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    Un Padre Sconosciuto - Capitolo VIII parte a

    UN PADRE SCONOSCIUTO

     

    Ritorno al passato parte Terza

     

     

     

    Alcune persone sentono la loro voce interiore molto chiaramente.

    E vivono seguendo ciò che ascoltano.

    Queste persone diventano pazze.

    Oppure diventano…LEGGENDA *

     

     

     

     

    C’erano tanti posti della galassia che aveva sognato visitare da bambino, quando guardava il cielo sconfinato nelle notti d'estate, e le stelle erano così tante da non poterle contare: ma lui voleva visitarle tutte, conoscere ogni pianeta, ogni città. Forse perché amava fantasticare su luoghi lontani...forse perché  amava le stelle…o forse perché non aveva mai trovato un posto che sentisse veramente suo: il suo pianeta natale era un orribile buco, un deserto sterminato in mezzo al quale c’era solo qualche edificio ogni tanto. E per di più era uno dei pianeti più remoti dell’orlo esterno. Aveva sognato per anni di andarsene. Non era quello il suo posto, non era quella la sua casa. Malgrado ci fosse sua madre con lui a quei tempi ormai lontani, non aveva mai considerato la loro piccola dimora, la sua casa. Mai. E si era quasi rassegnato a non trovarla.

    E ora, all’improvviso, l’aveva trovata la sua casa: era quel pianeta meraviglioso. Pieno di laghi splendenti. Di montagne imponenti e vecchie: antiche sicuramente come l’universo. Pieno di alberi e di fiori. Su quel pianeta, Naboo, aveva scoperto la primavera. Non che non conoscesse il significato di quella parola, ma negli anni in cui aveva viaggiato con Obiwan non le aveva mai dato importanza: aveva questioni più serie e gravi di cui occuparsi.  Si il suo maestro gli aveva parlato delle stagioni, di come la natura cambia, ma non gli aveva mai prestato attenzione veramente: e di colpo capì di aver sbagliato. In quei pochi giorni su Naboo aveva visto tutto da un’altra prospettiva. E aveva chiesto a Padmè di mostrargli come cambiava il suo mondo durante le stagioni. Lei gli aveva sorriso, un sorriso caldo e ingenuo, quasi come quello di una bambina, ma lei non era più una bambina da tanto tempo . Era una donna. Era una senatrice, ma soprattutto era la sua sposa. Lentamente scandendo bene ogni singola parola, la sua Padmè aveva iniziato a parlare del mutamento delle stagioni:

    ”D’estate il sole scalda quasi come su Tatooine ed è impossibile uscire nelle ore pomeridiane, per la troppa calura.

     D’autunno gli alberi iniziano a perdere le loro foglie e il clima diventa freddo.

    D’inverno ogni pianta sembra morire e spesso scende la neve. Copre tutto con il suo manto bianco e pare di stare in un mondo fatato.“

     Anakin, intento ad ascoltarla incantato, le aveva sorriso ”Come quello dove vivono gli angeli”

     Padmè era arrossita e aveva proseguito

    “E poi in primavera torna a fiorire tutto. Sembra impossibile da credere, dopo aver visto la terra gelida ed arida dell’inverno,

     dove ogni cosa è morta, vedere rinascere tutto.” 

    Il giovane jedi le aveva sorriso di nuovo mormorando “Deve essere bello stare a vedere tutto questo: la vita che rinasce.“

    e dolcemente l’aveva baciata e avevano fatto l’amore tutta la notte, con una passione tenera e rovente. 

    Ora lei dormiva, coperta solo da un leggero lenzuolo di seta, e lui era fuori, nel giardino, ad assaporare quella notte di primavera. Il giovane, che indossava una semplice camicia ocra e dei pantaloni grigio scuri,  camminava lentamente, movendosi quasi come un gatto nel buio, dietro di lui la presenza silenziosa di R2, che gli dava l’impressione di non essere solo nella notte. Non amava il buio. Ne aveva sempre avuto un terrore folle. Non sapeva neanche lui il perché..Per fortuna quella notte era illuminata dalla luna, oltre che dalle stelle.  

    Quando fu vicinissimo alla cancellata di ferro nero, che dava sull’ampia scalinata di sasso e che, a sua volta, dava sullo strapiombo del lago, il giovane si voltò verso la piccola e graziosa villa dei Naberrie, al cui interno riposava la moglie. E per la prima volta fu colpito dalla bellezza dell’edificio. Non era molto grande, era una piccola casa, ma era costruita in modo molto raffinato. Aveva una muratura bianca e ocra e i tetti in pietra grigia a forma cupola. In alcune pareti esterne, su alcune colonne e di fianco alla stessa cancellata di metallo c’erano delle piante rampicanti che formavano dei disegni curiosi. E per terra, sui pavimenti di marmo grigio scuro, c’erano molteplici segni che non sapeva distinguere. Nel giardino, che era percorso da vari viottoli di pietra grigia scura e chiara, c’erano svariati tipi di alberi, in particolare cipressi e querce, e vi erano anche diverse statue di marmo bianchissimo. Rappresentavano soldati di ere antiche, giovani bellissimi, di entrambi i sessi, che indossavano atipici abiti fluttuanti e anziani barbuti vestiti riccamente.

    Quel pianeta pareva essere pieno di palazzi splendenti: rammentava bene la residenza reale della capitale Theed, e quando l’aveva vista la prima volta, ormai dieci anni prima,  aveva pensato che non potevano esistere edifici belli come quello.  Era una costruzione immensa, antica ma solida, con le pareti di un tenue color ocra . Per arrivarci c’era un lunghissimo viale di mattoni cenerini che percorreva la via principale di Theed. Qualcuno gli aveva detto che quel viale erano antichissimo, aveva almeno mille anni.  All’interno la reggia era ancora più bella: vi erano alle pareti diversi dipinti davvero incredibili. E ogni cosa, dai marmi del pavimento alle colonne portanti, pareva essere stata scelta con cura. L’ architettura non era il suo forte, questo era certo. Ma era indubbio che quelle costruzioni non avessero nulla a che vedere con quelle di Tatooine: quelle erano rozze, fatte solo per ottenere un riparo. In queste, al contrario, tutto era costruito quasi per armonizzarsi con la bellezza stessa del paesaggio. Il giardino della villa dei Naberrie, per esempio, aveva diverse scalinate che arrivavano fin sotto l’acqua del lago. Una di esse, la più piccola laterale, era subito fuori l’entrata secondaria della villa ed era fatta di roccia plumbea.

    Li, lui e Padmè erano arrivati con uno strano veicolo, una gondola. Così la chiamava l’uomo che la guidava e che li aveva trasportati li fin dalla prima volta. La senatrice pareva conoscerlo molto bene, fin da piccola, visto che, durante il viaggio, si era fatta prendere in giro bonariamente: quell’uomo, Paddy, era difatti un vecchio amico della sua famiglia. Anakin stesso si era fatto contagiare dalla simpatia dell’uomo anziano, che  aveva una barba bianca e uno sguardo da bimbo. Li aveva osservati diverse volte durante quel loro primo viaggio verso Varekino e in una maniera molto strana. Forse aveva compreso già da allora? Beh certo ora sapeva: era impossibile che non sapesse.

    Rammentava, quando, pochi mesi prima aveva portato li Padmè la prima volta: lei doveva nascondersi perché la sua vita era in pericolo. Era ancora in pericolo, pensò tristemente il ragazzo, ma lui l’avrebbe protetta, e non solo perché era la sua guardia del corpo. Ma perché era suo marito. Perché l’amava. E perché gliel’aveva promesso .

    Con passo silenzioso, il giovane Skywalker rientrò, senza fretta, in casa, ignorando che quattro spiriti del futuro avevano visto e udito ogni cosa. Persino i suoi pensieri più nascosti. I quattro lo osservarono entrare nella camera coniugale e fermarsi vicino al letto ad osservare la moglie che dormiva: la luce pallida della luna, proveniente dalla finestra, le illuminava il volto dal lieve color olivastro. Le labbra piccole e tumide parevano formare un tenero sorriso. Piano piano il giovane si avvicinò di più e gli accarezzò il viso, quasi timidamente “Come sei bella amore mio” bisbigliò a voce appena udibile. La ragazza si mosse lievemente nel sonno tuttavia non si svegliò e il marito, dopo aver sospirato felice di non averla destata, riprese ad ammirarla. Le ciglia nere e lunghe erano chiuse e le sfioravano le gote, gote un po’ più chiare del resto del viso. Quasi pallide. Se avesse potuto restare li con lei. Lontano da tutto. Lontano dalla guerra, dal consiglio, dalla politica. Si sarebbe stato bello restare li e pensare solo al loro amore. Veder crescere il loro amore. Avere dei figli da lei e rimanere li, isolati da tutto e da tutti. Essere una famiglia. Una famiglia vera. Senza più bugie, senza più segreti. Solo con lei e i loro figli. Con loro ogni paura sarebbe scomparsa. Magari qualche volta sarebbe venuto Obiwan a trovarli.

    Nella mente di Luke e Leia apparve una dolce scena domestica: loro due, bambini, con i loro genitori, e con loro c’erano anche Obiwan e Siri, in quella casa. Non udivano le voci, solo risate..

    Scossero la testa e tornarono a fissare il padre che continuava a sognare: sarebbe stato bello, pensava, poter dire tutto ad Obiwan. Chissà se il suo maestro avrebbe accettato che loro due stessero insieme? A volte credeva di si. Ma non ne era sicuro. A dire il vero non era mai certo di niente. Solo di Padmè, lo era. Solo di lei e del loro amore. Voleva lasciare tutto, ma lei non voleva, gliel’aveva detto tante volte

    “La galassia ha bisogno di te Anakin. Tu non ti rendi conto della tua importanza.

     Se fossi un jedi normale, credi davvero che avrebbero accettato che tu fossi addestrato a nove anni?

    Conosco bene le regole dei jedi: i bambini iniziano ad essere addestrati a sei mesi.

    Tu sei speciale Anakin, lo sai anche tu. E lo sanno anche loro.“

    Anakin si mise le mani sulla testa

    “Chi sono io: lo sai Padmè? Sono tuo marito? Sono un jedi diverso dagli altri? Chi sono?

    Sai darmi una risposta? Cosa vogliono loro, da me? Mi chiamano IL PRESCELTO, ma che significa?“

    scosse il capo angosciato: un tempo aveva creduto che diventare un jedi lo avrebbe reso sicuro di se. Come si era sbagliato: era più perso che mai. Una mano dalla pelle morbida e liscia gli sfiorò delicatamente i riccioli dorati

    “Sei il mio amore. E un giorno sarai il padre dei miei figli” gli sussurrò Padmè all’orecchio.

     Anakin gli sorrise mentre lacrime scottanti gli piovvero sulle guance: si essere il marito di Padmè lo faceva stare bene. Non si sentiva più perso: e il sentire che anche lei sognava che avrebbero avuto dei figli lo rassicurò ancora di più. Dei figli. Pensare alla parola figli gli faceva pensare ad una luce. Una forte luce di eternità. Dei figli da Padmè. Sarebbero stati la sua luce. Insieme a lei.

    “Sei sicura di volere dei figli da me senatrice? “ Padmè sorrise maliziosa

    “Beh di solito quando ci si sposa si hanno dei bambini, ma se tu non vuoi..”

    “E chi ha detto che non voglio? ” bisbigliò divertito il giovane e il sorriso della donna si fece ancora più provocante

    “E allora cosa state aspettando cavaliere jedi? “

    “Mi state forse sfidando senatrice?” e, senza darle il tempo di replicare, la baciò con ardore.

     Luke e Leia li osservarono inteneriti stringendo la mano dei rispettivi consorti.

    “Ma siete sicuri che siete solo due? “ intervenne Han dopo diversi minuti di silenzio

    “Cosa vorresti dire?” fece di rimando Leia

    “Beh vedendo come si stanno dando da fare quei due, mi viene da domandarmi se non abbiamo messo al mondo non due, ma otto gemelli..”

    “Han” sbottarono falsamente irritati i gemelli…

    Quando i quattro alzarono la vista, Naboo era scomparso e di fronte a loro c’erano Anakin, Yoda ed Obiwan nell’ufficio del cancelliere supremo Palpatine e stavano discutendo animatamente sulle direttive da seguire per la guerra appena scoppiata.

    “Un maestro comandare i cloni deve.”  Sbottò il vecchio jedi, Palpatine scosse il capo e li fissò con un ghigno maligno

    “Non è importante che sia una maestro o un padawan, ma che sia potente e credo che nessuno di voi possa negare che il giovane Skywalker è il jedi più potente di tutti.“ un sorriso soddisfatto apparve sul volto del giovane padawan, che mai come in quel momento si sentiva legato al cancelliere: quell’uomo non era come tutti gli altri politici, pensava, era un amico, un confidente, un padre. A lui poteva dire cose che non poteva confidare nemmeno alla sua Padmè: si sentiva libero. O almeno così credeva.

     Luke e Leia scossero la testa angustiati 

    “Lo ha ingannato bene non c’è che dire, ma non solo lui: tutta la galassia lo credeva un uomo perbene.”

    E tornarono a rivolgere lo sguardo verso la scena.

    “E’ deciso allora: il generale Kenobi coordinerà i cloni, ma a guidarli sarà il comandante Skywalker. Andate a preparare i vostri caccia: la partenza della flotta è imminente” Anakin alzò lo sguardo verso il maestro, quasi in segno di sfida, ma anche in cerca di approvazione, Obiwan però girò, volutamente, la testa dall’altra parte: il giovane Skywalker rimase spiacevolmente colpito dalla reazione strana dell’uomo, e non proferì alcuna parola, limitandosi ad abbassare mestamente il capo.

    I due giovani uscirono silenziosi dall’ufficio del cancelliere, insieme a Yoda. Senza nemmeno rivolgere lo guardo per vedere dove andassero il suo maestro e il vecchio jedi, Anakin si diresse verso un hangar per controllare la propria nave.

    Kenobi, nel frattempo, aveva seguito il capo del consiglio nella sala dell’ordine

    “Troppo giovane ed arrogante lui è: pericoloso tutto questo potrebbe essere”

    Il giovane maestro assentì, grattandosi la barba biondo-rossa, ma volle prendere le difese del suo allievo

    ”E’ vero è arrogante, ma voi stesso avete detto, non molto tempo fa, che anche i più vecchi e saggi maestri dell’ordine lo sono diventati. Se lo sono loro, come possiamo pretendere che non lo siano i giovani padawan? Anche io lo ero, non vi ricordate maestro? Gli allievi imparano dai maestri e non possiamo dare la colpa a loro se diventano come noi: dobbiamo cambiare per primi noi, per dare il buon esempio”

    Il piccolo jedi sollevò lo sguardo verde in direzione Obiwan, uno sguardo pieno di ammirazione e di stupore:

     quel giovane jedi, a volte, era più avveduto di lui

    “Sempre saggio tu sei giovane Obiwan: ragione tu hai. L’ordine in declino è e cambiare dovremmo noi. Prima che troppo tardi sia. Prima che il lato oscuro completamente ci annebbi.”

    Un caldo e luminoso sorriso spuntò sulle labbra di Kenobi, mentre impercettibilmente le sue guance si colorarono di rosa: non era abituato ai complimenti. Né a riceverli né a darli. L’ordine era molto restio a concederli. Un’ improvvisa stretta al cuore fece morire il suo sorriso sul nascere: ne aveva mai fatti ad Anakin? Gli aveva mai detto quanto lo ammirava? Probabilmente no. Yoda si avvicinò a lui

    “Giovane Obiwan, vai ora: sul tuo allievo veglia. Egli la nostra speranza è.” Obiwan annuì

    “Si e un giorno sistemerà le cose ne sono certo, non solo perché è il prescelto”

    Yoda assentì con un lieve cenno del capo e il giovane jedi, dopo essersi inginocchiato in segno di rispetto, uscì dalla camera.

    “Avevi ragione maestro” sussurrò, con le lacrime agli occhi, Luke, scrutandolo mentre raggiungeva il suo allievo in uno degli hangar.

    Subito la moglie gli strinse forte la mano, rassicurandolo con la sua presenza.

    Quando Obiwan arrivò, Anakin percepì subito la sua presenza alle proprie spalle, benché fosse intento a sistemare il proprio caccia

    “Non vi fidate di me vero? Non mi ritenete abbastanza potente?” fece il giovane con la voce lievemente irata.

    “Ti sbagli Anakin: ci fidiamo di te. Non è mai stato in discussione né questo né il tuo potere. Il problema è che hai ancora molto da imparare su come controllarlo e usarlo per il meglio. E forse è troppo presto per nominarti comandante di un esercito. In ogni caso la decisione è già stata presa, e può essere che sia io a sbagliarmi.”

    Il giovane Skywalker non replicò, apparentemente intento a sistemare un cavo del suo caccia, che non ne voleva sapere di stare al suo posto. In realtà stava soppesando bene ogni singola parola pronunciata dal maestro: si fidava di lui quindi? Perché questa domanda: era ovvio che Obiwan aveva fiducia in lui. Lo sapeva! Solo che a volte ne dubitava, ma non per colpa del maestro no..oppure si? Non lo sentiva mai approvare una sua azione, non lo sentiva mai decantare una sua qualità, però..però a volte le parole non servivano:  a pensarci bene, non erano mai servite tra loro due. Bastava uno sguardo, un semplice sguardo complice e tutto andava bene. E allora perché ne stava dubitando? Quando erano lontani, impegnati insieme in qualche missione, non succedeva mai. Ancora una volta il desiderio di fuggire, di andare distante da tutti: esisteva forse un posto dove stare con il suo maestro e la sua Padmè? Esisteva? Distante dal consiglio, distante da Palpatine. Erano loro che lo facevano sempre dubitare di tutto.

    Il giovane maestro Kenobi attese diversi minuti che l’allievo replicasse, ma vedendo che il suo silenzio stava perdurando, gli disse

    “Che la Forza sia con te comandante.” Anakin girò il volto verso il maestro e abbozzò un sorriso

    “Che la Forza sia con te generale.” Obiwan la salutò con un lieve cenno del capo e si allontanò verso il proprio caccia.

    Anakin terminò le riparazioni del caccia, vi salì e lo fece partire, ma invece di dirigersi subito fuori dal pianeta, per guidare la flotta, il giovane si diresse verso l’appartamento della senatrice  Padmè Amidala.

    La giovane donna era alla finestra, vestita di un lungo candido abito, leggermente scollato e aveva i capelli raccolti in piccoli cerchi attorno alle orecchie: quando il caccia del giovane marito si fermò in volo davanti al suo appartamento, la donna alzò lo sguardo dai profondi occhi neri

    “Torna da me amore mio: ti aspetto” Anakin alzò la mano, mentre i suoi occhi blu brillavano come stelle

    “Io tornerò sempre da te amore mio, sempre: non smettere mai di aspettarmi. Solo tu sei la mia casa” 

    e mentre la sua vista si offuscava di lacrime, virò la piccola nave verso lo spazio siderale.

    “ Comandante Skywalker la stavamo aspettando: attendiamo i suoi ordini”

    “ Mettetevi in posizione: comincia lo spettacolo”

    “Si Signore.” E migliaia di navicelle si misero dietro la piccola nave del giovane jedi: la guerra stava per entrare nel vivo.

    “Questa guerra deve durare meno tempo possibile e per far si che ciò avvenga dobbiamo trovare il Conte Dooku: è lui che comanda i separatisti.”

    “Si Comandante” .

    La flotta repubblicana uscì nell'Iperspazio e si diresse verso il sistema di Muunilinst, che il Clan Bancario dei separasti aveva conquistato tempo addietro e che, costituiva di fatto, la base del suo sistema operativo.

    Quando la flotta repubblicana vi arrivò, per un momento persino i maestri jedi restarono interdetti: le navi dei separatisti, tra cui diversi incrociatori e torpedienere stellari,  sembravano arrivare da ogni angolo dello spazio profondo. Se la Repubblica sperava di riuscire a vincere in fretta aveva fatto male i suoi conti, pensò mestamente il giovane comandante Skywalker, non credeva che così tanti sistemi si fossero uniti al Conte Dooku. Evidentemente l’ex-jedi sapeva come incantarli bene: è vero che lui stesso, non molto tempo prima, aveva pensato che la Repubblica non stava funzionando bene. Tuttavia unirsi ai separatisti non era certo il modo migliore per risolvere i problemi del sistema: sarebbe servito altro. Ma cosa? Lui non era certo un politico e non era quindi compito suo occuparsi delle questioni dei politici: lui era un jedi. E il compito primario dei jedi era difendere la pace e la libertà. Fu a quel punto che un quesito si fece strada nella sua mente: combattere i separatisti era difendere la pace e la libertà? Padmè gli avrebbe sicuramente risposto che una soluzione diplomatica era sempre meglio che una guerra: ma che colpa ne aveva la Repubblica se erano stati i separatisti a volere quella guerra? Eppure non era convinto che una guerra fosse la cosa giusta da fare: anche il consiglio jedi la pensava così. Aveva cercato in tutti i modi di evitare quella guerra. E ora ogni jedi era a capo di una squadriglia di cloni non solo per comandarli, ma soprattutto per evitare spargimenti di sangue inutili.

    Un inatteso scossone lo distolse dalle sue riflessioni

    “Comandante Skywalker state bene?” 

    Il ragazzo scrollò le spalle “Si si tutto bene”

    “Mi spiace, una nave è apparsa all’improvviso dietro di voi: l’abbiamo vista all’ultimo momento”

     “Non preoccupatevi: tornate alla battaglia. R2 controlla se ci sono..” un altro scossone forte gli impedì di finire la frase e quasi lo speronò

    “Signore..”

    “Sto bene, sto bene ma per favore qualcuno mi controlli le spalle”

     Un inaspettato senso di gelo si era impadronito delle sue membra: era come se si sentisse circondato dall’odio. Una sensazione soffocante: chi era il pilota del caccia che continuava ad attaccarlo? Non era Dooku ne era certo, eppure  percepiva qualcosa di molto strano. Qualcosa che aveva sentito solo il presenza di Dooku. Ora che ci rifletteva non era successo solo con Dooku. No, la prima volta che aveva sentito quella sensazione era stato quando era arrivato su Coruscant anni prima. Quando era arrivata la delegazione del senato ad accogliere Padmè, che all’epoca era la regina di Naboo. Era la presenza del lato oscuro: e per la prima volta si rese conto che non ne aveva solo paura. Un altro scossone: il viso del giovane Skwyalker si oscurò di rabbia. Chiunque fosse la persona che lo stava attaccando così ferocemente presto l’avrebbe pagata: virò il caccia e si mise all’inseguimento del misterioso pilota

    “Comandante Skywalker è pericoloso cosa fate?”

    “ Voglio scoprire chi è..”

    “Ma Signore cosa diremo al Generale Kenobi?”

    “Non preoccupatevi: non se ne accorgerà nemmeno”

    e chiudendo la conversazione riprese l’inseguimento. Attorno a lui la battaglia infuriava, i Separatisti erano agguerriti ma non potevano resistere alla potenza della Vigilance, la più grande nave da guerra della Repubblica. Il giovane Skywalker sorrise: forse la guerra sarebbe finita presto.

    Mentre il suo giovane allievo era impegnato nella battaglia spaziale, il generale Kenobi era atterrato, insieme alle sue truppe, sul pianeta principale del sistema, Muunilinst, dove diede inizio ad una difficile battaglia terrestre con le truppe droidi.  Obiwan guida personalmente le cannoniere repubblicane contro la massiccia armata separatista: i droidi da battaglia sono feroci, inoltre ad estrema difesa della città c'è un enorme cannone, che sembra bloccare  l'assedio. Ma grazie alla determinazione e alla sagacia del generale Kenobi, i cloni parevano avere la meglio, distruggendo il cannone e riescono così avanzare più all'interno.

    In una sala controllo i capi del Clan bancario osservano spaventati l'avanzata delle truppe repubblicane.

    Uno di loro accusò  il terribile cacciatore di taglie Durge, inviato dal Conte Dooku in persona, di non fare nulla per difenderli. Durge era un uomo imponente, altro più di due metri, con un armatura bianca decorata da strani disegni grigi sul torace e sul casco: più che un uomo sembrava un gigante spaziale. Il cacciatore di taglie si alzò e si diresse verso colui che aveva osato colpevolizzarlo così impunemente: lo prese per il collo per spaventarlo, sogghignando lugubre. Poi come se nulla fosse lo posò per terra e si diresse a guidare l'armata dei droidi: il contrattacco dei separatisti ebbe così iniziò. Durge a cavallo una spider bike, recò con se un immane numero di droidi lancieri. Con un massiccio e inaspettato attacco dall'alto il feroce cacciatore di taglie e il suo esercito, travolsero ed eliminarono le truppe dei cloni, arrivando persino a distruggere parecchi camminatori . Per la repubblica fu un colpo duro: l'assedio alla capitale di Muunilinst che sembrava essere riuscito, fallì miseramente, e per ora i separatisti, grazie al tempestivo arrivo di Durge, erano riusciti ad ottenere una vittoria..

    I quattro spiriti del futuro osservavano tutto con il cuore in gola, quasi come se quella guerra, avvenuta più di vent'anni prima, stesse, invece, avvenendo in quell'istante, e nessuno di loro poteva fare nulla.

    Erano abituati a combattere, ad affrontare ogni situazione a viso aperto, e vedere una guerra così feroce, sapendo che non avrebbero potuto cambiare niente, li rese per la prima volta completamente coscienti delle parole di Anakin

    "La Forza ci permetterà di mostrarvi tutto, ma nessuno di noi, io per primo, purtroppo, potrà cambiare nulla." ..

    Leia prese la mano del fratello e la strinse a se: forse in cuore loro avevano davvero sperato che vedendo cosa fosse successo, avrebbero potuto davvero cambiarlo. Si cambiare il passato, cambiare le loro vite, le vite di tante persone: la vita di un intera galassia..Mestamente tornarono a guardare quel passato ormai remoto, facendosi forza l'un l'altra.

    Il Generale Kenobi aveva visto tutta il contrattacco dei separatisti dall'alto della città, grazie ad macrobinocolo, completamente impotente. Il giovane maestro era affranto, ma non poteva permettersi di deprimersi, doveva trovare subito una soluzione. Sotto di lui le truppe cloni, intanto, affrontavano i droidi lancieri, incrociando letteralmente le lance, in uno scontro violento..In mezzo al quel duello feroce, Obiwan cercò di individuare Durge: senza di lui i separatisti, avrebbero perso una delle loro guide. Finalmente lo intravide, fermo, di fianco alla sua speeder bike: senza indugio, ma con una calma impressionante, Obiwan si diresse verso il feroce cacciatore di taglie.

    "Buona sera Durge" e con un sorriso sardonico, il giovane jedi tirò fuori la sua spada laser e tranciò sia la lancia che il mezzo del cacciatore di taglie. La spider esplose prendendo fuoco ma incredibilmente Durge uscì incolume dalle fiamme e scalzò il generale Kenobi dal proprio speeder, costringendolo ad arretrare

    "Generale Kenobi, pensavo foste una persona prudente."

    "Combatti cacciatore di taglie, non ho certo voglia di filosofeggiare con te" 

    Durge afferrò lo speeder di Obiwan, brandendolo come una mazza contro lo stesso jedi. Il giovane jedi non si scompose più di tanto: frantumò il veicolo con la propria spada laser e con la stessa infilzò il petto del gigantesco cacciatore di taglie. Un sorriso soddisfatto spuntò sulle labbra di Obiwan ma che subito scomparve quando udì una sinistra risata metallica, la risata di Durge: quel mostro era ancora vivo! Ancora sorpreso Obiwan non ebbe tempo di respingere il furioso attacco del cacciatore di taglie che prese a tempestarlo di violenti pugni. Non contento iniziò ad usare ogni sua arma per sconfiggere definitivamente il jedi: lanciafiamme, mazze, doppi blaster e persino due scudi di energia capaci di respingere la spada laser del giovane maestro.

    "Arrenditi generale Kenobi, e ti concederò una morte onorevole" e di nuovo scoppiò nella sua sinistra risata. Obiwan nemmeno gli rispose ed approfittando della distrazione del suo avversario, riuscì ad attaccarlo nei punti più deboli e in pochi minuti lo fece a pezzi.

    "Addio Durge" e si allontanò verso una speeder bike, vi saltò sopra e si diresse verso la torre di osservazione, che le sue truppe usavano come base operativa.

    Mentre si allontanava, i pezzi del corpo di Durge si ricomposero sotto lo sguardo spaurito di Luke,Leia, Han e Mara Jade.

    Mentre Obiwan lottava con Durge, Anakin e il misterioso pilota iniziarono un cruento duello spaziale, tra inseguimenti e lanci di siluri, ma nessuno dei due sembrava avere la meglio sull’altro. Con una spettacolare virata, il pilota, che altri non era che la sith Asaj Ventress, mandata da Dooku e da Palpatine per ucciderlo, si avviò sogghignando verso il pianeta: il giovane Skywalker si rabbuiò ancora di più. Non voleva certo che la loro piccola scaramuccia portasse danno ai civili della capitale del sistema, ma d’altra parte non poteva esimersi da inseguirla, se voleva scoprire chi fosse. E se voleva impedirgli di fare del male a qualcuno.

    “Sarai la mia preda più grande, giovane Skywalker!” pensò la sith divertita dal fatto che Anakin le stesse andando dietro.

    “Questa donna è completamente pazza a mettersi contro vostro padre” fece Han assistendo sbigottito alla scena. Luke e Leia si limitarono ad annuire, continuando ad osservare ciò che stava avvenendo davanti ai loro occhi: il combattimento tra i due caccia  proseguiva per tutta la capitale di Muunilinst..Le due navi scendevano in picchiata, fino ai bassifondi, poi risalivano fino ai palazzi più alti. E tutto questo non passò inosservato al generale Kenobi, che subito cercò di mettersi in comunicazione con il suo indisciplinato allievo

    "Anakin, Anakin mi ricevi?"

    "Si maestro, sto cercando di fermare quel pilota"

    "Anakin è una trappola fermati"

    Il giovane jedi scosse la testa "Mi spiace maestro non ti sento più molto bene" e interruppe le comunicazioni per riprendere l'inseguimento: pochi minuti dopo i due furono di nuovo fuori da Muunilinst e la misteriosa sith entrò nell'iperspazio, seguita subito da Anakin. Nel frattempo Obiwan si era arrabbiato non poco perché il suo allievo aveva interrotto le trasmissioni così bruscamente ed aveva ordinato ad una flotta di cloni di seguire il ragazzo perché non si cacciasse nei guai, nonché il suo fedele droide R4.

    Asaj, seguita da Anakin e dai cloni, attraversò mezza galassia nell'iperspazio ed arrivò nel remoto pianeta di Yavin IV, dove circa 20 anni dopo, l'Alleanza Ribelle avrebbe vinto una delle battaglie più importanti contro l'Impero Galattico, guidato da Palpatine. Arrivato su Yavin, un pianeta quasi completamente coperto di foreste e da edifici antichi forse come la Galassia, il giovane Skywalker restò interdetto nel vedere che non vi era traccia della donna: non percepiva nemmeno la sua presenza. Quindi o non era li oppure sapeva nascondere la sua presenza. Quest'ultima possibilità lo preoccupò non poco

    "Se sa nascondersi, significa che sa usare la Forza, e se la sa usare..era da quel pilota che sentivo il lato oscuro? Era da lui? Se così fosse potrebbe essere o un sith o un jedi rinnegato"

    rabbrividì per il pensiero: c'era veramente qualche jedi pronto a cedere al lato oscuro? A diventare un sith? E Perché mai?"

    Scosse la testa cercando di cacciare questi pensieri angoscianti

    "Setacciate il pianeta, dobbiamo trovarlo, chiunque sia"

    "Si comandante Skywalker"

    Su Muunilinst, contemporaneamente, Obiwan era pronto per sferrare l'assedio finale

    "Presto attaccate immediatamente la base di comando dei separatisti. Mi raccomando che nessuno fugga"

     e subito le sue truppe sferrarono un attacco micidiale, sotto gli occhi terrorizzati del Clan dei banchieri muum, che attraverso gli ologrammi assistettero alla loro disfatta e alla conquista del loro pianeta.

    Obiwan entrò dentro il palazzo e subito uno dei leader si buttò in ginocchio

    "Vi prego non fateci del male generale, siamo solo dei banchieri"

    "Dovete garantirmi la vostra resa incondizionata"

    "Ma certo gen.." un rumore di vetri infranti interruppe il banchiere: da una vetrata laterale era appena entrato il redivivo Durge!! Subito alcuni soldati cloni  gli sparano addosso trasformandolo in una palla di fuoco.

    "Fermi non vi avvicinate, già una volta pareva defunto e invece.."

    E a conferma delle sue parole, Durge emerse dall'armatura in frantumi, rivelando la sua natura aliena, che gli permetteva di ricomporre il proprio corpo a seconda delle circostanze. Con una rapidità sorprendente il cacciatore di taglie distrusse diversi cloni e si avventò sul giovane jedi: il duello tra i due cominciò nuovamente!

    Su Yavin nel frattempo i cloni si erano allontanati per eseguire gli ordini del comandante Skywalker, che continuava ad osservare la zona di atterraggio in modo circospetto. All'improvviso dalla foresta echeggiò una risata sinistra: la risata di una donna.

    "La risata di una sith" pensò mestamente il ragazzo. Non ebbe nemmeno il tempo di finire questo pensiero che subito Asaj lo attaccò sparando sulla sua nave e su R4, che sembrò essere irrimediabilmente distrutto.

    "Maledetta strega" urlò in preda alla rabbia il giovane jedi, che subito tirò fuori la sua spada laser e iniziò a combattere con la sith con una furia incredibile.

    "Giovane Skywalker porterò il tuo cadavere come trofeo da Dooku: sarà il simbolo della disfatta della Repubblica"

    "Lo vedremo strega!" sibilò il jedi

    Il duello divenne terribile. Proseguì sopra gli alberi, dove Asaj lanciò addosso ad Anakin una mitragliata di pesanti tronchi, sogghignando come se si stesse divertendo molto, e poi finì sopra diversi edifici antichi del pianeta, dove la donna riuscì, grazie alla Forza, a sfilare la casacca al giovane jedi. Quest'ultimo ormai pareva sul punto di esplodere e attaccò Asaj con maggiore furia, riuscendo a strappare la spada laser rossa: Asaj era ormai disarmata, ma Anakin non si fermò: di nuovo preda del lato oscuro, il giovane jedi la spinse vicino al precipizio e la fece cadere nel vuoto..

    Se lo scontro su Yavin pareva essere terminato, quello su Muunilinst era ancora nel vivo: Durge pareva essere come l'araba fenice, dato che ogni volta che pareva privo di vita, si rialzava più potente di prima. Kenobi era sconvolto: non aveva la minima idea di come liberarsi di quel mostro. Durge avanzò verso di lui con fare minaccioso e senza nemmeno dare il tempo di far capire al giovane generale le sue intenzioni, lo avvolse dentro di se, grazie alla natura mutevole del suo organismo. Sia i cloni che i membri del clan bancario che gli spiriti invisibili del futuro osservavano la scena con muto terrore per diversi minuti. Finalmente uno dei capi delle clone troppers sembrò riaversi e sparò contro il mostro una raffica di scariche elettriche che insieme alla  Forza che il jedi stava usando al di dentro dell'alieno, ne distrussero l'organismo e lo fecero esplodere. Stavolta Durge era trapassato davvero. Obiwan ne uscì incolume ma sfinito e bagnato e tornò verso il capo dei banchieri muum

    "Dove eravamo rimasti? Ah si ti dovevi arrendere.."

    Han aveva gli occhi spalancati per quanto aveva appena assistito e si limitò a fissare Luke che gli sorrise. Un sorriso di rivincita che significava chiaramente "Visto che avevo ragione io?"

    Su Yavin Anakin era tornato in se e capì di essere caduto in una trappola: il suo maestro aveva ragione. Per fortuna ne era uscito incolume. Quando tornò su Muunilinst, scusandosi con il maestro, il loro colloquio fu interrotto da una chiamata urgente di Daakman Darrek  al comlink , che tramite l'ologramma lo si vedeva combattere furiosamente contro qualcuno

    "Chied

    Aggiunto: March 7th 2008
    Autore: Amidala79

    Letture: 361
    Lingua: italian

      

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    Un Padre Sconosciuto - Capitolo VIII parte a
    Postato da darth-tyrannus il 2008-03-07 19:56:29
    Mio Voto:


    molto bello.
    Però Asajj Ventress è una jedi oscura non un sith