Quando GuerreStellari.Net, il 1 aprile 2005, si è trasformato nel portale italiano di Starcrash: Scontri stellari oltre la terza dimensione (clicca per aprirlo se lo hai perso: è interamente funzionante, incluse news, spoiler e sezioni a tema) molti sono rimasti perplessi. Alcuni hanno pensato a un attacco hacker, altri che fossimo impazziti di colpo; e molti di coloro che hanno intuito lo scherzo hanno creduto che ci fossimo inventati un filmaccio di serie B ispirato a Star Wars apposta per l’occasione.
Nulla di tutto ciò. Starcrash esiste veramente! E all’epoca riscosse un notevole successo.

Subito dopo l’uscita di Star Wars furono prodotte molte pellicole -con budget più o meno elevati- per tentare di cavalcare l’onda di quel successo epocale; nessuno, ovviamente, riuscì a replicarne né l’impatto né soprattutto la magia, lo stile, la qualità.
Tra i numerosi tentativi, quello più commovente è Starcrash: or the Adventures of Stella Star (Scontri stellari oltre la terza dimensione qui da noi) uscito nel 1979, opera di Luigi Cozzi, già collaboratore di Dario Argento, che lo diresse sotto lo pseudonimo americanizzato di “Lewis Coates” (!!!), come all’epoca si usava fare. Il film, considerato “la risposta italiana a Star Wars” fu prodotto nientemeno che da Roger Corman, fu girato a Cinecittà e si avvalse degli effetti (poco) speciali di Armando Valcauda, emulo torinese di Ray Harryhausen e della sua leggendaria stop motion, l’animazione fotogramma per fotogramma.

Si trattò di un’operazione ai confini del plagio: spade laser, una simil-Forza, l’assalto finale alla Stazione Spaziale, qui divenuta ”Artiglio Spaziale”, una fortezza a forma di gigantesca mano! E anche i titoli stessi: Star Wars –> Starcrash; e per ottenere lo stesso effetto in italiano, dove c’era la parola “stellari”: Guerre Stellari –> Scontri stellari.
Ma la storia -è bene dirlo- non fu improvvisata dopo la visione di Star Wars, bensì semplicemente adattata a posteriori per spingerla verso la fotocopia del capolavoro americano. Negli stessi anni in cui George Lucas concepiva la sua saga e poi girava tra mille difficoltà il suo leggendario film, Luigi Cozzi… faceva esattamente la stessa cosa. Con minor fortuna, minor gusto, minor Arte, è evidente; eppure seguiva un percorso analogo. Starcrash, insomma, nacque prima del film vero e proprio: fu inizialmente un romanzo a sé, ricco, come la novelization di Star Wars, di riferimenti e citazioni pseudo-letterarie tratte da testi sacri di mondi di fantasia (in SW le Cronache degli Whill).

Un giorno da un re e da una stella nascerà il figlio che porterà benessere e pace a tutto l’universo. Quel giorno, anche le stelle si metteranno a cantare...” recita l’incipit del libro, intitolato L’Impero delle Stelle. È interessante riflettere sul fatto che, a metà degli anni ’70, esisteva un’esigenza diffusa di costruire saghe fantastiche di respiro epico: Lucas ebbe la capacità di rispondere a quell’esigenza come nessun altro seppe fare. Il film giusto nell’epoca giusta. Tuttavia, non fu isolato.
Il cast internazionale che diede vita ai personaggi creati dalla fervida immaginazione di Cozzi era formato da attori tutt’altro che scadenti: Christopher Plummer (l’Imperatore buono), Joe Spinell (il Conte Zarth Arn), Marjoe Gortner, la nostrana Nadia Cassini (famosa per i suoi film sboccati), David Hasselhoff (il futuro protagonista di serie TV di incredibile successo come Supercar e Baywatch) e soprattutto la divina ex Bond-girl Caroline Munro, nelle vesti (poche, vesti) della protagonista, Stella Star, una Han Solo in gonnella.

E che dire della colonna sonora? Fu opera del grande John Barry, autore delle musiche dei film di James Bond e di molte altre pellicole di spicco, tra le quali Balla coi Lupi, il cui score gli valse un premio oscar.
Allora cosa impedì a Starcrash di bissare la grandiosità di Star Wars? Il fatto di essere un film barocco, ridicolo, con una recitazione inesistente, con effetti speciali risibili, spazi siderali pieni di stelle variopinte simili a lampadine, citazioni goffe, spudorate, scopiazzature evidenti (Dune, Barbarella, Star Trek, e ovviamente Star Wars sopra tutti), prive di stile, senso della misura e gusto. Recentemente David Hasselhoff ha dichiarato di non aver mai capito perché Starcrash non abbia avuto lo stesso successo di Star Wars e non sia diventato altrettanto famoso!!!

Ma attenzione: il pubblico italiano di fine anni ’70, ben poco smaliziato, tributò un notevole successo al film, che negli Stati Uniti incassò la bellezza di 16 milioni di dollari, molti per l’epoca; e così fu anche in altri paesi. Tuttavia, il tempo lo ha poi condannato, e giustamente, al limbo del trash, anche se negli ultimi anni è stato riscoperto da chi proprio del trash fa un cult.

È però curioso notare che Starcrash, pur nella sua maccheronica ingenuità, anticipò alcuni elementi poi apparsi nei successivi Episodi della saga di Lucas, il quale ovviamente vide questo clone della sua opera: ci riferiamo al pianeta dei ghiacci, che l’anno successivo apparve ne L’Impero colpisce ancora; ma anche ai droidi da battaglia, alla galassia divisa dal movimento separatista di un malvagio Conte…

guarda la galleria di immagini di Starcrash!!!

guarda lo scherzo di GSNET se lo hai perso: è navigabile)


(ispirato allo speciale su DarkSide Magazine N.11)