Jaden indietreggiò, irritato con se stesso quando Quatra penetrò per l’ennesima volta le sue difese.
Il Makashi della Maestra Jedi era troppo ben eseguito per poter essere contrastato dal semplice Shii-Cho utilizzato in quel momento dal Padawan; Jaden decise dunque di cambiare tattica, fingendo di mettersi in posizione di guardia Soresu per attaccare poi Quatra con l’Ataro, piroettando e guidando i propri attacchi per mezzo della Forza. Quatra si difese senza troppe difficoltà, evitò una serie di fendenti Shien, parando con rapidità gli attacchi e le acrobazie del suo allievo; le sue difese sembravano impenetrabili. Jaden cominciava a stancarsi: i suoi attacchi richiedevano un alto utilizzo di energie sia fisiche che di Forza e per altro non producevano nemmeno troppi risultati. Il Padawan si irritò ancora più profondamente quando, riuscito con una rapida finta a penetrare le difese della Maestra, non riuscì a portare a termine il proprio attacco come avrebbe voluto poiché Quatra, facendo ricorso ad un muro di Forza, aveva rallentato la velocità del suo fendente ed era riuscita a portarsi in posizione di blocco.
Le due lame, azzurra per Jaden verde per la Maestra Jedi, sembravano una sola cascata scintillante di energia; facendo ricorso alla Forza il Padawan spinse indietro Quatra e cominciò ad incalzarla con una rapidissima serie di fendenti e attacchi Shii-Cho, intervallati da qualche stoccata Soresu, costringendola ad arretrare costantemente. Ma la Maestra Jedi era tutto tranne che in difficoltà; infatti, nonostante la rapidità del proprio allievo, le abilità della Jedi erano decisamente superiori, essendo Quatra una delle più abili Maestre di spada dell’ordine.
L’umana parava tutti i colpi a lei diretti senza fare ricorso a balzi, piroette o parate disperate, mettendo in mostra un’impressionante padronanza del Soresu stile classico e molto efficace in difesa. Quando Jaden parò un colpo che Quatra aveva diretto alla sua spalla sinistra e le due lame furono nuovamente in posizione di blocco la Maetra Jedi dichiarò concluso l’allenamento e spense la propria spada laser agganciandola alla cintura subito imitata dal proprio allievo.
“Molto bene Jaden” disse “Le tue abilità sono aumentate ancora, la tua tecnica Shii-Cho è raffinata, i tuoi fendenti molto rapidi e decisi”. “Non sono riuscito a superare le tue difese Maestra” rispose il Padawan calando nella sua voce tutta l’irritazione che provava “il mio Shii-Cho è inutile contro il tuo Makashi, il tuo Soresu è troppo superiore al mio per sperare di sorprenderti con una parata e un contrattacco improvvisi, il mio Ataro è veloce e preciso,ma non abbastanza. Le uniche volte che ho penetrato le tue difese è stato solo per merito di un paio di trucchi inventati al momento, non certo per la padronanza di un particolare stile. E comunque hai bloccato i miei attacchi senza troppo sforzo”. Quatra fissò il proprio allievo, preoccupata per la sua irritazione: “Jaden calmati. La rabbia non è un sentimento da Jedi. E’ un sentimento che porta al lato oscuro. Rilassati; non saranno la tua rabbia e la tua irritazione a farti migliorare le tue abilità con la spada”.
Il Padawan abbassò gli occhi e addolcì leggermente il tono della propria voce. “Scusa Maestra. Ma la mia irritazione è giustificata: io mi sento pronto ad affrontare le prove, sono pronto a diventare un Cavaliere Jedi! Continuare ad allenarmi qui su Dantooine mentre fuori infuria la guerra non è nei miei piani: non è giusto. Io voglio la carica di Cavaliere Jedi, voglio poter avere accesso agli archivi del Tempio, voglio diventare un Maestro di spada, voglio salvare la Repubblica e la galassia dalla minaccia mandaloriana!”. L’espressione di Quatra si rabbuiò: “Ascoltati Jaden! I tuoi pensieri sono centrati su te stesso, stai pensando di prendere parte ad una guerra condannata dal Consiglio dei Jedi, stai cercando di acquisire un sempre maggior potere! Questo non è da Jedi! Pace, giustizia, sicurezza, equilibrio, altruismo, questi sono i valori e i sentimenti in cui dovresti credere e che dovresti provare! Ricorda il codice Jedi, ripensa ai miei insegnamenti, alle lezioni che hai studiato! I tuoi desideri, il tuo egoismo e la tua ricerca di un potere maggiore sono tutto ciò che depone a tuo sfavore presso il Consiglio per la tua nomina a Cavaliere Jedi!”.
Questa volta fu il turno di Jaden di rabbuiarsi: “E a cosa serve essere un Jedi se poi non si ha il potere necessario per salvare la galassia? A cosa serve fare tutti questi bei discorsi mentre migliaia di uomini perdono la propria vita ogni giorno perché il Consiglio non ne vuole sapere di aiutare le forze della Repubblica? Quando il Consiglio deciderà di intervenire? Quando i Mandaloriani prenderanno Dantooine o Coruscant? Quando la Repubblica cadrà?”. “Jaden abbiamo già affrontato altre volte il discorso…” cominciò Quatra “E senza risultato!” finì il Padawan per lei. “Non capisci Maestra? Non vedi perché sto cercando di diventare un Jedi? Non hai ancora compreso perché voglio acquistare un potere più grande? Allora sarò io a dirtelo: a volte mostrarsi forti può essere più efficace che esserlo veramente, specialmente in guerra. Pensa Maestra” continuò Jaden con fervore “rifletti sulle mie parole. Voglio diventare un potente Jedi perché voglio impedire che future guerre coinvolgano la Repubblica, perché vi sia pace nella galassia! Più un nemico è potente meno è la voglia degli avversari di attaccarlo e dunque molto minori le possibilità di una guerra. Ecco perché ricerco un potere più grande, ecco perché ogni Jedi dovrebbe fare lo stesso: per realizzare la pace e la giustizia nella Repubblica e nell’universo!”.
La Maestra Jedi fissò pensierosa il proprio allievo per alcuni instanti: “Forse hai ragione” disse “forse sei davvero pronto. Parlerò al Consiglio oggi stesso. Aspettati una convocazione entro stasera”. Il volto di Jaden si illuminò “Nel frattempo và nelle tue stanze a meditare ed esercitati negli esercizi di rilassamento e concentrazione che ti ho insegnato” “Sì Maestra” rispose il Padawan inchinandosi e prendendo congedo da Quatra.
“Le sue argomentazioni sono senza dubbio argute; sembra aver riflettuto a fondo sulla questione”. “E’ così Maestro Dorak. Jaden ha passato ore in meditazione, pensando e ripensando alle motivazioni che lo spingono a ricercare questo maggior potere e oggi, dopo l’allenamento con la spada laser, mi ha esposto le sue conclusioni e mi è parso opportuno riportarle in Consiglio. Credo che sia pronto ad affrontare le prove”.
Quatra fissò negli occhi i Maestri Jedi riuniti nella sala del Consiglio, cercando di decifrare le loro espressioni. Certo, non aveva detto tutta la verità sul proprio allievo, aveva nascosto al Consiglio lo scatto d’ira di Jaden e le sue affermazioni sulla guerra,ma la Maestra Jedi aveva le sue buone ragioni per farlo: era convinta che conferire a Jaden il grado di Cavaliere Jedi avrebbe contribuito a calmare il suo Padawan, a renderlo meno precipitoso e irruento, a conferirgli la saggezza che Quatra vedeva nascosta nel profondo della sua persona. Se così non fosse stato, Jaden avrebbe comunque dovuto rispondere al Consiglio delle proprie azioni e Quatra era convinta che il suo allievo avrebbe rispettato la volontà dei Maestri Jedi e si sarebbe dedicato allo studio degli archivi del tempio e all’apprendimento dei più efficaci stili di combattimento con la spada laser. “Ma il ragazzo è irruento e avventato” intervenne Zhar Lestin “E ciò non depone a suo favore”. Quatra portò il suo sguardo sul Maestro Jedi: “Jaden è giovane Maestro, tutti noi eravamo come lui alla sua età; sono convinta che le responsabilità che derivano dalla carica di Cavaliere Jedi contribuirà a farlo maturare e gli conferirà la saggezza necessaria”. Zhar annuì, approvando le parole di Quatra.
“Non possiamo permetterci altre perdite” intervenne Atris “Troppi Jedi hanno seguito Revan e Malak nelle guerre mandaloriane, non possiamo permettere che altri partano per l’orlo esterno disubbidendo agli ordini del Consiglio. Il tuo apprendista è troppo coinvolto, troppo imprevedibile, si fa guidare dalle passioni e non ragiona mai prima di agire. Ciò depone a suo sfavore”. Quatra lanciò un’occhiata di disapprovazione alla Maestra Jedi la cui voce, apparentemente calma e distaccata, celava la rabbia per la partenza di un Jedi a lei caro e di cui, Quatra ne era sicura, la Maestra era segretamente innamorata sebbene non l’avrebbe mai ammesso con se stessa e tanto meno con il Consiglio. “Kolar partirebbe subito verso l’orlo esterno e là si perderebbe nella follia della guerra e della violenza. No, è meglio tenerlo qui sotto il nostro controllo con il titolo di Padawan”. Quatra trovò irritante il sorriso compiaciuto di Atris e stette per rispondere alle sue affermazioni, ma poi ricordò a se stessa che anche la rabbia e l’irritazione erano sintomo di attaccamento e li lasciò andare. Ma non rinunciò alla lotta; “Jaden è testardo, giovane e intraprendente, lo riconosco, ma è pronto per affrontare le prove. Non ho più nulla da insegnarli”. “Allora” intervenne nuovamente Atris “forse dovremmo assegnarlo ad un altro Maestro”.
Quatra nascose a stento il proprio stupore e la propria rabbia per l’arroganza e l’offesa che Atris le aveva arrecato con quelle parole. Fu il Maestro Kavar a riportare l’ordine nel Consiglio: “Quatra è uno dei nostri Maestri più in gamba e non sussistono dubbi sulle sue abilità di Jedi. Io stesso mi alleno alla spada con lei e non c’è bisogno che sottolinei le sue capacità di combattente e di Maestra. I suoi insegnamenti attingono dal profondo della filosofia Jedi, la sua conoscenza della Forza è molto profonda…” “Ma forse manca dell’autorità necessaria a trattenere il suo giovane allievo” lo interruppe Atris. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: “Maestra Atris le vostre accuse mi arrecano profonda offesa. Il vostro tono e la vostra arroganza sono intollerabili. Non credo che siate né adatta né pronta ad un seggio nel Consiglio”. Alle parole di Quatra Atris avvampò in volto, manifestando tutta la propria rabbia.
Fu allora che intervenne il Maestro Vrook: “Maestri, Maestre, vi prego, riportiamoci sulle questioni per cui è stata aperta questa seduta del Consiglio; dimentichiamo le inutili e sconcertanti offese reciproche perché esse non fanno parte della vita di un Jedi”. Quatra annuì e si scusò con il Consiglio,ma notò che Atris non faceva lo stesso. “Il tuo Apprendista pronto è, tu dici?” intervenne Vandaar “Sì Maestro” rispose Quatra fissando Vandaar, grata che quel fatto la facesse distrarre da Atris e dalle sue accuse. “Allora esaminarlo forse noi dovremmo” continuò. “Non sono d’accordo” lo interruppe Atris “Il mio parere è contrario al vostro Maestro Vandaar e al tuo Quatra. Il ragazzo non è pronto”. Sulla stessa linea di Atris si schierarono altri membri del Consiglio tra cui il Maestro Vrook sicché quando si giunse al voto il Consiglio si trovò spaccato in due.
Dopo altre discussioni, altre argomentazioni di Quatra e Artis, la difesa della Maestra di Jaden cedette e il Consiglio rigettò la sua proposta di sottoporre il suo Padawan alle prove; Quatra stessa alla fine si convinse che la decisione del Consiglio era la migliore per il suo allievo, dando credito alle sagge affermazioni di Vrook, ma ignorando quelle arroganti di Atris. Fu così che il Consiglio si concentrò sulla seconda questione per cui si era riunito: la guerra. Un tenete della Repubblica, Borpa Tavic, attendeva al di fuori della sala del Consiglio dei Jedi; un’ora prima era stato condotto presso il Consiglio e aveva richiesto ufficialmente l’appoggio dei Jedi nelle guerre mandaloriane. Revan, Malak e i Jedi che combattevano con loro, aveva affermato Tavic, stavano liberando molti pianeti dal giogo del nemico, ma molti altri cadevano ogni ora che passava sotto il dominio mandaloriano; la Repubblica necessitava di nuove forze, aveva bisogno di soldati, navi e armamenti, ma soprattutto aveva bisogno dell’appoggio ufficiale dei Jedi. Non era questa la prima richiesta di aiuto che la Repubblica ed il Senato presentavano ai Jedi, ma certamente era la più drammatica; il racconto della battaglia di Talon IV, l’agguato mandaloriano, la morte dei due Jedi che guidavano la battaglia, la perdita di tre incrociatori repubblicani, la richiesta di aiuto affidata a Tavic, la fuga dalla battaglia per recarsi a Coruscant dai Jedi, la perdita della piccola scorta assegnata…E a tutte queste informazioni si aggiungeva la fresca notizia della caduta del sistema di Talon e il totale annientamento della flotta repubblicana di quel settore; altri Jedi erano morti, altri soldati, altri innocenti; i pochi Jedi alla guida di Revan e Malak non potevano coprire tutti i sistemi coinvolti nel conflitto. Tavic chiedeva ai Jedi di impegnarsi direttamente nella guerra, di fornire appoggio non soltanto morale ai combattenti repubblicani sfiduciati e stanchi. Le discussioni del Consiglio si protrassero a lungo, ma la linea di condotta non cambiò: i Jedi non sarebbero scesi in guerra. Fu in quel momento che Quatra propose di assegnare una piccola scorta al tenente Tavic affinché potesse raggiungere il comando repubblicano nel sistema di Avare in condizioni di sicurezza; la Maestra Jedi propose di mettere Jaden a capo della squadra di sicurezza composta da altri quattro Padawan. La missione sarebbe stata considerata parte delle prove per diventare Cavalieri Jedi che i quattro Apprendisti avrebbero sostenuto al loro ritorno; Quatra sottolineò che anche per Jaden quella missione sarebbe stata una buona prova che avrebbe potuto mettere il Consiglio in grado di capire se il suo Padawan fosse pronto o meno per affrontare le prove perché lo avrebbe sottoposto alla tentazione della guerra, della disubbidienza al Consiglio e del lato oscuro.
I Maestri Jedi discussero per alcuni minuti sulla proposta di Quatra e alla fine la approvarono in larga maggioranza con il parere contrario di Atris e di soli altri due Maestri. “Allora è deciso. Jaden sarà al comando della piccola scorta che riaccompagnerà il tenente Tavic al comando repubblicano. Se saprà portare a termine la sua missione e a non cedere alle passioni sarà sottoposto alle prove. Mandate a chiamarlo insieme al tenente”. Nella sala di attesa fuori dal Consiglio Jaden camminava avanti e indietro, misurando la stanza con lunghi passi; era nervoso e non faceva nulla per celare il suo stato d’animo. “Perché ci mettono tanto? Non dovrebbe essere una scelta troppo difficile da compiere”. “Tranquillo figliolo, il Consiglio saprà riconoscere le tue capacità; avrai la nomina a Cavaliere Jedi e io sarò molto orgoglioso di te”. Jaden sorrise al tenente Tavic, vecchio amico di famiglia, uomo leale e giusto che il Padawan aveva imparato ad amare come un padre dopo la morte del proprio genitore. “Ma perché metterci tanto?” continuò. “Il Consiglio deve anche dare una risposta alla mia richiesta di aiuto Jaden, e prendere una tale decisione richiede tempo e discussioni. E’ normale che non ci abbiano ancora chiamati”. Proprio mentre pronunciava queste parole un bambino in abiti Jedi che Jaden riconobbe come Torr Yoweth, allievo di Zhar Lestin, entrò nella stanza e dopo aver fatto un inchino a Jaden e a Tavic annunciò loro che erano attesi nella sala del Consiglio. Jaden e Tavic entrarono nella sala del Consiglio.
Il Padawan teneva il capo chino in segno di umiltà e rispetto, si sforzava di mantenere la calma, di sembrare rilassato e a proprio agio; Jaden raggiunse il centro della stanza mentre Tavic rimase più indietro, in posizione defilata, conscio dell’importanza dei discorsi che si sarebbero svolti di lì a poco e della tensione che il suo figlio adottivo provava in quegli istanti. Il Padawan fece un inchino ai decani, un segno di rispetto dovuto ai più potenti Maestri Jedi presenti nella stanza e nell’universo; il giovane Padawan non tralasciò di osservare le espressioni dipinte sui loro volti, in cerca di qualche indicazione sulla loro decisione e forse un indizio dell’umore dei Maestri. I pochi secondi che l’operazione richiedeva trascorsero nella lentezza più assoluta e mentre Jaden riprendeva l’abituale postura Jedi, il Padawan dovette fare ricorso a tutta la sua abilità per rimanere calmo; non era riuscito a ricavare nessun indizio dall’espressione di serena contemplazione di Vandaar, dall’immobilità di Vrook, dall’elegante postura di Zhar Lestin. Jaden lanciò un’occhiata a Quatra che sedeva accanto a Kavar, si sentì raggelare l’animo quando incrociò lo sguardo con quello di ghiaccio di Atris. “Jaden Kolar” esordì Vrook riportando l’attenzione di Jaden presso i decani “il Consiglio ha deciso di affidarti un’importante missione; dovrai scortare il tenete Tavic nell’Orlo Esterno presso la base repubblicana Gore 3. Non è una missione semplice Kolar, il viaggio è lungo e nasconde trappole e insidie e per questa ragione il Consiglio ha deciso di affiancarti in questa missione altri quattro Padawan per ottemperare al meglio all’obbligo di protezione del tenente Tavic che il Consiglio si prende in questa sede: Mak Ee’Kel, Jarr Tovak, Yan Novak e Whie Gult vi accompagneranno nel vostro viaggio. In qualità di Padawan anziano avrai il comando della missione,ma non dovrai prendere alcuna iniziativa senza consultare la Maestra Vog o il Consiglio. Una volta conclusa la missione dovrai tornare immediatamente su Dantooine”.
Il volto di Jaden era una maschera di durezza e delusione che non rifletteva nemmeno in minima parte quello che si agitava all’interno del suo cuore; il Consiglio gli assegnava un’importante missione e questo poteva essere una buona cosa, il segno che il Consiglio riconosceva le sue capacità. Il Consiglio ha deciso di affiancarti in questa missione altri quattro Padawan: Mak Ee’Kel, Jarr Tovak, Yan Novak e Whie Gult. Jaden conosceva i quattro apprendisti con cui avrebbe dovuto dividere il viaggio: tutti avrebbero affrontato di lì a poco le prove per la nomina a Cavaliere Jedi, tutti erano più giovani e meno dotati di lui e questo Jaden non poteva accettarlo. Aveva ventiquattro anni e si sentiva pronto da tempo per sottoporsi alle prove; aveva appreso da Quatra tutto ciò che la Maestra gli poteva insegnare, desiderava progredire e non rimanere bloccato inutilmente. Avrai il comando della missione,ma non dovrai prendere alcuna iniziativa senza consultare la Maestra Vog o il Consiglio. Lo volevano controllare anche nell’orlo Esterno, volevano limitare le sue capacità e le sue scelte, lo tenevano al guinzaglio come un pericoloso reek selvaggio da domare e guidare. Non avevano fiducia in lui, avevano paura di lui, delle sue abilità, non volevano farlo progredire; tutto ciò era molto frustrante.
Jaden cercò lo sguardo di Quatra, sua Maestra, ma la Jedi fuggì il confronto con il proprio allievo; Atris sembrava divertita dalla decisione del Consiglio e Jaden era sicuro che la maggiore artefice di quella scelta era stata proprio lei, antica rivale di Quatra, donna dalla profonda conoscenza della Forza, ma con un grande difetto che ne aveva ritardato a lungo la nomina a Maestra: l’arroganza e la troppa sicurezza di se stessa. Tutti questi pensieri passarono con la rapidità del fulmine nella mente di Jaden e il giovane Padawan quasi non si accorse che il Consiglio aveva invitato Tavic al centro della stanza e che gli stava comunicando la propria decisione: “Tenente Tavic, abbiamo a lungo discusso la risposta da fornire alla sua richiesta, ponderando ogni possibilità e tenendo in gran conto le morti che ogni giorno avvengono al fronte; il Consiglio ha deciso che la linea di condotta dei Jedi non cambierà. Non possiamo essere coinvolti in questa guerra tenente perché condurrebbe troppi di noi lungo una strada che ci è proibito intraprendere, risveglierebbe nei giovani Jedi passioni sopite che devono rimanere tali. Per questi motivi siamo costretti a non dare ascolto alla vostra richiesta di aiuto; tuttavia ci facciamo carico della vostra sicurezza e le assegniamo una scorta di cinque Padawan che la condurranno presso la base Gore 3 nell’Orlo Esterno. La partenza avverrà tra due giorni; è tutto quello che possiamo fare per lei tenente. Che la Forza sia con voi”.
“E’ un affronto! Un’offesa alle mie capacità e ai tuoi insegnamenti Maestra! Il Consiglio non vuole riconoscermi il grado di Cavaliere Jedi perché non si fida di me! Non mi mandano in missione da solo, vogliono controllarmi, tenermi bloccato! Non è giusto!”. La Maestra Jedi Quatra Vog sospirò e rimase qualche istante in silenzio, cercando le parole giuste per rispondere al suo Padawan,ma riconoscendo in cuor suo le sue ragioni. “Jaden” cominciò “Il Consiglio riconosce la tue capacità altrimenti non ti avrebbe assegnato questa missione…” “Non l’hanno assegnata a me! L’hanno assegnata ai loro brillanti Padawan in modo da potermi controllare, da poter ritardare ancora la mia nomina a Cavaliere Jedi! Non si fidano di me!” “Jaden per favore calmati. Hai molte ragioni per essere arrabbiato,ma devi ricordare il tuo addestramento: placa la rabbia altrimenti ti porterà al lato oscuro”. Jaden divenne ancora più rosso in volto: “Non farmi un’altra lezione Maestra! Sono stanco dei rimproveri e delle prediche! So di essere pronto per essere un Cavaliere Jedi, sono stanco di starmene fermo qui a fare nulla mentre migliaia di uomini muoiono ogni giorno! Sono stanco di tutto questo!”.
Quatra guardò preoccupata il suo allievo e allungò la mano per posargliela sulla spalla, ma il Padawan si ritrasse con sdegno. “Sei come tutti gli altri. Non ti fidi di me, non credi che sia pronto!” “Jaden!” gridò Quatra, ma il Jedi le voltò le spalle e se ne andò. Jaden si chiuse nel suo alloggio, spense il suo radiofaro e lo gettò sul letto non avendo nessuna intenzione di ricevere chiamate o di parlare con qualcuno e in modo più specifico non nutriva nessun desiderio di essere contattato da Quatra per sentire ulteriori scuse o giustificazioni. Si tolse il saio lasciandolo sfilare a terra, sganciò la sua spada laser dalla cintura e si sedette a gambe incrociate al centro della stanza per ritrovare un po’ di pace nella meditazione. Trascorse buona parte della notte in questo modo scrutando dentro di sé, cercando la fonte del proprio potere, scoprendo i propri limiti e le proprie capacità, cercando di prendere una decisione per il proprio futuro. Andò a fondo, ripercorse la propria vita, le proprie scelte, gli insegnamenti ricevuti, ricordò il carisma di Revan e l’eloquenza di Malak nel giorno in cui partirono per la guerra, gli tornarono in mente i Jedi che avevano scelto di partire e quelli che avevano invece deciso di rimanere; ricordò Bastila, le sue parole pronunciate in difesa del Consiglio, ricordò i suoi ammonimenti a non cedere al lato oscuro, a non farsi dominare dai sentimenti. Jaden aveva creduto fermamente nelle parole di Bastila, l’aveva ammirata per la sua convinzione e per il suo fervore, aveva posto la sua fiducia nel Consiglio, sicuro di ricevere in cambio lo stesso trattamento; ma si era sbagliato. Il Consiglio lo teneva bloccato, non lo faceva progredire, non aveva fiducia in lui, non gli permetteva di avere ricarichi importanti, non lo mandava in missione da solo; tutto questo era inaccettabile; inaccettabile e doloroso dal momento in cui la sua stessa Maestra si era schierata sulle posizioni del Consiglio.
"Il Consiglio riconosce le tue capacità altrimenti non ti avrebbe assegnato questa missione". Le parole di Quatra lo colpirono come una frusta; la sua Maestra non lo capiva, non poteva o forse non voleva. La persona che più di ogni altra nell’universo gli era stata vicina in tutta la sua vita dalla morte del padre in poi non voleva comprenderlo e aiutarlo; questo non poteva assolutamente sopportarlo. Poi Jaden si rese conto che c’era un’altra persona che gli era stata vicino, che aveva lenito il suo dolore, che gli aveva fatto da guida, che lo aveva fatto sentire come un figlio amato e accettato per come era; questo nemmeno la sua Maestra era mai riuscita a dargli, rimproverandolo ogni volta che a suo giudizio il Padawan non aveva seguito la giusta linea di azione. Jaden aprì gli occhi, si alzò in piedi, indossò il saio e riagganciò la spada laser alla cintura; ogni dubbio era svanito. Adesso sapeva cosa fare. Jaden percorse i corridoi dell’accademia Jedi come un fantasma senza che nessuno lo fermasse o lo notasse; giunse alle stanza degli ospiti, fece riscorso alla Forza per aprire le porte della camera di Tavic e nello stesso modo chiuse le porte alle sue spalle. Il tenente si destò e lo fissò con un’espressione a metà tra lo stupore e la curiosità; il Padawn si sedette affianco al letto in silenzio mentre Tavic si vestiva in fretta. Una volta terminata l’operazione il tenente rivolse la sua attenzione a Jaden e il Jedi spiegò il motivo della sua visita inattesa: “Ho deciso che i Jedi non hanno più nulla da darmi o insegnarmi. Non hanno fiducia in me, non credono nelle mie capacità e mi tengono bloccato. Non posso accettarlo; parto con te per l’Orlo Esterno, prendo parte alla guerra contro i Mandaloriani”.
Poche parole, concise e chiare come la luce dei soli di Tatooine; Tavic impiegò qualche istante per assimilarle, poi annuì, conscio che nulla avrebbe potuto far cambiare idea a Jaden. I due uomini si recarono allo spazioporto di Dantooine, trovarono un contrabbandiere disposto a portarli presso l’Orlo Esterno e partirono all’insaputa di tutti. Il viaggio trascorse abbastanza tranquillo a parte l’incontro ravvicinato con una pattuglia mandaloriana brillantemente trasformatosi in una disfatta per il nemico grazie alle tattiche di Tavic e all’abilità di Jaden. Dopo due settimane di viaggio il tenente e il Padawan giunsero presso la base Gore 1 nelle retrovie del fronte di guerra dove ebbero un incontro inaspettato: Revan, Cavaliere Jedi di grandi abilità e leggendaria potenza, comandante supremo dell’esercito repubblicano nelle guerre mandaloriane, si trovava nella base per riorganizzare le forze della Repubblica dopo la sconfitta di Talon IV e scegliere il nuovo comandante di settore. I due uomini furono introdotti alla presenza del Jedi che li accolse a braccia aperte; dopo i saluti e le presentazioni Tavic riferì il rifiuto del Consiglio. “C’era da aspettarselo amico mio, non te la prendere. I Jedi sono troppo ciechi per capire che solo un loro intervento potrebbe evitare le migliaia di morti che avvengono ogni giorno in questa guerra”.
Poi Tavic lodò le abilità di Jaden, asserendo che senza di esse non avrebbero potuto sconfiggere la pattuglia mandaloriana che li aveva intercettati lungo il loro viaggio verso l’Orlo Esterno. Revan spostò quindi la sua attenzione sul Padawan interrogandolo sulle ragioni che lo avevano spinto a lasciare Dantooine. Jaden gli raccontò tutto dalle decisioni del Consiglio alle critiche di Quatra, confessando anche di sentirsi pronto per affrontare le prove per diventare un Cavaliere Jedi. “Molto bene” rispose Revan “Vedo che la cecità del Consiglio è maggiore di quanto pensassi. Vedo in te Jaden un uomo pronto per affrontare le prove e pronto per dare il proprio contributo in guerra” continuò spostando la mano destra verso la spada laser che portava agganciata alla cintura. “Perciò vedremo di rimediare agli errori del Consiglio”.
In un istante impugnò la spada laser, l’accese e la mosse in un rapidissimo fendente diretto al collo di Jaden. Il Padawan, seppure stupito dall’imprevista mossa di Revan, impugnò a sua volta la spada laser, accendendola e intercettando la lama di luce del Cavaliere Jedi prima che questa potesse raggiungere il suo collo. “Notevole” disse Revan, piacevolmente sorpreso dalla prontezza di riflessi del Padawan; “E non hai ancora visto niente” fu la pronta risposta. Jaden balzò all’indietro liberandosi dalla posizione di blocco, atterrò a piedi pari e spiccò un altro salto in avanti muovendo con rapidità e maestria la spada laser. Revan, parò i primi due colpi a lui diretti, ne schivò un terzo e fermò il quarto nella posizione di blocco. “Sei molto abile Jaden. Il tuo Ataro e molto veloce e preciso”. Il Padawan si sottrasse nuovamente dall’aggancio delle due lame assumendo la posizione di guardia Soresu; Revan avanzò guardingo, scegliendo a sua volta il Soresu. I due Jedi balzarono in avanti all’unisono e le lame di luce si incrociarono nuovamente in una danza rapida e mortale; ogni colpo di Jaden veniva parato da Revan e lo stesso accadeva quando era il Cavaliere Jedi ad attaccare il Padawan. Jaden cambiò frequentemente stile dall’Ataro al Soresu, passando per il Shii-Cho mentre Revan preferiva rimanere sulla difensiva sfoggiando un’impressionante padronanza del Soresu e utilizzando il Djem So per portare i suoi attacchi. I duello trovò la sua conclusione quando Revan, facendo ricorso al Makashi e alla Forza disarmò Jaden tranciando in due la sua spada laser; il Padawan, stanco e ammirato dall’abilità di Revan che sembrava essere addirittura superiore a quella di Quatra, si inchinò al cospetto del Jedi. Revan spense la spada laser e la riagganciò alla cintura, poi fece alzare Jaden prendendolo per le spalle e fissandolo negli occhi; era uno sguardo intenso che esprimeva un grande carisma.
“Jaden, le tue abilità sono davvero straordinarie; come ho già detto prima sei pronto per essere un Cavaliere Jedi e un soldato in questa guerra” e così dicendo tagliò la treccia che identificava Jaden come un Allievo Padawan. “Ora sei un Cavaliere Jedi e un Capitano dell’esercito repubblicano”. Trascorsero tre mesi dal giorno in cui Jaden aveva ricevuto la sua nomina a Cavaliere Jedi; l’ex Padawan in qualità di Capitano della base e nuovo comandante di settore si dedicò a riorganizzare le forze della Repubblica indirizzandole verso i punti caldi del fronte e ad accogliere i sempre più numerosi Jedi che si univano alla guerra per seguire Revan.
Jaden, dopo la nomina, aveva subito costruito la sua nuova spada laser, si era fatto crescere i capelli biondi e una barba che gli conferiva un certo aspetto autoritario; oltre ad occuparsi delle proprie incombenze il Cavaliere Jedi si dedicò anche ad approfondire la propria conoscenza della Forza e le proprie abilità con la spada laser, perfezionando gli stili già appresi e aggiungendo al proprio bagaglio di conoscenze il Djem So, che apprese da un Maestro di spada Jedi che aveva eletto come suo comandante in seconda.
Da lui Jaden apprese che su Dantooine Quatra aveva preso con sé una nuova allieva di nome Juhani nonostante le dure critiche e l’opposizione di Atris che la giudicava inadatta a un tale compito dal momento in cui Jaden era fuggito disubbidendo agli ordini del Consiglio e tradendo la fiducia posta in lui.
Un anno dopo Revan assegnò a Jaden il comando della nuova nave da battaglia della Repubblica, la Ravenger, lo promosse al grado di Generale e lo mandò a combattere al fronte; Jaden portò con sé Tavic come comandante delle truppe di terra e fece la conoscenza con il comandante Maktor che si sarebbe occupato di mantenere i contatti tra la Ravenger e le truppe di terra durante gli attacchi e di coordinare le operazioni. Il generale combattè molte battaglie ed ottenne numerosi successi cacciando i Mandaloriani da Jabiim e Aagonar, uccidendo molti nemici e guadagnandosi il rispetto e l’ammirazione dei suoi uomini.