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    Un Padre Sconosciuto - Capitolo VIII parte b

    "Chiedo il ritiro impegnato generale Kenobi. Tutte le mie truppe sono state annientate. E c'è un nuovo generale dei droidi..è inarrestabile.."

    "Maestro Darrek"

    "ahhh.." Anakin ed Obiwan non poterono far altro che assistere impotenti alla morte del loro amico..

     Ben presto i due jedi scoprirono che mentre Anakin combatteva con Asaj, un misterioso cyborg capace di usare 4 spade laser contemporaneamente, il generale Grievous aveva messo a ferro e fuoco il sistema di Hypori  e poi aveva attaccato alcuni maestri jedi, tra cui Ayala Secura,  Shaak Ti, i due cereani Ki-Adi-Mundi e Tarr Seirr , il whiphid K'Kruhk e il giovane padawan umano Sha'a, oltre al defunto Daakman Darrek,  e la loro situazione pareva ormai disperata, tanto che erano stati costretti a rintanarsi in una piccola caverna fuori città. E dire che poche ore prima  il potente maestro Voolvif Moon era riuscito a riconquistare la capitale del sistema di Muunilinst, grazie soprattutto alle cannoniere da battaglia dell'esercito repubblicano. Ma se Muunilinst era ormai tornato alla repubblica, non così pareva per Hypori, dove  i separatisti erano riusciti a tenere in scacco molte truppe di cloni, e a mettere in trappola i maestri jedi. La situazione si aggravò quando il giovane Sha'a in preda al terrore si lanciò contro il feroce nemico venendone subito annientato. Per gli altri jedi fu un colpo durissimo e Grievous, insieme ai suoi droidi da battaglia, sferrò un attacco al loro rifugio,sconfiggendoli tutti e lasciandoli in gravi condizioni, soprattutto Ayala Secura e Shaak Ti, che sembravano sul punto di morire. L'arrivo di alcune truppe cloni riuscì ad evitare il peggio e tutti gli jedi rimasti feriti furono portati in salvo su una nave repubblicana. Ma la guerra dei Cloni non era certo vinta, anzi quella terribile e cocente sconfitta aveva portato altri sistemi ad allearsi con i separatisti e ulteriormente aggravato la situazione: il Cancelliere Palpatine ne approfittò per far approvare altri emendamenti che bloccavano vari articoli della costituzione repubblicana e che di fatto gli davano ancora più potere. Sembrava che nessuno si rendesse conto che l'ex senatore di Naboo era ormai il sovrano assoluto della Galassia, la repubblica ormai esisteva solo di nome ma non di fatto.

    Qualche tempo dopo il comandante Skywalker e il generale Kenobi, insieme ad altri jedi con i loro allievi, furono mandati nel sistema di Jabiim, il cui pianeta principale era battuto da pesanti e incessanti piogge: l'intero sistema era stato preso sotto assedio dai separatisti e molti locali si erano alleati con i conquistatori. Lo sbarco delle truppe repubblicane avvenne in mezzo al pantano e molti mezzi rischiarono di affondare nelle vicine sabbie mobili, di cui il pianeta era pieno. Ma le difficoltà sono destinate ad aumentare: difatti, la battaglie si svolgeva su due fronti separati. Da una parte gli invasori contro le popolazioni locali rimaste fedeli alla Repubblica, e dall'altra i ribelli locali che avevano invaso le città principali del pianeta, mettendole a ferro e a fuoco. Maestro ed allievo furono costretti a separarsi e Anakin si ritrovò a capo,  oltre che di una grande truppa di cloni, di giovani padawan, alcuni persino della sua stessa età.  Il generale Kenobi ed altri maestri jedi partirono per le città decisi a sedare le rivolte, mentre il comandante Skywalker e gli altri padawan si addentrano nelle zone più paludose ed impervie per scovare gli invasori e salvare la popolazione inerme dei piccoli villaggi. Una volta arrivati in vista di uno di essi, il comlink del giovane Skywalker iniziò a trillare: il ragazzo rispose subito e vide di fronte a se l'ologramma di Cody, il secondo del Generale Kenobi. Subito temette che fosse successo qualcosa al suo maestro

    "Comandante Cody, tutto bene? Vi serve aiuto?"balbettò il ragazzo in preda al panico.

    "Comandante Skywalker, temiamo che il generale Kenobi e gli altri jedi che erano con lui siano morti. La rivolta era più feroce del previsto e nessuno di noi ha potuto fare nulla. La capitale è sotto assedio."

    "Ma..ma avete provato a cercarli?"

    "Si comandante ma le ricerche finora hanno dato esito negativo. L'unica notizia certa è che il generale Kenobi e gli altri jedi sono stati circondati da un gruppo di ribelli. I ribelli sono tantissimi comandante e temiamo davvero che siano morti, anzi ne siamo quasi certi. Ora come ora non ci sono prove che siano vivi"

    "Continuate a cercarli mi raccomando, noi vi raggiungeremo appena possibile"

    " Si comandante non temete."

    Il giovane staccò la comunicazione e si girò verso gli altri padawan. Tutti loro avevano udito ogni singola parola del Comandante Cody. Lo fissarono con occhi affranti. Erano orfani. Anakin tremò. Si sentiva così solo. Non era mai stato veramente senza il suo maestro, mai. Avevano sempre combattuto fianco a fianco. Obiwan era un maestro severo a volte, magari troppo ligio agli ordini e alle regole, ma era quasi come un padre per lui. Era un fratello. Quando andavano in missione insieme era tutto più semplice: il suo maestro sapeva rendere tutto più facile. Con una battuta scherzosa o con un sorriso incoraggiante. Oppure semplicemente con la sua calmante, rassicurante e affettuosa presenza.

    "Maestro, non mi lasciare, ho ancora bisogno di te"

    Il peso della pioggia incessante di quel pianeta ostile e paludoso divenne improvvisamente opprimente, insopportabile.  Per la prima volta ognuno di loro capì quanto fosse importante il legame che li univa ai loro insegnanti: avevano sempre dato per scontato la loro presenza. Troppo per scontato. Anakin volse lo sguardo verso i fanciulli, i loro occhi spauriti, i capelli fradici incollati alla fronte. Percepiva la loro incertezza, la loro paura, il vuoto freddo che i pensieri di morte facevano insinuare nei loro cuori. Per la prima volta dopo molto tempo vide i futuri Jedi per quello che erano: dei fanciulli strappati al loro tempo in nome di un bene superiore. E oltre quella paura e quel dubbio sentì la vita, la Forza che scorreva attorno a loro e in loro, non convogliata e controllata come erano stati educati a fare ma carica della violenza selvaggia delle emozioni che provavano. E dietro quella paura sentì l'amore di quei fanciulli, il primitivo e naturale amore per la vita che nemmeno lui aveva saputo reprimere. E seppe che qualunque cosa fosse accaduta, lui li avrebbe salvati.

    "Torneremo tutti a casa ve lo prometto. Statemi vicino, ce la faremo"

    "Si comandante Skywalker siamo con voi. Guidateci."

    "Prima però abbiamo una missione da compiere, non possiamo lasciare questa gente da sola. Siamo venuti qui per loro, per aiutarli. E un jedi non lascia mai le cose a metà"

    "Giusto comandante! Noi salveremo questa gente dai separatisti e poi torneremo a casa."

    "E ricordate se la paura vi assale, affrontatela, non dobbiamo abbandonarci al lato oscuro. Non possiamo deludere i nostri maestri. Soprattutto ora"

    "Si comandante soprattutto ora."

    Anakin assentì con il capo e poi si girò: il villaggio era ormai vicinissimo. Li c'era gente indifesa, inerme, attaccata dai separatisti, che aspettava solo di morire. No quelle persone non sarebbero morte. La missione dei jedi era respingere gli invasori e lo avrebbero fatto.

    "Stiamo arrivando: non è ancora finita. Non hanno ancora vinto"e con passo deciso, nonostante la pioggia battente, si incamminò verso il piccolo avamposto, seguito dai padawan: Luke e Leia guardarono con infinita ammirazione il padre per il suo coraggio e per la sua determinazione. E cominciarono a comprendere perché era diventato una leggenda..

    Mentre Anakin e gli altri padawan difendevano i villaggi dai separatisti, e i cloni cercavano disperatamente ogni traccia del generale Kenobi, quest’ultimo era prigioniero, insieme all’ARC clone tropper Alpha, nel castello della jedi oscura Asaj Ventress su Rattatak  , che, miracolosamente sopravvissuta al duello con Anakin, pareva decisa ad uccidere entrambi. Obiwan era teso: non aveva la minima idea di come stessero andando le cose su Jabiim e tantomeno sapeva se il suo giovane padawan era vivo o no . Per quanto fosse difficile ammetterlo, il giovane maestro sapeva bene che ciò che gli importava di più era la sorte del suo allievo: sapeva che il ragazzo era potente e che non si tirava certo indietro se c’era una missione pericolosa. Ma li la situazione non era rischiosa: era disperata. Aveva visto con i suoi occhi il pantano di Jabiim, le feroci truppe dei separatisi e i ribelli loro alleati: molti maestri jedi erano morti nell’assedio alla capitale. Sospirò irritato: era impensabile stare li a far nulla mentre molti eroi morivano, mentre Anakin stesso rischiava di morire. E invece no doveva stare rinchiuso nel castello di quella dannata sith: dentro di se rimpianse di non aiutato Anakin a farla fuori qualche mese prima. O magari il suo padawan era già morto. Rabbrividì al pensiero: non avrebbe più rivisto quell’adorabile testa matta? No, non poteva crederlo, non poteva immaginare la sua vita senza il suo allievo. Il suo allievo e il suo migliore amico.

    Cosa faresti senza di me maestro?”

    “Credo che mi annoierei a morte!”

    Scosse la testa e cercò di ritrovare la concentrazione: farsi prendere dalla rabbia e della disperazione non avrebbe aiutato né lui né Alpha a tirarsi fuori da li.

    “Generale Kenobi trovate confortevoli le vostre stanze?”

    “Ventress lasciami andare ed eviteremo uno scontro spiacevole: spiacevole per te si intende!”

    La sith scoppiò in una risata sinistra e lo osservò in silenzio per qualche minuto come un gatto osserva il topo ormai suo prigioniero.

    “Il tuo giovane allievo mi disse cose simili non molto tempo fa eppure come vedi sono ancora viva.”

    “Si ma conosco abbastanza Anakin da sapere che il vostro ultimo incontro non è stato piacevole: del resto il tuo corpo ne porta ancora i segni” replicò sarcasticamente il maestro jedi: pensare ad Anakin gli dava coraggio e persino una certa dose di sfrontatezza.

    “Mi chiedo chi è il maestro di chi” si ritrovò a pensare l’uomo divertito “Questo è meglio che non glielo dico: è già abbastanza insolente”

    “Davvero divertente generale Kenobi: pensi sul serio che tu e quel soldato uscirete vivi di qui?”

    “Ne sono sicurissimo” replicò il jedi stizzito: era evidente che con quella donna ogni dialogo era inutile. Doveva combatterla: e forse doveva mettere da parte il codice. Scrollò le spalle e senza attendere oltre riprese la sua spada laser, che stava sulla cintura della jedi oscura, attirandola tramite la Forza e la accese istantaneamente.

    “Fammi vedere cosa sai fare sith!”

    Asaj sorrise diabolica, azionò la propria spada ed attaccò il giovane maestro.

    “Ma non è possibile: è ancora viva quella donna!” esclamò Leia osservando la scena dal futuro. Le altre tre persone presenti con lei scossero la testa.

    La battaglia di Jabiim procedeva, intanto, e le cose si mettevano male per la Repubblica, e questo malgrado l’eroismo della squadriglia del giovane Skywalker e dei padawan “orfani” come lui dei loro maestri: ormai erano una campagna d’armi assai affiatata e nessuno riusciva a tenere loro testa. Malgrado questo la situazione era sempre più disperata e ben presto anche molti giovani padawan caddero sotto il fuoco nemico. Anakin era disperato per quelle perdite e le notizie sulla sorte di Obiwan non miglioravano la situazione. Tuttavia, ora, sussisteva una speranza: le notizie non parlavano più di morte. Il generale Kenobi, difatti, era dato per disperso, ma non morto, al contrario di molti maestri jedi che erano con lui durante l’assedio alla capitale. Le settimane volarono sotto quella pioggia interminabile e sopra quel pantano terribile così simile a quello delle sabbie mobili : l’esercito della Repubblica temeva ormai che fosse vicina la fine. Lo stesso cancelliere supremo ne aveva parlato con toni drammatici in senato, riuscendo a fare approvare nuovi emendamenti alla Costituzione,  per avere, sosteneva, più libertà di agire e di difendere la Repubblica.

    Su Jabiim Anakin, ormai con la casacca logora, infradiciato fino alle ossa, era riuscito ad arrivare alla capitale con i pochi superstiti della sua squadra: si sentiva svuotato. Settimane e settimane di lotta e cosa erano servite? A niente! Quei dannati separatisti stavano avendo il sopravvento. Camminava stancamente a testa bassa e il suono dei suoi passi gli rimbombava nella testa mentre raggiungeva uno degli ultimi centri di comando dell’esercito repubblicano, che avevano resistito all’assedio dei separatisti e dei ribelli.

    “Anakin..”

    Una voce familiare: non era possibile. Era..

    “Maestro!” alzò lo sguardo e incrociò gli occhi verdi-azzurri del generale Kenobi.

    Maestro ed allievo si fissarono in silenzio per qualche minuto incapaci di dire o fare alcunché. Si avvicinarono e fecero per abbracciarsi..

    “Generale Kenobi, Comandante Skywalker presto venite i separatisti ci attaccano” la voce del comandante Cody li bloccò e senza replicare nulla corsero nella sala comandi del centro. C’era la guerra, c’erano cose più importanti da pensare, i sentimenti, come sempre, erano messi da parte per il dovere: quello che nessuno dei due sapeva in quel momento era che avrebbero rimpianto quel mancato abbraccio per sempre. Ma, forse, un giorno chissà, la Forza avrebbe sistemato tutto...

    La Holonet aveva iniziato a parlare della guerra da tempo e come sempre i commentatori cercavano degli eroi per tenere alto il morale della gente: il fatto che il Generale Kenobi e il Comandante Skywalker fossero sopravvissuti al pantano di Jabiim, quando invece molti maestri jedi assai più anziani ed esperti erano caduti, li aveva trasformati in leggende viventi. La gente aveva iniziato ad amarli, anche perché, a differenza di altri jedi, mostravano un calore umano e non si facevano vedere superiori alle loro miserie. Ben presto i due divennero gli eroi della Repubblica. Le persone in cui credere quando tutto andava male. Gli eroi dei bambini che li imitavano in tutto e per tutto, sognando, un giorno, di poter combattere al loro fianco. I due giovani jedi sentivano solo l’eco di quanto si diceva su di loro e benché ne fossero lusingati, ci ridevano su: per entrambi era impensabile ritenersi delle leggende viventi. Degli eroi si forse, ma delle leggende proprio no .

    I due jedi erano rientrati a Coruscant per un breve rapporto al consiglio: l’arrivo del generale Grievous aveva ribaltato le sorti di una guerra che pareva vinta, e le sconfitte su Hypori e Jabiim pesavano non poco su tutto questo. Il generale Kenobi raggiunse la sala dell’ordine mentre il suo allievo andò a cercare la sua sposa segreta, la senatrice Padmè Amidala Naberrie.

    Il capo del consiglio Yoda camminava nervosamente nella sala meditazione in attesa della riunione: aveva fatto un sogno davvero strano quella notte. E non sapeva spiegarne il significato. Ne era profondamente turbato. Nel sogno aveva visto il giovane Skywalker bambino in un luogo paludoso, probabilmente erano le paludi dei gungan  su Naboo, poco prima della battaglia per liberare il pianeta dall’occupazione della Federazione dei Mercanti. Con il piccolo Skywalker c’era il defunto maestro jedi Qui Gon Jinn.

    “Su Ani entra in quell’albero”

    “Maestro Qui Gon ho paura, sento freddo, non voglio entrare la dentro”

    “Devi andare piccolo Ani, non devi aver paura: li dentro troverai solo ciò che porterai con te”

    Il piccolo Anakin aveva annuito e si era diretto verso l’albero.

    “Tutto molto strano questo è: quale significato questo sogno avere può?” scosse la testa Yoda sempre più preoccupato.

    Luke sussultò al vedere tutto questo: se fosse davvero successo, se suo padre fosse davvero entrato in quell’albero..

    Mara Jade gli prese la mano e la strinse “Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo cambiare il futuro Luke”

    Luke annuì e riprese ad osservare la scena.

    La riunione del consiglio era finalmente cominciata e, agli occhi attenti di Luke, Yoda non riusciva a nascondere il turbamento interiore.

    “La guerra sta andando male, abbiamo bisogno di rinforzi, di qualcuno che possa dare fiducia alle truppe e alla gente.” fece Mace Windu

    “Forse dovremmo nominare il giovane Skywalker un cavaliere jedi : lui è il prescelto.” ribatté Ki-Adi-Mundi

    Molti anziani del consiglio iniziarono a mugugnare, in particolare il vecchio Oppo Rancisis

    “La tradizione jedi impone che dobbiamo essere severi e non nominare cavalieri jedi con leggerezza: il giovane Skywalker è avventato, indisciplinato e non ubbidisce mai alle regole. Inoltre come possiamo sapere se è il prescelto? Non abbiamo prove in tal senso”

    Obiwan non poté fare a meno di fulminare con lo sguardo il vecchio jedi. Sospirò a varie riprese prima di ribattere. Fissò l’uomo, e imponendosi di dare un tono calmo alla propria voce, prese le difese del suo allievo

    “E’ vero Anakin segue poco le regole ma ha molta forza d’animo, molto coraggio e ha un grande legame con la Forza: lui è il prescelto”

    Yoda assentì con un cenno del capo

    “Con te d’accordo io sono giovane Obiwan. Maestro Rancisis di non seguire le regole il giovane Skywalker tu accusi: tu dimentichi che da giovane lo stesso facevi quando mio allievo fosti”

    Il vecchio jedi abbassò il capo non osando obbiettare più niente.

    “Il giovane Skywalker jedi sarà!” dichiarò a gran voce Yoda.

    L’oggetto della loro discussione camminava tra la folla di Coruscant: non era riuscito a trovare Padmè. E la cosa lo rendeva molto triste. Inoltre sentiva che qualcuno lo stava seguendo rendendolo inquieto. Si guardava in giro circospetto ma riusciva solo a vedere molte persone di razze diverse. Eppure era sicuro di scorgere tra quella folla una figura incappucciata. Si..eccola..Con la rapidità che gli era consueta agguantò il misterioso individuo e lo trascinò in un luogo nascosto. Furibondo tirò fuori la spada e lo minacciò mettendogliela alla gola

    “Insomma dimmi che..” le parole gli morirono in gola appena scoprì il cappuccio alla figura..

    “Ani sono io” Padmè..la sua Padmè..senza dire altro la prese tra le braccia e la baciò dolcemente.

    “Scusami se ti ho fatto spaventare.”

    “Scusami tu amore: avrei dovuto capire che eri tu” fece il jedi arrossendo visibilmente.

    La ragazza sorrise e lo abbracciò teneramente: era così bello vederlo. Ogni volta che partiva temeva di non vederlo tornare. La sua vita era più vuota senza di lui. Prima di essere sua moglie era solo una senatrice, la senatrice di Naboo. Era stata la regina più giovane del suo pianeta. Tutti la rispettavano e l’ammiravano per le sue idee di pace, libertà e giustizia. Ma ora essere senatrice non era la cosa più importante. Lei ora era la moglie di Anakin Skywalker.  Ma moglie era un termine, che non rispecchiava adeguatamente la sua condizione: era un termine troppo restrittivo, troppo comune, un termine che poteva avere echi sgradevoli e meschini. Per Padmè Amidala dire  Io sono la moglie di Anakin Skywalker” era come dire “Io sono viva”**

    Lo sapeva il suo Anakin quanto la rendeva felice? Bastava che i suoi meravigliosi occhi blu cobalto poggiassero su di lei lo sguardo, uno sguardo pieno di amore, uno sguardo che diceva “Stai bene amore mio?Allora sono felice!” e il suo cuore impazziva di gioia: quante persone sposate dopo pochi mesi si odiavano, si disprezzavano, o erano indifferenti l’uno della sorte dell’altra? Loro no . A loro bastava uno sguardo per essere felici. Che importanza aveva il fatto di doversi nascondere? Nessuna. Anakin la strinse a se come la cosa più preziosa del mondo, come per proteggerla da tutto e da tutti. Con lei vicino ogni traguardo era possibile. Non aveva più paura di niente. Il mondo non esisteva: c’erano solo lui e Padmè. E il loro amore.

    “Signorina Padmè, signorina Padmè” urlò una voce familiare per la strada adiacente.

    Al giovane Skywalker per poco non vennero i capelli bianchi per lo spavento: si affacciò alla strada e vide il droide da lui creato con indosso un mantello nero.

    “Oh no C3PO!” e con la mano meccanica lo prese e lo trascinò in quell’angolo buio.

    “Mastro Anakin, signorina Padmè guardatemi” e si levò il mantello mostrando la sua nuova veste dorata.

    Il giovane jedi e la moglie si sorrisero.

    “Notevole davvero notevole” fece il ragazzo impressionato

    “Noto che quel coso dorato aveva già allora l’abitudine di venire a disturbare nei momenti più inopportuni” mormorò Han all’orecchio della moglie.

    “Han” replicò divertita l’ex cancelliera Leia Organa Solo, rimembrando il loro primo bacio sul Millenium Falcon, bruscamente interrotto da C-3PO.

    Qualche minuto dopo Anakin raggiunse il tempio jedi, dove trovò ad attenderlo il suo maestro.

    “Sei in ritardo..” lo rimproverò l’uomo.

    “Sempre a rimproverarmi” replicò stizzito il ragazzo “La verità è che tu non sarai mai come il maestro Qui Gon!”

    Questa affermazione colpì duramente il cuore di Obiwan, che fissò il ragazzo con un’espressione ferita: il giovane padawan si era  subito pentito delle parole appena pronunciate. Parole che non sapeva nemmeno lui perché aveva detto.

    “ Maestro..scusa..io..non volevo mancarti di rispetto..io”

    Il generale Kenobi raddolcì l’espressione e gli poggiò una mano sulla spalla.

    “Anakin..anche io penso spesso a lui e cerco di trasmetterti tutto quello che ha insegnato a me.”

    Il ragazzo lo guardò con un’espressione di gratitudine senza riuscire a replicare.

    “E sono sicuro che sarebbe felice di vedere dove sei arrivato ora” continuò il maestro jedi “Sei cresciuto come lui aveva previsto. Ed ora è giunto il tempo, per noi due, di non essere più maestro ed allievo. E’ giunto il momento di diventare…fratelli”

    Il ragazzo lo scrutò stupefatto senza comprendere, ma Obiwan non disse altro, limitandosi a sorridergli con aria misteriosa e a scostarsi lievemente di lato. Da una porta sull’angolo entrarono diverse figure incappucciate con in mano delle spade laser attivate. Anakin li fissava sempre più sconcertato. Le figure si misero in cerchio intorno al giovane, la luce della stanza si spense e in mezzo a loro si fece largo Yoda. Subito il ragazzo, tremante e meravigliato, si mise in ginocchio. Il piccolo grande capo del consiglio jedi poggiò la propria spada sulla sua spalla destra , vicino al codino da padawan.

    “Giovane Skywalker, per volere della Forza, cavaliere jedi io ti nomino” e con un colpo secco recise la treccina.

    Anakin era profondamente toccato e non riuscì a pronunciare una sola parola limitandosi a fissare con gratitudine, nella semioscurità della stanza, gli occhi verde-azzurri del maestro, che lo osservavano pieni di affetto ed orgoglio.

    “E ora che sarà di me?”

    “Tu diventerai un jedi, te lo prometto”

    Gli occhi cerulei del giovane luccicarono per l’emozione incapaci di levarsi dalla figura del generale Kenobi.

    “Hai mantenuto la tua promessa, grazie maestro” pensò “ Tutto quello che sono lo devo a te”

    Diversi minuti più tardi, quando il giovane Skywalker fu solo nella sua camera,  diede a C3PO il proprio codino, chiedendogli di consegnarlo alla senatrice Amidala: la giovane donna lo strinse a se intensamente scossa e poi lo ripose in un cassetto, ove conservava un piccolo ciondolo di japor, dono che lo stesso Skywalker gli aveva fatto più di dieci anni prima.

    Mentre il giovane si preparava per la partenza, nella sua stanza entrò il droide R2-D2: aveva un messaggio urgente da parte della senatrice.

    Il giovane jedi incuriosito fece partire il messaggio: gli apparve subito la minuscola figura di Padmè.

    “ Prendi R2 con te amore, che possa vegliare su te, dato che io non posso farlo”

    Anakin allungò la mano verso la figura della donna, cercando di accarezzarla.

    “Tornerò da te amore mio”

    Poco tempo dopo il suo caccia e quello del generale Kenobi sfrecciarono fuori Coruscant attraverso l’iperspazio. Nei mesi che seguirono i due jedi divennero ancora più leggendari per la gente della Galassia. La Holonet raccontava le loro imprese ad ogni ora del giorno e sempre più sistemi solari separatisti si arrendevano all’inarrestabile duo, per tornare sotto la Repubblica. Durante questi mesi Anakin si procurò una cicatrice all’occhio destro a causa di un feroce combattimento contro un generale separatista, il quale nella sua arroganza, aveva osato sfidare il duo: il ragazzo, con una calma e una sicurezza impressionanti, gli mostrò cosa significava avere la Forza dalla propria parte. Il generale separatista apparì goffo e dovette arrendersi ai due jedi. Ma i separatisti parevano intenzionati a non mollare la presa, malgrado tutto: il generale Grievous, aiutato anche dalla sith Asaj Ventress, che tutti ritenevano morta, riusciva sempre a riportare vittorie in qualunque posto andasse. Solo Obiwan sentiva che la donna non fosse defunta: sentiva la sua presenza insinuarsi ovunque. Eppure l’aveva sconfitta in duello ormai tempo addietro: perché ostinarsi in quella ricerca? Il generale Kenobi ottenne dal consiglio di andarla a cercare in un sistema remoto: Anakin avrebbe voluto andare con lui, ma il consiglio glielo aveva espressamente vietato, il suo posto era altrove. Il giovane era assai preoccupato per l’ex maestro: pareva ossessionato da quella donna.

    Approfittando di una pausa durante il conflitto, il ragazzo riuscì ad andare di nascosto su Naboo: il suo cuore era rimasto li durante tutti quei mesi di guerra. Con il suo piccolo caccia atterrò durante la notte nella capitale del pianeta, Theed : ad attenderlo trovò la giovane sposa nascosta da un cappuccio. Subito la ragazza si scosse notando la cicatrice sul volto del marito: dolcemente gli accarezzò l’occhio martoriato.

    “Che è successo?”

    “Nulla amore mio, nulla”

    Lei lo cinse, temendo che qualcuno, da un momento all’altro, glielo portasse via: i due innamorati restarono per diverso tempo così stretti.

    Qualche ora più tardi i due amanti partirono, in segreto, per Varekino: la giovane senatrice aveva avuto il permesso di recarsi nella regione dei laghi, per far visita alla sua famiglia, che ormai non vedeva da parecchi mesi. La donna avrebbe voluto tanto andare dai suoi genitori e presentare Anakin come suo marito: aveva notato come il padre lo guardava con ammirazione. E sapeva bene che l’uomo avrebbe approvato la loro unione: non era mai stato, certo, un tipo ligio alle regole. In questo lui ed Anakin si somigliavano molto: forse, però, era l’unica cosa che avevano in comune. Suo padre era calmo, paziente, mentre il suo sposo era impetuoso e passionale: sorrise per il paragone inopportuno. Perché non poteva dire loro nulla? Nascondere il loro amore a tutti non era un problema, ma nasconderlo alla sua famiglia era diverso. Tuttavia Padmè riteneva giusto non coinvolgerli. Sarebbe andata a trovarli da sola, come sempre. E loro come sempre si sarebbero domandati quando avrebbe avuto una vita per se, senza pensare sempre agli altri. Il giovane marito, percependo i suoi pensieri tristi, la strinse a se mentre la gondola meccanica sfrecciava sul lago, pilotata dal fedele e vecchio Paddy.

    Lui era il loro unico confidente. L’unico che sapeva davvero tutto di loro. I due giovani restarono in silenzio per tutto il tragitto scrutati di sottecchi dall’anziano uomo, che non poteva non intenerirsi vedendoli abbracciati. Si era sempre domandato perché dovessero nascondersi. Erano così innamorati. Quante coppie aveva visto sfaldarsi, quante? Loro invece si amavano come il primo giorno: erano perfetti insieme.

    “Se daranno ai loro figli solo una piccola parte dell’amore che provano l’uno per l’altra, quei bambini saranno immensamente felici e si sentiranno circondati d’amore.” rifletté seguitando a guardarli.

    Leia e Luke si scossero per questi pensieri, ripensando, di nuovo, a come sarebbe stata la loro vita se avessero vissuto con i loro genitori veri.

    Una volta arrivati alla villa, i due sposi risalirono la piccola scalinata in silenzio, limitandosi a sorridere con riconoscenza all’uomo. Lentamente entrarono nella casa, rifugiandosi nell’ampia alcova matrimoniale della minuscola camera che dava sul lago ed addormentandosi quasi subito.

    La mattina seguente la senatrice si ritrovò sola nel letto: non fu affatto sorpresa dato che ben conosceva le abitudini mattiniere del marito. Si alzò e si vestì con calma, assaporando l’aria fresca e dolce del mattino. Una volta fatta colazione scese in giardino dove trovò il suo sposo a passeggiare inquieto.

    “Qualcosa non va amore mio?”

    Il ragazzo annuì  tristemente con un cenno del capo

    “Obiwan è stato mandato a cercare Asaj Ventress in uno dei sistemi dell’orlo esterno e io non ho potuto seguirlo.”

    “Forse c’era una buona ragione” replicò la donna poco convinta.

    “Non c’è. Dicevano che avrei dovuto vigilare su una battaglia in un sistema non lontano da qui ma si è risolto tutto in fretta. E’ ovvio che è una trappola, ma loro non vogliono capirlo”

    “Sei sicuro Ani?”

    “Certo: Asaj è morta l’ ho uccisa io!” replicò con rabbia il jedi. Poi, sospirando, raddolcì il tono della voce.

    “Si l’ ho uccisa io, ormai più di due anni fa, eppure Obiwan crede che sia viva.”

    “Forse lo è..”

    “Ho paura Padmè: non sembra più lui. E’ossessionato dalla ricerca di quella dannata sith. Dovevo accertarmi che fosse morta!”

    La donna lo abbracciò dolcemente

    “Andrà tutto bene vedrai..”

    “Questa guerra è inutile, stupida vuota: porta solo morte, solo infelicità. Non sai quante volte vorrei riporre la mia spada e non usarla mia più”

    “Ani..”

    I due ragazzi rimasero abbracciati, accarezzandosi l’un l’altra per darsi conforto

    “Padmè..amore..se vuoi dirlo ai tuoi genitori, fallo, sai che presto lascerò l’ordine.”

    “Ani non voglio che tu lasci l’ordine per me.”

    “Amore non lo faccio per te, ma per noi e anche per il consiglio: non è giusto continuare a fingere. Quella non è più la mia vita. Forse non lo è mai stata..”

    “ E Obiwan? Cosa dirai a lui? Non pensi al dolore che gli darai?”

    Il giovane Skywalker la strinse ancora di più: non voleva pensare al dolore che avrebbe recato al suo maestro. Non osava nemmeno pensare alla sua espressione: lo avrebbe ferito a morte. Lo sapeva. Ma era stato il suo stesso maestro ad insegnarli che nella vita bisognava fare delle scelte e che queste scelte potevano costare dolore a qualcuno. Lui non avrebbe voluto scegliere, ma dato che non poteva essere sia il marito di Padmè che un jedi, sarebbe stato solo il marito di Padmè.

    “Troveremo il modo di sistemare le cose vedrai..”

    “E quando un giorno avremo dei figli: ci hai mai pensato Padmè? Credi che sarebbe giusto dover nascondere anche loro? Doverli nascondere come se fossero una vergogna! Una vergogna per cosa?! Sarebbero il frutto del nostro amore e io non vogliono che si sentano una vergogna, sarei fiero di loro! Vorrei che tutti sapessero che sono figli miei e tuoi! Basta segreti! Basta bugie!”

    “Oh Ani tu hai ragione..ma..sei certo della tua scelta? Non voglio che tu rinunci alla mia vita per me! Hai sempre sognato di essere un jedi..”

    “Sei tu la mia vita, sei tu il mio sogno, tu e i bambini che avremo, il resto non conta”

    “Ani amore mio” fece la donna baciandolo di slancio. 

    Perché doveva scegliere? Perché qualcuno aveva stabilito che un jedi non poteva amare? I jedi non erano forse i difensori della pace e della giustizia? Come potevano difendere la pace e la giustizia se non potevano amare? I due giovani prolungarono il bacio più a lungo possibile come se quel contatto servisse a scacciare tutte le loro paure.

    I loro figli osservarono la scena ammutoliti:

    “Davvero padre lo avresti fatto? Avresti lasciato tutto per noi? ” domandarono con il pensiero al padre, sicuri che potesse sentirli

    “Si lo farei se potessi tornare indietro. Ora più di prima.

    Ora che vi ho conosciuti. Ora che vi amo più quanto credessi mi fosse possibile amare. Ora che sono fiero di voi”

    “Padre..lo hai già fatto..non lo sai? Hai rinunciato al tuo potere per me: per salvarmi la vita.” aggiunse Luke sempre mentalmente.

    Non arrivarono altre repliche dallo spirito del padre, perciò tornarono ad osservare il passato.

    Aggiunto: March 7th 2008
    Autore: Amidala79

    Letture: 301
    Lingua: italian

      

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