Le mille luci di Coruscant volteggiavano intorno a lui, mentre il Maestro Obi-Wan Kenobi attraversava l’immensa città a bordo di uno Sprinter. Gli piaceva viaggiare per quelle strade, sempre affollate anche nel cuore della notte, mentre buona parte dei suoi conoscenti dormiva. Lui, invece, aveva sempre avuto molte difficoltà a prendere sonno, proprio per via dell’enorme caos che sembrava avvolgere quel luogo. Preferiva la calma di Naboo, senza ombra di dubbio. Quello era il suo habitat, era certo che, se un giorno avesse deciso di ritirarsi per vivere in pace i suoi ultimi anni, avrebbe scelto il pianeta verde. Non riusciva proprio ad immaginarsi, vecchio e saggio, abbarbicato su qualche duna di Tatooine…
Aveva preso l’abitudine di gironzolare per Coruscant proprio per lasciare la sua mente libera di vagare, per riposarsi dopo le fatiche della giornata. Erano tempi infernali, quelli, e solo quando il sole calava poteva prendersi qualche ora per riflettere. Era certo che la maggioranza degli abitanti di quel gigantesco pianeta-città fosse decisamente disinformata sulla reale entità della Guerra in cui era coinvolta la Repubblica. Ogni giorno Obi-Wan era impegnato in qualche missione diplomatica, costretto a percorrere distanze immense per raggiungere lontani pianeti e cercare di portare avanti un messaggio di Pace. Ormai i separatisti sembravano aver superato in potenza le forze della Repubblica. Obi-Wan non si capacitava di cosa stesse accadendo, era talmente contrario ad ogni conflitto, passato e presente, da trovare incomprensibile la convinzione con la quale il senato della Repubblica tranquillizzava il popolo, ricordando che la guerra sarebbe terminata presto. Non era così, la Guerra dei Cloni era ben lungi dal vedere la fine, lui lo sapeva.
Prima di uscire per il suo abituale percorso tra le vie di Coruscant, Obi-Wan aveva incontrato Anakin. Quanto gli appariva diverso, il suo allievo Padawan! Era stato appena nominato dal Cancelliere Palpatine comandante di un’operazione militare che sarebbe avvenuta molto presto sul pianeta Muunilist. Pareva che i Separatisti del conte Dooku e le forze del Clan Bancario Intergalattico stessero tramando qualcosa proprio in quel lontano pianeta. Obi-Wan si era opposto: Anakin era troppo giovane per un incarico del genere, ma non c’era verso di cambiare la sentenza. Anche i sassi sapevano che il Cancelliere nutriva una stima immane nei confronti del suo giovane allievo. Anakin si era voltato vero Obi-Wan e lo aveva squadrato con grande disappunto. Dopo la morte di sua madre, il ragazzo era cambiato: più duro, più risoluto e, se possibile, ancora più insofferente di prima nei confronti delle regole. Si assentava spesso per recarsi dalla Senatrice Amidala (alla quale era legato da grande amicizia e, sospettava Obi-Wan, da qualcosa di più) senza avvisarlo e senza motivare questo atteggiamento. Si erano incrociati, poco dopo la decisione di Palpatine, a pochi corridoi di distanza dall’aula del Senato e Anakin si era limitato ad accennare un saluto.
Gli sarebbe passata, lo sapeva. Per quanto Obi-Wan lo ritenesse imprevedibile il ragazzo era pur sempre un suo allievo. Avrebbe tenuto il muso per qualche giorno, poi sarebbe ritornato al suo abituale atteggiamento. Eppure, ogni volta che loro due litigavano, nella mente di Obi-Wan faceva capolino un’idea triste per lui:
“Hai sbagliato con il ragazzo… Non lo hai addestrato a dovere… Non sei un bravo Maestro”.
Lui ci teneva ad Anakin. Lo aveva visto bambino, lo aveva seguito nella sua crescita e nella sua istruzione, lo aveva visto scherzare, combattere, litigare e riappacificarsi. Eppure, a volte, pensava di aver commesso qualche errore nell’addestramento, pensava di non averlo seguito nel modo corretto. Forse, in cuor suo, aveva sempre sperato che Anakin diventasse come lui. Forse aveva sempre considerato l’addestramento come un modo per rendere l’allievo identico al maestro. Forse era stato questo il suo errore… perché Anakin non era come lui.
Uno sprinter color rosso fuoco gli era sfrecciato accanto, distogliendolo un attimo dai suoi pensieri. Detestava l’alta velocità e detestava volare. Per quanto l’uso della Forza rendesse più semplice per un Jedi affrontare velocità elevate Obi-Wan preferiva procedere lentamente, riflettere.
Era troppo riflessivo? Forse ma di certo lui non lo aveva mai considerato un difetto. Nemmeno il saggio Yoda, perché pochi giorni prima, dopo che Obi-Wan gli aveva esposto le sue perplessità nei confronti di alcuni movimenti dei Separatisti presso le lune di Alderaan aveva detto:
“Molto più saggio di altri Jedi Obi-Wan divenuto è. Non mi stupirei se parte del Consiglio Jedi un giorno prenderà”.
L’ammirazione che il giovane Jedi nutriva per Yoda era immensa: lo aveva sempre considerato il più grande di tutti i Maestri. Le poche volte che si era lasciato andare a qualche complimento Obi-Wan si era sentito onorato. Sapeva che Yoda era assolutamente contrario alla Guerra e sapeva che si adoperava in ogni modo per porvi fine. Non ne era certo, ma il tono estremamente cupo che adottava quando ne parlava lo preoccupava molto: il Saggio Maestro sapeva quale sarebbe stato l’esito di tutto questo, ne era certo… e non prometteva nulla di buono.
Dal maestro Yoda Obi-Wan aveva imparato anche il dono immenso dell’ironia. Scherzava spesso, forse più spesso di qualsiasi altro Maestro Jedi. In parte era perché sapeva quanto potesse rivelarsi fondamentale sdrammatizzare situazioni apparentemente gravi e in parte perché così faceva il suo maestro…
Gli mancava Qui-Gon, gli mancava tantissimo. Non c’era elogio di Yoda che potesse lenire la sua tristezza nei confronti della sua scomparsa. Una volta Mace Windu gli aveva detto:
“Credo che tu sia maturato proprio quel giorno… quando il Sith ha ucciso Qui-Gon. Da quel momento sei diventato uno tra i Jedi più responsabili con cui abbia mai avuto l’onore di collaborare”.
Era vero? Da quando era diventato un Maestro Jedi si era buttato anima e corpo nell’esaudire le ultime volontà dell’uomo che, per molti anni, aveva considerato come un padre: trasformare il piccolo Anakin in un Cavaliere Jedi. Lo aveva fatto? Sì. Il ragazzo era il più promettente tra tutti gli allievi, si prospettava per lui un meraviglioso destino di Difensore della Repubblica…
…allora perché, pensando a Skywalker Obi-Wan sentiva un brivido lungo la schiena?
Il suo Sprinter si era fermato nei pressi del Palazzo del Senato. Obi-Wan osservava pensieroso l’immenso edificio e sapeva che presto si sarebbe nuovamente popolato per le prime udienze mattutine. Mentre voltava il suo mezzo per dirigersi nei suoi appartamenti vedeva la stessa immagine volteggiargli in mente…
…un ricordo, qualcosa che era accaduto molto tempo prima…
Stava inseguendo insieme ad Anakin un sicario, colpevole di un fallito attentato alla Senatrice Amidala. Dopo l’ennesima imprudenza compiuta dal suo allievo gli aveva detto:
“Non so perché ma sento che tu sarai la mia rovina”.
Era una battuta, un modo garbato per ricordare ad Anakin che l’uso corretto della forza poteva risolvergli mille impicci.
Ora, mentre il sole sorgeva su Coruscant, mentre un altro giorno di Guerra si annunciava all’orizzonte, Obi-Wan Kenobi non si sentiva più tanto sicuro del fatto che fosse una semplice battuta.