Obi-Wan, quando rientrò nel Tempio, andò direttamente in camera sua, non poteva incontrare subito il Maestro Jinn, solo guardandolo avrebbe capito che c’era qualcosa che non andava, ma questa volta avrebbe tenuto la bocca chiusa visto gli scarsi risultati della volta precedente. Lo sapeva, gli avrebbe ridetto le stesse cose: che può capitare, che non era la prima volta che succedeva, ma che comunque non era la via giusta per un Jedi. “Però al Maestro Yoda avevi detto che era un periodo un po’ confuso … quando avevo insinuato che c’era qualcosa tra te e la Maestra Tahl” pensò Obi-Wan.
Buttò il mantello per terra, tolse svogliatamente sia la cintura che gli stivali e si sdraiò sul letto, la nottata gli avrebbe portato consiglio o meglio gli esercizi di meditazione che da lì a poco avrebbe fatto, glielo avrebbero portato. Guardò fuori dalla finestra, ormai le luci che illuminavano Coruscant durante la notte si erano accese quasi tutte, non si era accorto che era tardi, era talmente assorto nei suoi pensieri, si era fatto tutto il tragitto di ritorno con la voce di Siri che gli rimbombava nella testa e gli diceva addio. Pensava di essere riuscito a nascondere e a placare i sentimenti che provava per lei, ma invece quel pomeriggio erano riusciti a fuggire dalla gabbia in cui li aveva riposti, si erano addirittura moltiplicati e a stento era riuscito a gestirli. Obi-Wan sbadigliò, sentiva la palpebre pesanti, non era stanco o spossato, non più del solito almeno, eppure non riuscì far altro che chiudere gli occhi e dormire.
Siri vagava da più di un’ora tra le vie attorno al Tempio, ci era passata davanti almeno due volte, ma si bloccava lì, davanti alla lunga scala che conduceva all’entrata, dove le statue dei più valorosi Maestri Jedi fissavano con il loro sguardo di superiorità chi passava ed era proprio quello sguardo che non riusciva a reggere. Si sentiva in colpa, una colpa che non ci doveva essere; aveva nuovamente rispettato le regole, aveva detto ancora una volta addio ad Obi-Wan e di nuovo era fuggita come una codarda, forse era proprio per quello che si sentiva in colpa, non riusciva ad affrontare quel sentimento così apertamente come faceva Obi-Wan, anzi lo sentiva come una macchia sulla sua carriera Jedi. Pensava questo quando un oggetto in una vetrina di un negozio, ormai chiuso, la attirò inspiegabilmente.
Avvicinandosi al negozio Siri notò che non era molto grande e si rese conto che era situato in una via non molto frequentata, si avvicinò alla vetrina per vedere meglio quell’oggetto che l’aveva incuriosita; era in legno, con disegnato solo un simbolo su entrambi i lati, “devono essere simboli di una lingua dell’Orlo esterno” pensò Siri, poi spostò lo sguardo e lesse cosa c’era scritto di fianco “donata vi sarò se scoprirete in che modo mi aprirò” - sfida interessante, è una scatola quindi – disse Siri a bassa voce.
Sentì un brivido di freddo, forse era arrivato il momento di rientrare, vista l’ora non avrebbe incrociato Obi-Wan, di sicuro lui era già tornato, guardò un’altra volta la scatolina, sorrise e si diresse verso la scalinata del Tempio.
La stanza delle Mille fontane era il giardino-serra del Tempio Jedi, al suo interno si trovavano un’infinità di piante e fiori di specie diverse, imponenti fontane e alcune cascate con dei laghi artificiali; veniva usata principalmente per la meditazione visto che in quel posto la connessione con la Forza era notevole.
Obi-Wan era lì da poco, stava guardando l’enorme fontana che c’era all’ingresso, era arrivato quasi correndo, l’angoscia dell’incubo che lo aveva svegliato da quel sonno innaturale stava svanendo; l’incontro con Siri l’aveva veramente turbato, il sogno che aveva fatto era così confuso, si ricordava soltanto quella stanza e il volto di Siri. Obi-Wan scosse la testa e si inoltrò nel giardino. La luce artificiale che arrivava dal pavimento e da alcune piante gli permetteva di vedere dove stava andando, ad un certo punto si accorse che il vialetto di ciottolato che stava percorrendo era finito, davanti a lui c’era una piccola cascata con un laghetto, rimase per qualche istante a guardarla. Non era più stato in quel giardino dalla missione di Talesan Fry, in realtà non amava molto quel luogo, troppi ricordi dolorosi erano collegati ad esso: lo scontro con Xanatos, la morte di Bruck Chun, l’addio di Siri eppure era ancora lì attirato da qualcosa che non riusciva a controllare.
Fece qualche altro passo, sentiva l’erba fresca sotto i piedi nudi, arrivò in riva al lago, fissò le increspature dall’acqua create dalla cascata che diminuivano fino a sparire vicino alla riva. “Chissà com’è l’acqua ?” pensò Obi-Wan, si guardò attorno per controllare che non ci fosse nessuno, non che avesse qualche dubbio, ormai sveglio nel Tempio ci doveva essere solo il Jedi custode, quindi si tolse prima la casacca poi i pantaloni, li appoggiò entrambi per terra di fianco a lui e si tuffò in acqua.
Siri stava salendo la grande scalinata, era arrivato il momento di affrontare gli sguardi delle statue, in fondo erano soltanto dei blocchi di pietra, come potevano metterla in difficoltà, non era da lei non fronteggiare le situazioni di petto. Si fermò sotto una di quelle statue, appoggiò la mano sul marmo liscio, era freddo, troppo freddo, era quella la reazione che doveva provare verso Obi-Wan, invece quel pomeriggio era stata l’esatto opposto. Quando entrò nel Tempio si rese conto che era deserto, le alte arcate del salone che fungeva da atrio erano in penombra e davano un’impressione alquanto sinistra del luogo, non aveva voglia di andare a dormire, ma non aveva neanche voglia di girare a zonzo senza una meta precisa. Ci pensò un momento, veramente un posto dove voleva andare c’era, si morse il labbro, “in fondo ricordare qualcosa non infrange nessuna regola” pensò Siri mentre si dirigeva con passo felpato verso la Stanza delle Mille fontane.
Quando uscì dal turbo-ascensore Siri si ritrovò davanti il corridoio che portava al giardino, il corridoio era relativamente spoglio sul lato destro, invece sul lato sinistro c’era un’enorme vetrata che permetteva di vedere cosa c’era oltre, anche se bisognava ammettere che le sfaccettature del vetro non permettevano di vedere del tutto nitidamente, forse i Jedi non volevano che tanta bellezza e serenità venisse vista da chi non ne avesse veramente bisogno. Camminava lentamente, l’ultima volta quel corridoio l’aveva percorso correndo, per comunicare ai Maestri la funesta notizia della morte dei genitori di Taly, ma ora avrebbe preso tutto il tempo necessario per entrare. Si fermò davanti alle due colonne che rappresentavano l’ingresso, aveva lo sguardo perso nel vuoto, non stava guardando ciò che aveva davanti, sensazioni strane le tornarono alle mente, ma tra tutte quella che prevalse era solo una tristezza infinita.
Varcò la porta, una brezza leggera le accarezzò il volto, il profumo dei vari fiori la avvolgeva come in una calda coperta. Appoggiò le mani al bordo della fontana, guardava l’acqua che scorreva copiosa, ora si sentiva più tranquilla, più rilassata, fece un respiro profondo, pensò ad Obi-Wan e al pomeriggio trascorso, anche questa volta aveva resistito, ma se l’avesse incontrato un’altra volta non era totalmente sicura di ciò che sarebbe successo. “Spero solo che sia in missione” disse Siri a bassa voce. Si girò, guardò i vari sentieri che si districavano nel giardino, ne scelse uno e si diresse verso questo.
Obi-Wan era in acqua da un po’, aveva fatto qualche bracciata e adesso galleggiava in mezzo al lago, in quella posizione si sentiva così leggero, “è una bella sensazione” pensò.
Improvvisamente qualcosa lo destò, un rumore lontano, c’era qualcuno che si stava avvicinando, forse era bene uscire dal lago. Non che gli desse fastidio che qualche altro Jedi vedesse cosa stesse facendo, ma non aveva voglia di dare spiegazioni su qualcosa che neanche lui riusciva a spiegare. Prese fiato e si immerse sott’acqua, in pochi secondi era già vicino alla riva e uscì dal lago. Rimase immobile, in ascolto, silenzio, nulla si muoveva se non qualche foglia sui rami degli alberi intorno a lui. Prese i pantaloni e li indossò, sentì il tessuto appiccicarsi alla pelle ancora bagnata, si chinò leggermente per prendere la casacca quando si sentì osservato, alzò la testa e la vide, era in penombra a qualche metro da lui, doveva aver seguito il suo stesso sentiero ed essere sbucata tra gli alberi all’improvviso. Obi-Wan si raddrizzò e con la casacca ancora in mano disse – Siri … cosa ci fai qui?- lei non rispose subito, si chiedeva come mai non aveva pensato al fatto che anche lui poteva essere andato in quel posto, lo aveva lasciato poche ore prima sperando di non vederlo più e adesso erano lì, da soli. Fece un passò indietro – forse … sono venuta qui per il tuo stesso motivo …- disse alla fine – quindi anche a te era venuta una voglia inspiegabile di fare una nuotata? – rispose Obi-Wan facendo qualche passo avanti e passandosi una mano tra i capelli ancora bagnati.
Siri incrociò le braccia, come riusciva a dire una cosa del genere in quel momento – sai che non sono qui per questo, anzi di fondo non so neanche io il vero motivo per cui sono qui – disse sbuffando. Obi-Wan si rimise la casacca – a questo punto non credo che le nostre motivazioni abbiano tanta importanza, sò soltanto che il destino è stato veramente beffardo a farci incontrare di nuovo non credi? - disse sorridendo, - hai ragione… e pensare che ho girato intorno al Tempio per un bel po’ per evitare di incrociarti – disse infine Siri.
- evitare di incrociarmi …. – disse Obi-Wan a bassa voce, l’aveva capito da come se ne era andata, era inutile sottolinearlo di nuovo, per lui, in quel frangente, sarebbe stato più facile affrontare un bantha o qualsiasi altra creatura , perché con lei era tutto così difficile…
Siri fece un passo avanti, sapeva di averlo ferito con quella frase, di nuovo, in quel “non credi” c’era della speranza, solo che non lo aveva capito subito, perché tra i due il ruolo del cattivo spettava sempre a lei! Voleva dire qualcosa, ma non riuscì a spiccicare parola, il suo unico desiderio in quel momento era quello di scappare, si immaginava già al sicuro, in camera sua, però non si mosse.
Obi-Wan fece un profondo respiro, era inutile, era tutto inutile, che sciocco che era stato, forse quello che provava lei era qualcosa di molto meno consistente di quello che sentiva lui, quindi molto più gestibile, ma al momento non aveva nessuna voglia di chiederglielo. Senza dire niente Obi-Wan cominciò a camminare verso il sentiero, quando le passò di fianco sentì il suo profumo, era qualcosa di indefinito e dolce, con molta fatica non rallentò il passò.
Siri sentì i passi di Obi-Wan allontanarsi sempre di più, cosa aveva fatto, non poteva lasciarlo andare via così, doveva spiegare, quando le era passato di fianco aveva sentito una gelida stretta allo stomaco, perché la sua indifferenza le aveva provocato quella sensazione, si girò e gli corse dietro.
Obi-Wan stava camminando ancora velocemente, era quasi giunto alla fontana dell’entrata, ma si bloccò quando sentì, dietro di lui, una voce che pronunciava il suo nome.
Siri lo vide fermarsi, fece ancora qualche passo –la frase di prima, era cattiva…mi sono espressa male … sei sempre stato molto comprensivo, anche oggi … sei riuscito a gestire la situazione molto meglio di me, con Astri e le sue domande … quello che sto cercando di dirti è che … mi dispiace. Vorrei tanto … stare insieme a te, ma non si può. L’ultima frase la disse in un sussurro.
Obi-Wan rimase immobile ancora qualche secondo, dopo quello che gli aveva detto non l’avrebbe fatta scappare, non questa volta, era sicuro che lei stesse aspettando un suo gesto o una sua parola per controbattere. Non doveva essere tanto lontana, si girò, con passò svelto si avvicinò e la prese tra le braccia.
Siri era immobile, inerme, non si aspettava una reazione simile, l’unica cosa che al momento riusciva a sentire era il respiro caldo di Obi-Wan sul suo collo; un brivido le salì lungo la schiena, poi lo sentì sussurrare – anche la tua spiegazione sulla fiducia non era niente male – . Subito dopo aver detto quella frase Obi-Wan si mosse, fece scivolare le braccia fino alla vita di Siri, appoggiando le mani sulla sua cintura, infine si scostò per poterla vedere in volto.
Siri si ritrasse, Obi-Wan la stava fissando, ma stava anche aspettando una sua reazione di qualunque genere fosse, adesso che aveva allentato la presa si sentiva più tranquilla, il cuore però le batteva ancora forte. La situazione che si era creata le era sfuggita di mano, sfilò le braccia dalla stretta e posò le mani sulle spalle di Obi-Wan per allontanarlo. – Per favore non … - riuscì a solo dire. Obi-Wan non sapeva cosa fare, da una parte aveva un gran voglia di baciarla, ma dall’altra parte non poteva non considerare ciò che gli aveva appena detto; dopo qualche istante tolse le mani dalla cintura e le prese i polsi. Lo sguardo di Siri era come un punto di domanda, non capiva cosa volesse fare Obi-Wan, ma sentiva che quella era la sua ultima, tacita richiesta prima di lasciarla andare via, quindi non fece resistenza. Obi-Wan sentì le braccia di Siri rilassarsi sotto il suo tocco, cominciò a muovere lentamente le mani di lei verso l’alto fino a farle arrivare dietro il collo. Siri accennò un sorriso e intrecciò le dita, Obi-Wan lasciò la presa, con una mano le accarezzò la guancia e le tirò indietro una ciocca dei suoi biondi capelli, poi a bassa voce disse – ecco era con questa sensazione che volevo ricordare il nostro ultimo incontro … è una sensazione strana, eccitante e nel contempo triste – prese fiato, stava per riprendere a parlare, ma due labbra si posarono sulle sue prima che lo fece.
Il bacio di Siri era lieve, come se avesse paura di far male, era anche dolce e delicato, Obi-Wan rimase stupito, non aveva previsto una cosa del genere, comunque ne era felice. Dopo qualche secondo Siri si scostò da lui, strinse con la mano il bordo del collo della casacca – sai, credo che questa sia una delle poche volte in cui io abbia ceduto – disse sottovoce appoggiando la testa al petto di Obi-Wan. Sentiva il suo cuore battere velocemente come il suo, non riusciva ancora a credere a quello che aveva appena fatto, ma al momento non si sentiva in colpa, anzi si sentiva più leggera come si fosse tolta un peso dallo stomaco che portava da tempo.
Obi-Wan l’abbracciò di nuovo, questa volta senza nessun tentennamento, quanto gli sarebbe piaciuto che quel momento durasse in eterno, ma purtroppo sapeva bene che non sarebbe stato così; forse si sarebbero rivisti un’altra volta per discutere cosa fare oppure, cosa più probabile, sarebbe finito tutto quella notte. Questi pensieri gli echeggiavano nella mente come un fiume in piena, ma in quell’istante l’unica cosa a cui riusciva realmente a pensare era quella di rimanere lì e tenerla tra le braccia.