Capitolo VI – Il lato oscuro dei… paparazzi..
Dopo due ore di tentativi andati a vuoto, Anakin riuscì ad alzarsi da terra, farsi una doccia e uscire in cerca di aiuto per rintracciare sia Obi-Wan che Padmè.
Era soprattutto preoccupato per il suo maestro, considerando il tono drammatico con cui quella misteriosa voce femminile aveva implorato il suo aiuto per Obi-Wan, tuttavia lo preoccupava anche l’incolumità della moglie, che era sparita chissà dove, ma di cui continuava a sentire il richiamo disperato.
Era così assorto nei suoi pensieri, che nemmeno si accorse di essere finito addosso ad uno strano tizio con enormi occhiali scuri e una specie di holo-camera al collo.
“Signor Christensen… “ farfugliò lo strano individuo, che stava cercando di sistemarsi i vestiti sgualciti dopo lo scontro.
Anakin naturalmente lo ignorò, continuando a guardarsi intorno: dove trovare un mezzo per andare a cercare il suo amico e sua moglie?
“Signor Christensen…” la voce dell’uomo ora si era alzata di un’ottava.
Il giovane Skywalker alzò gli occhi al cielo: stava passando un mezzo, quindi da qualche parte doveva esserci uno spazio-porto.
“Signor Christensen…” ora la voce dell’uomo somigliava a quella di una cornacchia.
Dal canto suo Anakin ne era sempre più infastidito: ma perché questo misterioso signor Christensen non si decideva a rispondere? Almeno quello avrebbe finito di strillare con la sua voce insopportabile e lui avrebbe potuto concentrarsi meglio su ciò che gli premeva di più.
“Signor Christensen…”
Un’altra voce, ancora più fastidiosa della prima.
Questa somigliava alla voce di Watto e Sepulba messe insieme.
Gli era appena passato il mal di testa, dopo la sbronza non certo volontaria, e ora quei due rischiavano di farglielo tornare.
“Signor Christensen…”
Un’altra ancora? Ma com’era possibile? Chi cavolo era di così importante quel signor Christensen che tutti lo cercavano? Come minimo doveva essere il governatore di quell’assurda città.
Il giovane jedi aumentò l’andatura, anche se non aveva la minima idea di dove poteva andare: non sapeva dov’era lo spazio porto. Né tantomeno sapeva dove si prendevano a noleggio gli speeder… forse doveva rubarne uno come due anni prima? Non sarebbe stata una cattiva idea, il problema era che non se ne vedeva nemmeno mezzo.
“Signor Christensen…”
Ancora… se non avesse avuto poco tempo si sarebbe messo lui a cercare questo benedetto signor Christensen, così almeno quelle dannate urla sarebbero cessate.
Certo che la vita del governatore doveva essere davvero stressante: avere a che fare con migliaia di persone che ti cercano di continuo e in quel modo poi.
Meglio fare il jedi decisamente.
“Signor Christensen…”urlò una donna ad un metro da lui, mentre un uomo lo afferrò per le spalle e lo fece voltare.
Anakin rimase interdetto per qualche secondo.
“Non si sente bene?” farfugliò il giovane jedi trovandosi di fronte un energumeno che pareva un incrocio tra Jabba the Hutt e un Wookie tanto era grosso.
“E’ lei che non si sente bene, signor Christensen… è due ore che la stiamo chiamando, ma lei non si degna nemmeno di rispondere. Cos’è ora che è diventato una star non parla più con i giornalisti?”
Il giovane Skywalker spalancò totalmente le palpebre.
Lo avevano scambiato per questo misterioso signor Christensen?
Erano dei giornalisti? Della holo-net forse?
E come fare a spiegargli che lui non era… non era… come lo avevano chiamato? Ah sì… una star…
“Senta…” fece divincolandosi… certo avrebbe potuto usare la Forza… ma non era il caso… o forse sì? E da quando era diventato così razionale? Per la Forza frequentare Obi-Wan lo stava rendendo sempre meno istintivo: fino a poco tempo prima avrebbe scaraventato il tipo a venti metri di distanza da lui e poi dopo…. Forse… gli avrebbe chiesto cosa voleva.
“Lei mi hai scambiato per qualcun altro…”
“Non credo proprio… tutti noi l’abbiamo vista uscire dalla casa di Tove Christensen, che è il fratello di Hayden Christensen, giovane attore canadese, e mi sembra davvero improbabile, se non impossibile, che un sosia di quest’ultimo esca dalla casa di Tove!”
“Mi creda… non esistono cose impossibili… comunque io devo andare…. Mi sa dire per favore dove… dove posso trovare un mezzo… un mezzo per…”
Dov’è che si trovava Obi-Wan? Quella stramaledetta voce femminile non lo aveva detto.
“Ah le serve pure un mezzo per scappare ora?”
“Non devo scappare, devo andare a cercare il mio amico… il mio amico…”
Cos’aveva detto quella signora? Come aveva chiamato Obi-Wan?
“Il mio amico Ewan… sì…”
“McGregor?”
“Quello sì…”
“Deve andare a Londra, allora”
“Esatto”
O almeno lo sperava… non ci stava capendo più nulla…
“Senta se vuole la accompagno io in aeroporto, mio caro Hayden” fece una voce femminile alle sue spalle “Però prima mi rilascia un’intervista, le va?”
Ma non ci pensava neanche a rilasciare un’intervista ad una pazza sconosciuta che stava pensando… pensando… oh no anche lei!
Ma possibile che tutte avessero voglia di… di fare l’amore con lui?
Lui voleva soltanto la sua Padmè… a proposito… ora sapeva come raggiungere Obi-Wan, ma come avrebbe fatto a raggiungere Padmè?
No, no, non poteva permettersi di farsi prendere dal panico… doveva calmarsi e cercare di… di essere razionale anche se non era nella sua natura…
Ora c’era un modo di andare da Obi-Wan che gli sembrava il caso più disperato, solo che per andare da lui… avrebbe dovuto rilasciare un’intervista a quella pazza che continuava a pensare di fargli delle cose inimmaginabili… e per fortuna che Padmè non era presente e non poteva leggerle nel pensiero… già era gelosa del fatto che la holo-net lo aveva trasformato in un eroe galattico, figurarsi cosa sarebbe venuto fuori, se avesse saputo di tali pensieri su di lui.
Si ricordava benissimo una sua scenata di gelosia.
“La holo-net parla sempre di te… “
“Anche di Obi-Wan se per quello”
“Non mi interessa cosa dice di Obi-Wan, il problema è che ormai tutte le ragazze ti considerano un eroe e chissà che pensieri obbrobriosi avranno su di te…”
“Pensieri obbrobriosi? Su di me? Ma cosa dici? E’ impossibile”
Appunto…
“Allora mio caro Hayden, me la rilascia l’intervista?”
Si guardò in giro… niente non c’era proprio l’ombra di uno speeder…
“Va bene ma faccia in fretta… devo raggiungere il mio amico… è urgente… non sta bene”
“Ci può confermare la sua storia d’amore con Rachel Bilson?”
“Chi? Rachel chi? Non ho la minima idea di chi sia…”
“Ma avete recitato in un film insieme in questo ultimo anno…”
“Ah sì? Recitato insieme? Può essere ma… la conosco troppo poco…”
“Vede questa ragazza qui..” e gli mostrò una foto di una brunetta.
“Ah quella signorina sì, la conosco poco, ma ehm non abbiamo una relazione… sai io sono… niente lasci stare…”
“Magari è quella brutta tappa… ehm volevo dire che magari è la signorina Bilson a volere una storia con lei…”
“Forse… forse… senta è finita l’intervista? Devo andare… sul serio il mio amico sta malissimo”
“Può dirci cos’ha?”
“No, perché non lo so… si muova… mi porti al mezzo per… per andare a… a Londra…” e nel dire questo la prese per un braccio e la strattonò, ma alla giornalista la cosa provocò la pelle d’oca in tutto il corpo e altri strani pensieri, tanto che il jedi subito la liberò.
“Come siamo irruenti” sussurrò la donna a voce bassissima “E’ interessante vedere che dietro la sua aria da timido ci sia un uomo così passionale”
“Grazie… ora andiamo?” la voce di Anakin era quasi un ringhio.
La giornalista sorrise e lo portò verso la sua macchina, una scassatissima spider cabriolet del 56, che era nascosta dietro diversi alberi.
“Ah ma allora ci sono gli speeder…senta le spiace se guido io? Ho una certa fretta”
“Faccia pure”
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte e non appena la donna fu salita, non attese nemmeno che si fosse messa la cintura e partì in quarta, a 180 km all’ora.
La spider prese a sussultare come un cane in agonia, ma non si fermò ed anzi partì letteralmente in volo sopra le altre macchine, senza bisogno dei congegni anti-gravità.
In quel momento passò una volante della polizia stradale che assistette allo strano fenomeno.
“Lo vedi anche tu?”
“Staranno girando un film di fantascienza”
“Sì, può essere”
Le persone dentro le altre macchine presero ad urlare, alcune per la paura altre per l’entusiasmo perché realmente convinte di essere su un set di un film.
Nel frattempo la lancetta del contachilometri della spider aveva fatto già quattro volte il giro, sotto lo sguardo sconvolto della giornalista che ormai aveva assunto un preoccupante colore grigio topo, capelli compresi.
In due minuti netti la macchina raggiunse l’aeroporto di Los Angeles, una volta lì però prese a gracchiare e a sbuffare.
Anakin ignorò la cosa e trascinò dentro la giornalista.
“E ora?”
“Il biglietto per Londra ce l’ha?”
“No…”
“Deve comprarlo.. ha dietro contanti o carta di credito? Se no pago io?” sussurrò la donna, che, nonostante lo shock per l’improvvisato volo le avesse trasformato i suoi capelli in spaghetti, aveva ripreso a cercare di sedurre il giovane jedi.
“Ehm no… credo… credo… spero…” farfugliò Anakin alla ricerca di qualcosa nelle tasche… doveva esserci qualcosa… doveva…
In quello stesso istante da fuori si udì un terrificante boato: la spider dopo aver esalato gli ultimi respiri, era esplosa.
“Ha scordato il portafoglio a casa?”
“Ehhh?” balbettò il ragazzo continuando a frugare… portafogli? Qualunque cosa fosse, di sicuro serviva per pagare..
“La vedo un po’ agitato, serve qualcosa?” bisbigliò la donna abbarbicandosi contro la gamba del giovane.
“Trovato… è questo, vero?” balbettò il jedi tirando fuori quello che in effetti era un portafoglio e nel contempo appiccicandosi alla parete dell’entrata.
“Non riconosce il suo portafoglio? Certo che è il suo, no?”
“Bene…” si guardò intorno… c’erano scritte dappertutto… doveva trovare da solo dove vendevano i biglietti, così si sarebbe liberato di quella dannata rompiscatole.
“Ce l’ha il passaporto, dietro vero?”
Passaporto? Cos’era un passaporto?”
La giornalista aprì il suo portafogli e tirò fuori uno strano affare rossastro.
“Senza questo non può comprare il biglietto… laggiù a destra c’è la biglietteria… serve altro?”
“No” replicò immediatamente Anakin strappandogli di mano il portafoglio e il passaporto e correndo come un ossesso verso la biglietteria: per arrivarci ci impiegò sì e no un secondo.
Ma non era certo merito della Forza… era merito della paura…
Dall’altra parte dell’oceano intanto…
Obi-Wan stava passando l’ennesima notte in bianco, causata dalla potente congestione.
La misteriosa signora che si prendeva cura di lui, oltre alla leggera colazione, negli ultimi tre giorni gli aveva anche preparato nell’ordine:
-impepata di cozze che sosteneva essere sempre uno dei suoi piatti preferiti.
-caponata con acciughe ed olive.
- pasta con cime di rape e acciughe.
-peperonata piccante e braciola alla Bismarck.
- pasta con le sarde
- pasta con broccoli e gamberetti che sosteneva essere la pasta preferita del suo amico Hayden e ciò avrebbe dovuto farlo star bene.
- melanzane alla parmigiana che sosteneva essere il piatto preferito del suo amico Charlie e anche questo quindi avrebbe dovuto farlo star bene.
E infine la cosa più terrificante di tutte ovvero un piatto chiamato Haggis, un piatto tipico scozzese, che era una sotto specie di purè preparato con interiora di animali e spezie piccantissime.
Per ovviare al bruciore che sentiva in gola, si era scolato, da solo, tre caraffe di whisky e poi era svenuto in salotto, sotto lo sguardo impietrito della “moglie” e dei “suoi” amici.
“Devo trovare una soluzione… devo andarmene di qui altrimenti morirò di indigestione…” pensò affranto il giovane maestro jedi mentre di fianco a lui Eve dormiva placidamente.
Con un enorme sforzo di volontà si alzò dal letto e si diresse in salotto, dove trovò tre bellissime bimbe, una con degli splendidi capelli biondi e altre due con meravigliosi capelli neri, che leggevano, a voce bassissima, un libro intitolato “I racconti del cuscino”*.
“Oh papi..” balbettò la più grande, una di quelle con i capelli neri.
La biondina, di fianco a lei, chiuse di botto il libro e si affrettò nasconderlo dietro al divano.
“Ciao piccole… che leggevate di bello? E perché lo avete nascosto?”
“Ehm sappiamo che tu non vuoi… ehm… sai è un libro tratto da uno dei film che hai fatto… quei film particolari che ami tanto…” balbettò di nuovo la più grande mentre le altre due arrossivano vistosamente.
Film? Ah sì… lo credevano un attore… un attore che amava comparire nudo… a quel pensiero divenne colore del divano cioè blu…
No, no basta, pensarci, non poteva perdere la razionalità in quel modo… non era da lui.
“Non c’è un altro libro da leggere?”
“Tipo?”
“Una favola?” suggerì Obi-Wan.
“Ma papi siamo grandi per le favole…”
“Giusto…”
“Possiamo vederci un film?”
“Ma che ore sono?”
“Le due del mattino”
“E voi non dovreste andare a dormire?”
“Uffa papi siamo in vacanza…”
“Vabbè vediamo un film…”
“Che ne dici del film che hai fatto con lo zio Hayden e con la zia Natalie?”
“Ok…”
Non aveva capito nulla ma andava bene lo stesso.
Tutto pur di non leggere un libro molto particolare.
Le tre bimbe intanto avevano preso un cofanetto dvd con la scritta “La vendetta dei sith”
Di nuovo dall’altra parte dell’oceano stavolta a New York.
Una bellissima ragazza bruna stava “pacatamente” riprendendo un impiegato dell’aeroporto che non voleva vendergli un biglietto, solo perché lei era senza passaporto.
“Signora Portman…”
“Non mi chiamo signora Portman… io sono….” No era inutile dirglielo… tanto non gli avrebbero creduto…
La notte precedente l’aveva passata prima in cella e poi in un istituto psichiatrico perché aveva continuato a sostenere di chiamarsi Padmè Amidala Naberrie e di essere una senatrice del pianeta Naboo.
Non sapeva come era riuscita ad uscire da quell’incubo né come diamine era riuscita ad arrivare a quell’aeroporto.
“Vuole che la chiamo Natalie?”
“Come vuole… basta che mi faccia andare a Londra…”
Perché voleva andare a Londra?
Era presto detto.
Aveva sentito in uno degli innumerevoli servizi di gossip che si era sorbita che Anakin si trovasse a Londra a girare un film… anche se la holo-net lo aveva chiamato con un altro nome era certa che si trattasse di lui.
“Signorina Natalie, le ho detto che senza passaporto non può partire per Londra… non può chiamare qualcuno e farselo portare?”
“Chiamare qualcuno?”
“Con il cellulare, no?”
“Ce l’ha nella borsa e continua a suonare” balbettò il povero impiegato che ormai era sfinito ed era talmente sudato che la camicia gli faceva da seconda pelle.
Padmè abbassò lo sguardo, aprì la borsa e prese in mano il telefono, riuscendo a schiacciare subito il tasto giusto.
“Sì?”
“Natalie?”
“Sì?” veramente voleva dire no…
“Sono Eve… sai come rintracciare Hayden? Ewan sta malissimo… non sappiamo cosa fare… nemmeno Charlie e Jude riescono ad aiutarlo… solo un po’ le bambine”
“Chi?”
“Hayden…”
“Ho sentito alla holo-net che Hayden è a Londra…”
“Holo-net? Bella questa… potresti venire anche tu a Londra?”
A quelle parole Padmè fissò torva l’impiegato.
“Anche la mia amica qui vuole che vada a Londra… sentito? Ma lei non vuole!!!”
“Signorina le ho già detto che senza passaporto non si può…”
“Lei è un essere vile… c’è un mio amico che sta male… un altro che è scomparso e si preoccupa di una cosa tanto insignificante come il passaporto? Mi conosce, sa chi sono!!!”
Non era propriamente vero che sapeva chi fosse… ma… dopotutto se la chiamava con quel nome significava che somigliava a qualcun altro di importante…
“La signorina ha ragione” urlò una signora anziana che fino a quel momento sembrava il ritratto della dolce mite vecchina e ora pareva diventata una pazza isterica, munita persino di minaccioso bastone. “Sappiamo tutti che la signorina Natalie è una persona seria… è anche ambasciatrice per l’infanzia… la faccia salire su quell’aereo subito!!!”
La folla da dietro rumoreggiò
“La signorina ha ragione… la faccia salire…”
“Visto? Tutti mi considerano una persone per bene, tranne lei!”
Vistosi accerchiato l’impiegato dovette cedere e allungò il biglietto a Padmè che si allontanò vittoriosa verso l’imbarco osannata dalla gente.
Fine Capitolo VI
*Film del 1996, personalmente lo adoro ma non è certo adatto ai bimbi, ah naturalmente il protagonista è Ewan McGregor.