tiene in così grande stima!”

    Era vero! Yoda lo teneva in grande stima, come Mace e, in fondo, anche Anakin.

    Forse sbagliava a addossarsi tutte le colpe.

    Sicuramente il suo piano ideale di addestramento con Anakin non era perfetto, anzi, aveva parecchie pecche. Aveva tenuto fede alla promessa fatta a Qui-Gon, e lo stava addestrando come lui avrebbe fatto. Ogni allievo tende ad assomigliare al maestro e ogni maestro tende a far assomigliare a lui il proprio allievo.

    Forse era questo il suo errore, Anakin non era come lui, e forse non voleva neanche esserlo. Obi-Wan era convinto di essere un buon maestro, ma se così fosse, allora il futuro di Anakin si sarebbe davvero trasformato lentamente da incerto a pericoloso.

    Senza contare le numerose costrizioni, che sapeva, prima o poi per il Padawan sarebbero state davvero troppe!

    Ad ogni modo l’allievo doveva essere tenuto sotto controllo con maggior attenzione, senza però opprimerlo e bloccarlo troppo. Doveva essere seguito con interesse.

    In fondo era lui Il Prescelto.

    Più di una volta Obi-Wan si ritrovò a chiedersi se sarebbe stato abbastanza all’altezza.

    A volte era certo di no, invece c’erano volte in cui con il Padawan riusciva ad avere una sintonia che nessun’altra coppia di maestro-allievo sarebbero riusciti ad arrivare.

    Si fermò nell’oscurità a riflettere un attimo. Le fioche luci blu scuro filtravano attraverso l’immensa fonte di luce situata in alto, mischiandosi con i raggi di un rosso vivo del tramonto proveniente dalle enormi finestre, finendo per creare un’atmosfera di riflessi di un viola acceso. Inizialmente quei raggi rossi e blu gli ricordavano ancora l’evento di quella giornata. Si toccò la spalla dolorante. Aveva una ferita piuttosto profonda che rischiava di arrivare all’osso, contornata da una bruciatura notevole.

    Era stato più fortunato del suo allievo…

    “Che sia stato più coraggioso di me?” pensò stupidamente.

    “Ma no!!! Cosa dico! In effetti è meglio che vada a controllare come sta. Coglierò l’occasione per parlare con lui.”

    E così partì deciso verso la stanza dotata di holo-trasmettitore più vicino a lui.

    Dopo cinque minuti si ritrovò di fronte la figura alta del suo apprendista, in una tinta sfumata d’azzurro scuro.

    “Buona sera Maestro” disse Anakin in tono sorpreso.

    “Ciao Anakin” rispose Obi-Wan.

    “Dobbiamo partire per un'altra missione? Guarda adesso non è proprio il momento! Sono appena arrivato per scortare la Senatrice a Naboo e…”

    “Non c'è nessuna missione mio giovane Padawan!” lo bloccò bruscamente il Maestro.

    “Volevo solamente vedere come stavi. Come va il braccio?” chiese in maniera indiscreta.

    “Bene… bene. Devo solo abituarmi all’idea di avere una parte di droide in me” rispose Anakin con un lieve sorriso, che subito svanì. “Spero solo che tu non ne approfitti subito per affibbiarmi più controlli e non cerchi di comandarmi di più!” aggiunse con un tono sgarbato, che Obi-Wan non si aspettava così presto.

    “Non dire assurdità, Anakin!”

    “Scusa maestro.”

    “Non fa nulla” riprese “Senti, presto sarà un periodo turbolento, ed è necessario che tu finisca nel migliore dei modi il tuo addestramento Jedi”

    Anakin lo osservava, incuriosito, anche se sapeva già cosa cercava di dirgli.

    “Devi assolutamente…”

    “... Scusami maestro” lo interruppe: “ma la Senatrice sta aspettando”.

    Obi-Wan trasse un sospiro rassegnato. Insistere era inutile. Sarebbe stato meglio parlargli faccia a faccia con calma più tardi.

    “Va bene…” disse svelto: “Voglio che torni a Coruscant non appena avrai finito di salutare la Senatrice! Il tempo non è con noi, Anakin”

    “Puoi contare su di me, Ben …”

    Obi-Wan lo fissò con uno scatto nervoso. Come poteva…

    “Il maestro Qui-Gon lo conosceva il tuo vero nome?” disse Anakin con un sorriso beffardo.

    “Anakin!” riprese Obi-Wan in maniera brusca: “Ti voglio al tempio Jedi domani! È importante!”

    Anakin ritrasse subito quel sorriso messo al momento sbagliato.

    “Intesi maestro.”

    L’ologramma dai raggi azzurri si spense poco alla volta, nel giro di tre o quattro secondi, e Obi-Wan si ritrovò a fissare la parete che c’era dietro all’ologramma, ormai l’unica cosa presente di fronte a lui.

    “Chi…?” Si domandò Obi-Wan. Qualcuno che lo conosceva già quando era appena arrivato al tempio Jedi, anni fa. Come faceva a conoscere quel nome? Un nome che era stato sostituito simpaticamente da quello attuale, durante il suo addestramento con Yoda, prima di Qui-Gon.

    Si voltò e fece un paio di passi, trovandosi ancora una volta nell’immenso cielo di fuoco di Coruscant, spezzato dalle file di astronavi nere, in controluce.

    Nuovamente i suoi pensieri si soffermarono sul suo maestro.

    “Se lui fosse stato qui…”

    “Poni attenzione al presente e dal passato impara, Obi-Wan” si diffuse una voce stanca e anziana alle sue spalle, identica a poco fa.

    Yoda era arrivato nella stanza. Obi-Wan fece un piccolo balzo di sorpresa. Era talmente immerso nei suoi pensieri che non si era neanche accorto del rumore delle porte.

    “Maestro Yoda” gli si rivolse.

    “Lui è un tutt'uno con la Forza” disse con calma. “Veglia su di noi e tutti ci ringrazia, compreso te, Obi-Wan Kenobi.”

    Chiuse gli occhi stancamente e aggiunse: “Grande maestro Jedi era lui… si! Grande maestro”.

    All’improvviso Obi-Wan non si sentì più solo ed abbandonato nel dolore della malinconia.



    F I N E


    Questa storia narra di come gli Jedi, pur cercando di rimanere impassibili, erano comunque umani. Anche loro soffrivano incertezze e tristezza.
    Narra un periodo in cui Obi-Wan si chiese se fosse davvero saggio come avrebbe voluto sempre essere, se sarebbe riuscito sempre a fare la cosa giusta al momento giusto.
    Ci sono periodi incerti come questi che passiamo tutti… come i migliori Jedi della galassia.

    Aggiunto: June 28th 2004
    Autore: Tim Kenobi

    Letture: 1680
    Lingua: italian

      

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    Le insicurezze di un Jedi
    Postato da Utente Anonimo il 2007-10-23 23:05:08
    Mio Voto:


    Davvero bello, l''ho letto molto volentieri!

    Le insicurezze di un Jedi
    Postato da vador il 2006-07-29 20:10:21
    Mio Voto:


    racconto fantastico

    Le insicurezze di un Jedi
    Postato da SaeseeTiin il 2005-07-10 19:54:04
    Mio Voto:



    Le insicurezze di un Jedi
    Postato da darth_tork il 2005-06-24 20:51:00
    Mio Voto:


    Buona la decisione di esplicitare i pensieri di Obi-Wan su Anakin, impostando il tutto come la continuazione di una delle scene di episodio II. Letto volentieri ed apprezzato.

    Le insicurezze di un Jedi
    Postato da Utente Anonimo il 2005-06-22 16:20:08
    Mio Voto:



    Le insicurezze di un Jedi
    Postato da Utente Anonimo il 2005-05-23 01:39:07
    Mio Voto:


    ok, carino ma l''Italiano non dovrebbe essere un''opinione. Controlla meglio sia l''ortografia che i congiuntivi.

    Le insicurezze di un Jedi
    Postato da Utente Anonimo il 2004-11-11 21:34:23
    Mio Voto:


    Mi è piaciuta la tua idea di dar spazio ai dubbi di ObiWan su Anakin