LA MINACCIA FANTASMA

l'analisi definitiva della trama nascosta, ad opera di Cloud City

 


     L'Impero non esiste. Luke Skywalker, Han Solo, la principessa Leia non sono ancora nati.
     Neppure le Guerre dei Cloni sono ancora cominciate.

     C'è la Repubblica, la Repubblica del mito. Non importa sapere da quanto tempo esista, basti sapere che è la Repubblica.
     Obi-Wan "Ben" Kenobi dirà un giorno a Luke: "Per oltre mille generazioni i cavalieri Jedi sono stati i guardiani di pace e giustizia nella Vecchia Repubblica, prima dell'oscurantismo, prima dell'Impero". Se un calcolo va fatto, essa risulta avere circa 25.000 anni.
     La Repubblica abbraccia tutta la Galassia; solo il Margine Esterno sfugge al suo controllo diretto. È enorme. Troppo grande e troppo vecchia. Troppa burocrazia, troppa corruzione. Nonostante sembrasse destinata a durare in eterno, anche la Repubblica galattica si scopre all'improvviso avviata ad un rapido tramonto, com'è nella natura di tutte le cose.
     Il suo antico splendore è già del tutto sfiorito, benché esteriormente non ci siano segni di decadenza.
     Gli stessi Jedi —che in diecimila servono la Repubblica— sembrano piedi di sé e fin troppo sicuri della propria autorità. I loro antichi avversari, i Signori Oscuri dei Sith, sono solo più un vago ricordo negli archivi storici: si ritiene che siano scomparsi da oltre un millennio; e definitivamente. O almeno questo è ciò che i Jedi credono.
     In realtà c'è una minaccia fantasma, una minaccia nascosta che, approfittando del rilassamento della Repubblica e dei Jedi, ha iniziato a proiettare la sua ombra su ogni cosa, benché nessuno se ne renda ancora conto. È un'ombra che non si stende solo sui Jedi minacciando la sicurezza del loro Ordine, ma che si allunga su tutta quanta la Repubblica, cioè su tutta la Galassia; e lo fa con inedita determinazione, con un'astuzia e una spregiudicatezza diaboliche, con una lucida volontà di dominio che non ha precedenti. L'equilibrio della Forza è turbato perché le forze del Male rialzano la testa e si apprestano a diventare più potenti che mai, a suscitare il male anche là dove parrebbe impossibile; a corrompere tutto, anche gli esseri più puri.
     Dopo mille anni di silenzio i Sith riappaiono.
     Sono due, come sempre: un maestro e un apprendista. Il maestro, Darth Sidious, è qualcosa più di un semplice padrone del Lato Oscuro della Forza; non un guerriero o uno stregone, ma una figura sfuggente che ha posto mano a un progetto apparentemente impossibile per chiunque: controllare la Galassia. I Sith naturalmente bramano vendetta contro i Jedi e aspirano al potere. Ma Sidious non intende affrontare gli eterni nemici dei Sith —i Jedi e la Repubblica— faccia a faccia, bensì assumere il comando di entrambi dall'interno per distruggerli in modo definitivo.
     Il primo passo è quello della politica.

     Un piede in Senato...

     Darth Sidious ha un posto in Senato.
     Come questo possa avvenire è presto detto: il senatore Palpatine di Naboo, che rappresenta il proprio pianeta nell'arena politica, agisce di comune intesa con lui; ma l'ipotesi più inquietante è che si tratti in realtà della stessa persona. Darth Sidious, il temibile Maestro Sith attualmente in vita, cioè qualcuno capace di gelare il sangue nelle vene al solo nominarlo, nonché di scatenare nei propri confronti la caccia da parte dei Jedi, ufficialmente… non esiste (neppure tra la lista dei personaggi del film, N.d.t.), e finora non si è rivelato a nessuno, eccetto il suo apprendista Darth Maul. Nessuno sa dove Sidious si trovi, né che volto abbia, coperto com'è dalla sua cappa scura. Anzi: nessuno sa che esiste; almeno, non col nome di Darth Sidious. Egli esiste sì nella società, ma sotto l'identità del senatore Palpatine di Naboo.
     È un semplice palco in Senato, il suo: quello di un senatore come tanti.
Da lì prende le mosse la macchinazione più raffinata che mai sia stata concepita, il piano di ascesa al potere più brillante e spregiudicato. Il primo obiettivo da raggiungere è quello di ascendere al Cancellierato.
     La Repubblica è debole, il momento è propizio: il Cancelliere Supremo Valorum è paralizzato dalla burocrazia e dai ricatti, nonché da speciose accuse di corruzione; il Senato è ormai un luogo dove si dibatte all'infinito senza giungere a nulla, e le corti impiegano ancora più tempo per risolvere le dispute. In tale situazione, cogliendo come pretesto una disputa di scottante attualità, quella sulla tassazione delle rotte commerciali, la mente perversa che trama la fine della Repubblica dà inizio alla sua ascesa al potere.

     Una forte tassa è stata posta sulle rotte commerciali nel Margine Esterno della Galassia e a farne le spese è stata la Federazione del Commercio, un'entità politico/economica (e militare) un tempo sotto il controllo diretto della Repubblica ed ora in mano ad avidi e codardi mercanti neimoidiani, che svolgono il loro lavoro con una franchigia del governo (una sorta di "privatizzazione").
     Da anni, nel continuo sforzo di aumentare i propri guadagni e il proprio potere, la Federazione ha convertito molte delle sue navi da carico in navi da guerra, stipate di mezzi da sbarco ed eserciti di droidi da battaglia per proteggere le proprie redditizie rotte commerciali. Con questi mezzi i neimoidiani, che non si espongono mai in prima persona ma delegano ogni compito a mezzi automatizzati, piegano alle loro regole economiche le civiltà dei sistemi periferici della Galassia, aiutati anche da leggi che lasciano loro un certo margine di libertà.
     Proprio per arginare questo strapotere della Federazione nel Margine Esterno, sotto il Cancelliere Valorum viene approvata una legge molto discussa, che prevede una pesante tassazione delle rotte commerciali in quelle regioni così lontane dal Nucleo galattico.
     La Federazione del Commercio ora è disperata, stritolata dalla nuova tassazione delle rotte: la sua enorme flotta mercantile, che copre buona parte della Galassia con i suoi traffici, non può muoversi nei territori esterni, prediletti perché più redditizi e lontani dal controllo politico centrale, senza incappare nel nuovo dazio.
     Nonostante sia una corporazione imponente, la Federazione non ha appoggio nella maggioranza del Senato o, evidentemente, una simile legge non sarebbe mai passata: dunque non può farla revocare battendo la strada della politica. Nute Gunray —viceré neimoidiano della Federazione— e i suoi sottoposti sono pronti a tutto pur di sbarazzarsi di quell'inaccettabile balzello che sta uccidendo la loro economia.

     ...e uno nella Federazione del Commercio

     Ecco allora che qualche tempo prima dei fatti narrati in Episodio I un'oscura figura si presenta loro, offrendo il proprio aiuto. Darth Sidious, coperto dalla sua cappa scura, propone ai leader della Federazione un patto dai contorni fumosi: i neimoidiani accettano, mettendosi sotto la protezione di questo misterioso individuo che afferma di avere potere in Senato (cioè di poter spostare voti), perché li aiuti a liberarsi da quella legge che vanifica i loro traffici e li conduce alla bancarotta. Non è dato di sapere cosa i neimoidiani pensino di dover dare in cambio o comunque quale debba essere il tornaconto per il loro nuovo alleato; probabilmente essi da principio non arrivano a capire che egli vuole sfruttare la situazione per assumere il controllo del Senato.
     Ben presto Sidious si rivela per quello che è in realtà, un Signore Oscuro dei Sith, cioè il genere di individuo più malvagio che si possa immaginare. Quando i neimoidiani scoprono la realtà sono ormai troppo coinvolti (e troppo intimoriti) per potersi tirare indietro: facendo prevalere l'avidità persino sulla loro innata codardia accettano gli ordini di Sidious. La loro alleanza è alquanto anomala e ha piuttosto il sapore di una sottomissione: il Signore Oscuro ordina, la Federazione obbedisce.
     Apparendo sul ponte di comando della nave di controllo droidi, egli impartisce le sue istruzioni ai neimoidiani su una frequenza HoloNet riservata, trasmettendo da Coruscant, capitale galattica e sede del Senato. Sidious con ogni probabilità non rivela loro esplicitamente di essere anche il senatore Palpatine di Naboo: si limita ad assicurarli di essere in grado di influenzare il Senato della Repubblica e si offre di proteggere i loro interessi. In cambio del supporto politico chiede loro di mettersi nelle sue mani facendo tutto ciò che egli ordinerà, senza preoccuparsi dei successivi sviluppi, ma lasciando che sia lui a muovere i fili: la Federazione dovrà farsi carico della parte sporca del piano da lui concepito. Alla fine ci saranno vantaggi per entrambi.
     A quel punto Darth Sidious ha in mano la carta vincente per rovesciare il Cancelliere Supremo: la Federazione del Commercio ha la ragione dalla sua parte, nonché il vigore (data la sua natura di enorme corporazione) per attaccare frontalmente quella nuova, iniqua legge; dunque sfidare la Repubblica stessa; dunque il Cancelliere Valorum.
     Lo scenario è pronto.

     Il piano

     Il piano è il seguente: allo scopo di protestare contro l'iniqua tassazione delle rotte commerciali la Federazione del Commercio deve mettere il pianeta Naboo —un governo sovrano e dall'indole pacifica, una monarchia elettiva rappresentata in Senato— sotto embargo con pretesti di carattere commerciale, avviando anche un'occupazione militare così graduale da essere impercettibile e, in un primo tempo, assolutamente segreta.
     Dinanzi al perdurare dell'embargo, il Cancelliere Supremo Valorum sarà costretto a prendere una posizione ufficiale: potrebbe condannare l'atto, ma trattandosi di un embargo condotto nei limiti della legalità e originariamente avallato dal Senato egli andrebbe contro le leggi della Repubblica; oppure potrebbe accettarlo senza reazione alcuna, ammettendo tacitamente che la protesta della Federazione è legittima e che dunque la tassazione approvata sotto il suo governo è inaccettabile. In un caso o nell'altro Valorum ne uscirebbe sotto una pessima luce.

     Valorum, pur non essendo uno statista di particolare ingegno, non è uno stupido e si rende conto di essere in trappola. Il tempo che passa, esasperando gli animi, gioca a favore della Federazione (e dunque del piano di Darth Sidious/Palpatine; ma il Cancelliere non può sospettarlo) perché il popolo del pianeta Naboo non può vivere sotto embargo troppo a lungo e la giovane, idealista e inesperta regina Amidala, da poco eletta sovrana dopo l'assassinio del precedente re, ostile al suo senatore Palpatine, presto o tardi sarà costretta a firmare un trattato con i suoi aggressori.
     Questo trattato, che sta molto a cuore a Sidious/Palpatine, è il nucleo stesso dello smacco che egli vuole dare al Cancelliere Valorum e all'autorità della Repubblica; è il tocco da maestro di un genio del male. Infatti, porre il Cancelliere in una situazione tale che ogni sua mossa lo metta in cattiva luce non è abbastanza per Sidious/Palpatine: egli vuole far sì che la Federazione, prendendo per fame il pianeta Naboo, costringa col ricatto la giovane regina a firmare un trattato che legittimi l'occupazione militare che seguirà l'embargo (ovviamente prima che di tale invasione possa giungere notizia in Senato). Non un trattato di resa, ma un trattato nel quale la parte teoricamente offesa dichiari di riconoscere le ragioni del suo aggressore unendosi ad esso nella protesta anche nel frangente più grave, quello dell'occupazione, che a quel punto verrebbe resa nota.
     Una parte della Repubblica (la Federazione del Commercio) muove contro un'altra parte della Repubblica (il pianeta Naboo) per protestare contro una legge sbagliata: ma la vittima dell'aggressione, Naboo, clamorosamente accetta le mosse della Federazione, le rende legali, le sottoscrive, schierandosi col suo aggressore! Anche l'occupazione del pianeta diventerebbe legale, lo stallo si tramuterebbe in una protesta corale, in cui tutti sono parti offese e l'unico responsabile della crisi è il vertice della Repubblica, inerte e cieco dinanzi all'iniquità delle sue leggi. La sofferenza del pianeta Naboo, che accetta l'embargo e l'occupazione perché condivide il punto di vista del suo aggressore, apparirebbe addirittura eroica (con beneficio per l'immagine del senatore che lo rappresenta).
     L'inopportunità della legge di tassazione a quel punto risulterebbe palese, l'incapacità di Valorum di intervenire totale. Sarebbe l'umiliazione più completa per il Cancelliere in carica, e un grave affronto alla Repubblica.
     Si tratta di una crisi locale ma con influssi di portata galattica: viene creata ad arte per dare una prova plateale dei guasti irreparabili che stanno facendo crollare su se stesse le istituzioni lasciando la Galassia nel caos.
     Darth Sidious/Palpatine, con spregiudicatezza, strumentalizza la disperazione della Federazione del Commercio facendola cozzare contro la disperazione del pianeta che ha messo sotto embargo: mettendo due parti offese una contro l'altra e facendole accordare tra loro egli dimostrerebbe che "il sistema", la Repubblica, non funziona e in particolare che l'attuale Cancelliere è incapace di garantire un buon funzionamento dello Stato.
     Ma tutto passa per quel trattato. Non appena venisse firmato e la notizia giungesse a Coruscant sia la Federazione che Sidious/Palpatine otterrebbero ciò che vogliono: quella la revoca della legge di tassazione delle rotte commerciali, questo la cacciata del Cancelliere Valorum per palese inettitudine, testimoniata persino dalla parte offesa che avrebbe dovuto proteggere.
     Donde l'immediata necessità di eleggere un successore...
     Caduto Valorum in disgrazia, il senatore Palpatine di Naboo presenterebbe se stesso al Senato come la figura ideale per salire al cancellierato in quel momento di crisi, in quanto senatore del pianeta invaso e al tempo stesso dichiarando di avere contatti con la Federazione (come in effetti è, benché sotto l'identità di Darth Sidious; negli intrighi machiavellici capita persino che convenga dire una verità); insomma come l'unico nocchiero in grado di guidare la Repubblica fuori da quella crisi.

     Agli ordini del Signore Oscuro dei Sith

     Questo piano sembra procedere come previsto.
     La flotta mercantile della Federazione del Commercio, trasformata da tempo in una immensa, illecita forza militare totalmente automatizzata, giunge a Naboo —pianeta situato nel Margine Esterno— secondo gli ordini di Darth Sidious.
     L'embargo inizia con pretesti cavillosi di carattere commerciale che lo rendono perfettamente legale nell'ambito delle leggi colabrodo che —spia della decadenza generale— da tempo rendono agevoli i soprusi cui la Federazione ricorre per piegare alle sue regole commerciali i sistemi stellari periferici. Il Senato ha saputo di questo piccolo embargo, e ha dato l'approvazione: "Noi non faremmo mai nulla senza l'approvazione del Senato" potrà dire il viceré Nute Gunray.
     Poiché Darth Sidious ha scelto proprio Naboo e lascia intendere di essere in contatto oltre che col Senato della Repubblica anche con la regina dei naboo, i neimoidiani della Federazione iniziano a nutrire il sospetto che Darth Sidious si celi dietro il senatore di quel pianeta. Benché dall'interessato non venga alcuna conferma esplicita di ciò, resta il fatto che il Signore Oscuro dei Sith parla della regina Amidala come di qualcuno le cui mosse e i cui comportamenti egli è in grado di prevedere; egli appare come una figura che conosce la regina da vicino e che ha anche un piede in Senato: la deduzione è facile.

     Dopo un mese, la situazione di stallo perdura. La Federazione mantiene il blocco (e la protesta), Naboo continua a resistere.
     A Coruscant Sidious/Palpatine, sotto l'identità pubblica del senatore Palpatine di Naboo, il pianeta offeso, incoraggia Valorum a inviare degli ambasciatori per risolvere la crisi che affligge la sua patria.
     Valorum non resta a guardare e, forse inconsapevolmente, sceglie di agire nell'unico modo che può scardinare quell'astuta macchinazione. Anziché affidarsi ai tradizionali canali diplomatici del Senato egli si rivolge al Consiglio dei Jedi perché lo aiuti in segreto a sbloccare la situazione. Chiede che siano due Jedi ad andare a Naboo come suoi ambasciatori per trattare con la Federazione del Commercio in via ufficiosa ed ottenere un compromesso di qualche tipo.



     Valorum assicura il senatore Palpatine che due suoi ambasciatori sono stati inviati a Naboo; non può sospettare che l'uomo col quale si consulta per risolvere la crisi è in realtà la stessa persona che quella crisi ha messo in moto.
     Palpatine si finge lieto che il Cancelliere prenda a cuore il suo caso; e non teme che da due comuni ambasciatori possa derivare alcun pericolo per la stabilità del piano; anzi, è stato lui a sollecitarne l'invio per mostrarsi preoccupato. Sa già che non giungeranno a nulla perché la Federazione obbedisce a lui e non cederà, obbligando i naboo al trattato di legittimazione dell'invasione. Nessun diplomatico potrebbe smuovere chi sa già di avere il suo obiettivo in tasca.
     Ma Sidious/Palpatine ignora un particolare di fondamentale importanza: quei due ambasciatori sono cavalieri Jedi.

     L'imprevisto

     Qui è dove l'Episodio I inizia.
     La corvetta repubblicana approda sulla nave madre della Federazione in orbita attorno a Naboo.
     I due ambasciatori coperti dalle loro cappe scure vengono accolti in maniera cerimoniosa come da chi non ha nulla da nascondere: "Come sapete il nostro blocco è perfettamente legale".
     Ma presto Nute Gunray, il viceré della Federazione, e il suo luogotenente Daultay Dofine si accorgono con orrore che si tratta di due cavalieri Jedi: un intervento decisamente inconsueto dato il distacco della loro casta dalle questioni politiche negli ultimi decenni. I neimoidiani temono che i Jedi siano venuti per strappare loro un accordo con qualche raggiro e si mettono in contatto con Darth Sidious, per riferirgli la scoperta e sapere come il loro potente alleato vuole agire.
     "Il vostro piano è fallito, Lord Sidious. Il blocco è finito. Non ci mettiamo contro i Jedi" si affretta ad implorare Dofine, il più timoroso.
     È facile immaginare l'irritazione di Sidious dinanzi a una simile codardia.
     "Viceré, voglio che questo fango essiccato non mi compaia mai più davanti" sibila stornando ogni sospetto sulla natura del suo rapporto di forze con la Federazione.
     Sidious si accorge che i suoi deboli soci neimoidiani, data la loro vigliaccheria e dato il carisma e soprattutto i trucchi mentali dei Jedi —che temono non meno di lui— potrebbero lasciarsi confondere e manovrare.
     All'improvviso le cose si sono fatte pericolose, perché due Jedi hanno notevoli chance di forzare una composizione della disputa; i neimoidiani potrebbero credere di ottenere ugualmente ciò che vogliono —la revoca della tassazione delle rotte— senza passare per l'aiuto di Sidious.
     Inoltre i Jedi potrebbero percepire dietro a tutto la presenza del Lato Oscuro della Forza (come in effetti accadrà); non vanno sottovalutati, e Sidious è il primo a saperlo. Egli è costretto a modificare in corsa i propri piani, dimostrando di essere una mente brillante e malvagia che sa adattarsi ad ogni situazione e che ha pronta per ogni evenienza una strada diversa per ottenere ugualmente il suo scopo. La sua determinazione ha già condannato tutti; il suo piano non fallirà mai. Il futuro è già segnato.
     "Ciò che è successo è sconveniente. Dobbiamo accelerare i nostri piani: cominciate a sbarcare le truppe"
     "Milord, tutto ciò è…legale?"
     "Io lo renderò legale"
     "E i due Jedi?"
     "Il Cancelliere non doveva coinvolgerli. Uccideteli subito"

     Darth Sidious/Palpatine capisce che Valorum, coinvolgendo i Jedi, sta diventando un avversario più pericoloso di prima e potrebbe persino arrivare a un accordo, offrendo alla Federazione ciò che essa desidera e facendo perdere a lui il controllo della crisi, che invece è nel suo interesse far durare ed inasprire. Se Valorum gioca pesante, la strada della gradualità non può più essere battuta perché, anziché mostrare la sua incapacità di intervenire, potrebbe dargli il tempo di risolvere la crisi, anche grazie ai trucchi dei Jedi.
     L'unica soluzione a quel punto è accelerare il piano prestabilito: sbarcare molto rapidamente le truppe —che avrebbero dovuto occupare Naboo con lenta gradualità— e arrivare al più presto anche alla terza tappa, il trattato; ma innanzitutto uccidere i due Jedi.
     Queste due azioni indubbiamente alzano la posta in gioco, e di molto. Non più una protesta politica e una disputa su una legge, ma l'invasione di un pianeta libero e l'assassinio di due ambasciatori della Repubblica. Il gioco vale la candela? Il piano non rischia forse di andare a monte?
     L'uccisione dei Jedi, in realtà, non comporterebbe ripercussioni di alcun tipo: i due non avrebbero mai dovuto fare da ambasciatori e si trovano lì in segreto. Il Cancelliere Valorum non potrebbe mai lamentarne l'uccisione ammettendo di aver scavalcato —per mancanza di fiducia— le procedure diplomatiche tradizionali del Senato o, anche così, sarebbe finito.
     L'invasione è questione più critica: essa è più difficile da giustificare, poiché appare come un'escalation che non giova all'immagine della Federazione del Commercio; rischia, anzi, di farla passare dalla parte del torto, a meno che il trattato non sia firmato al più presto.
     "È un esercito da invasione" "È una strana mossa per la Federazione del Commercio" commentano Qui-Gon Jinn e Obi-Wan Kenobi, sfuggiti all'agguato, quando scoprono cosa le navi federali trasportino veramente.
     Le truppe d'invasione erano presenti sulle navi federali perché l'occupazione era destinata ad avvenire comunque; soltanto, si sarebbe dovuto trattare di uno sbarco talmente graduale da non essere neppure avvertito, proprio allo scopo di prolungare la crisi il più possibile, per esasperare la situazione e far passare un periodo nel quale il Senato e la Repubblica, cioè il Cancelliere, mostrassero di giorno in giorno di non essere in grado di venire a capo di nulla. Perciò, si sarebbe dovuto trattare prima di un embargo, poi di una vera e propria occupazione e a quel punto si sarebbe giunti al trattato di legittimazione da parte di Naboo, solidale col suo aggressore. Incrementando la gravità delle offese della Federazione a Naboo —senza che nel frattempo le istituzioni si dimostrassero capaci di prendere delle contromisure— Sidious/Palpatine avrebbe ottenuto l'umiliazione di Valorum e minato la credibilità di una Repubblica già appannata, soprattutto con il clamoroso atto di denuncia dell'illegalità della tassazione, sottoscritto anche dalla parte aggredita.
     Nonostante il processo abbia subito un'accelerazione con l'invasione immediata e l'uccisione dei Jedi (che Valorum non potrà però denunciare), tutto il piano continua a reggere; a patto che la regina Amidala firmi il trattato legittimando l'occupazione in tempi brevissimi. Se Sidious/Palpatine può fare a meno di un lungo periodo di persistenza della crisi non può tuttavia rinunciare al nodo centrale, al trattato che metta le due parti d'accordo umiliando Valorum, poiché da solo è più che sufficiente a fargli perdere la sua poltrona di Cancelliere Supremo.

     Il gioco si fa pesante

     La regina Amidala sa che gli ambasciatori sono giunti sulle navi che orbitano attorno al suo pianeta perché il senatore Palpatine ne ha informato la corte.
     Si sente sicura di avere trovato una via d'uscita grazie al sostegno del senatore e soprattutto del Cancelliere Valorum; e fa sentire la sua protesta ai neimoidiani che, a quanto crede, ora dovranno trattare la fine dell'embargo.
     "Il vostro boicottaggio del nostro pianeta è finito"
     "Io non ero al corrente di questo fallimento" risponde beffardo il viceré neimoidiano.
     "Ho saputo che gli ambasciatori del cancelliere sono giunti da voi e che avete avuto l'ordine di raggiungere un accordo"
     "Io non so nulla di nessun ambasciatore. Penso che voi vi sbagliate"
     "Attento viceré: la Federazione ha esagerato questa volta"
     "Noi non faremmo mai nulla senza l'approvazione del Senato. Voi presumete troppo"
     "Lo vedremo"
     Amidala è convinta che la diplomazia riuscirà a piegare i neimoidiani. La sua fiducia nella politica non si è ancora infranta.

     "Ella ha ragione. Il Senato…"
     "Troppo tardi ormai"
     "Credete che lei si aspetti un attacco?"
     "Non lo so, ma dobbiamo far presto ad impedire ogni forma di comunicazione laggiù"
     La Federazione sa di correre un rischio non indifferente passando all'occupazione militare. Lo fa perché ha fiducia in Darth Sidious; e molta paura della sua collera.

     Palpatine si finge preoccupato parlando da Coruscant con la sua regina:
     "Il negoziato non ha avuto inizio perché gli ambasciatori non sono arrivati? Come può essere questo? Il Cancelliere mi ha assicurato che i suoi ambasciatori sono arrivati"
     Ma le comunicazioni collassano e i naboo intuiscono che un'invasione sta per cominciare.
     "Il sabotaggio delle comunicazioni può significare solo una cosa: l'invasione"
     "La Federazione non oserà arrivare a tanto"
     "Il Senato revocherebbe loro la franchigia e così sarebbero finiti"
     "Dobbiamo continuare a contare sul negoziato"
     "Sul negoziato? Abbiamo perso tutte le comunicazioni! E dove sono gli ambasciatori del Cancelliere?"
     Le comunicazioni da e per Naboo vengono interrotte, le armate dei droidi sbarcate.
     Dal punto di vista di Sidious/Palpatine e della Federazione l'essenziale è che nessuno a Coruscant venga a saperlo prima che la regina Amidala abbia firmato il trattato. Solo allora il Senato dovrà scoprire ciò che è avvenuto realmente, cioè l'occupazione: solo a giochi ormai fatti, quando essa sarà sottoscritta anche dalla parte offesa.
     "Io lo renderò legale" aveva detto Darth Sidious ordinando lo sbarco delle truppe.
     A Coruscant, in veste di senatore di Naboo, pianeta semplicemente sotto embargo, Sidious/Palpatine sta preparando il terreno proprio per questa svolta, che emergerà solo al momento opportuno. Non renderà legale l'occupazione avendo già in mano il Senato e potendo calpestare le leggi: anzi, il potere se lo conquisterà solo in questa circostanza. La sua stessa ascesa al potere sarà legale — e molto più brillante.

     "L'invasione procede come previsto, milord" lo informano.
     "Io ho fatto impegnare il Senato nelle procedure. Non avranno altra scelta che accettare che voi controlliate il sistema"
     "La regina è molto fiduciosa che il Senato si schieri con lei" dice il viceré neimoidiano.
     "La regina Amidala è giovane e ingenua: troverete che controllarla non sarà difficile"
     Insomma, dovranno costringerla a mettere la sua firma sul trattato facendola rassegnare al fatto che esso è il modo migliore (più rapido) di porre fine alla tragedia del suo pianeta, che tanto le sta a cuore; e facendola rinunciare a qualunque richiesta d'aiuto al Senato. Si tratta di un semplice ricatto: l'occupazione finirà se lei la legalizzerà unendosi alla protesta della Federazione del Commercio.
     Le armate dei droidi della Federazione nel giro di un'ora entrano a Theed City, la capitale dei naboo, e la invadono arrestando la regina e la sua corte.
     "Come spiegherete questa invasione al Senato?" protesta il governatore di Theed rivolto al viceré della Federazione.
     "La regina e io firmeremo un trattato che legittimerà la nostra occupazione. Sono sicuro che verrà ratificato dal Senato"
     "Io non collaborerò" sentenzia Amidala lapidaria.
     "Via, via altezza: col tempo le sofferenze del vostro popolo vi indurranno a capire le nostre ragioni"

     La regina scomparsa

     Ma nel frattempo i due Jedi sono riusciti a fuggire. Soprattutto, la regina Amidala all'improvviso scompare da sotto il naso della forza d'invasione che ha conquistato la capitale di Naboo.
     Qualche minuto dopo una nave naboo riesce a forzare il blocco attorno al pianeta e a fuggire nell'iperspazio.
     Quando i leader neimoidiani confessano a Darth Sidious che i Jedi gli sono sfuggiti e che la regina è scomparsa, il Signore Oscuro capisce che devono essere stati loro a portarla via.
     A questo punto il piano di Sidious inizia a sgretolarsi davvero: lo scenario tutt'a un tratto diviene instabile e in continua evoluzione. Una soluzione politica che metta le parti d'accordo non può essere raggiunta in quanto la regina non è lì a sottoscriverla; ma l'atto dell'occupazione militare rimane e se si scoprisse invocherebbe una reazione di qualche tipo da parte della Repubblica. Niente trattato, niente legittimazione. Se si venisse a sapere cosa sta accadendo si scoprirebbe che Naboo è semplicemente un pianeta invaso, che non ha nessuna intenzione di fare sodalizio coi suoi aggressori, e che anzi vuole chiedere aiuto. Di più: la scomparsa della regina potrebbe persino essere interpretata come il suo assassinio. Dinanzi a eventi così gravi niente fermerebbe un intervento armato della Repubblica. E tutto sarebbe perduto.
     Questo è il momento più critico, in cui il piano di Sidious/Palpatine mostra tutta la sua rischiosità, poiché è giocato su un elemento chiave: una firma su un trattato. Ecco allora che la priorità è quella di scoprire dove si trova la regina per riportarla indietro e farle firmare il trattato, per ricondurre tutto al progetto iniziale prima che si scopra la realtà delle cose. Naboo è occupato e le comunicazioni sono interrotte: la Federazione tiene il pianeta sotto una campana di vetro e per il momento nulla dovrebbe trapelare. Bisogna far sì che tutto torni a essere meno grave di come sta iniziando a diventare.
     Solo un Sith, il suo apprendista Darth Maul, può fiutare i Jedi attraverso la Forza e seguirli, ucciderli, catturare la regina Amidala per riportarla a Naboo a firmare il trattato.

     La regina nella capitale: la svolta

     Ma tutto ciò non funziona.
     I Jedi e la regina riescono a fuggire anche da Tatooine, il pianeta desertico dove hanno fatto tappa per alcuni giorni. Così, il senatore Palpatine presto si trova la regina Amidala che metaforicamente bussa alla sua porta su Coruscant, intenzionata a denunciare al Senato la reale situazione a Naboo e chiedere di risolvere quella crisi che lui ha così faticato a provocare. La verità non si può più soffocare: ormai la regina è lì e nulla può impedirle di fare la sua denuncia; e soprattutto ella si aspetta la massima collaborazione da parte di colui che crede essere il fedele senatore del suo pianeta.
     Quando l'elegante nave cromata che trasporta la corte di Amidala passa il controllo doganale di Coruscant ne vengono informati sia Palpatine che il Cancelliere Valorum, che vanno a dare di persona alla sovrana il loro benvenuto. Nessuna sorpresa per Sidious/Palpatine, che presumibilmente si era preparato alla clamorosa novità dell'arrivo della regina già da quando Darth Maul, mortificato, gli aveva comunicato il proprio fallimento a Tatooine.
     La mutata situazione non impedisce al senatore di sfoggiare il suo sorriso di circostanza:
     "È un grande dono vedervi viva, vostra maestà: l'interruzione delle comunicazioni ci ha creato sgomento. Sono ansioso di sentire da voi come stanno le cose. Posso presentarvi il Cancelliere Valorum?". Valorum esprime la preoccupazione generale del Senato per l'interruzione dei contatti con Naboo, che dura ormai da giorni. Ha convocato una sessione speciale del Senato appositamente per ascoltare Amidala. Non ha la più vaga idea di ciò cui andrà incontro.
     Palpatine porta la sua regina nei propri appartamenti per preparare il discorso.

     Prima il tempo giocava a favore di Sidious/Palpatine perché il prolungamento della crisi e infine quel clamoroso trattato avrebbero umiliato il Cancelliere. Ora tutto è rovesciato: la situazione a Naboo è troppo esplicita e non ci sarà più alcun trattato a legittimarla. La Federazione non può più pretendere di avere ragione avendo invaso il pianeta, come presto la regina farà sapere a tutti; il trattato è superato, proprio perché la regina parlerà mostrando che i naboo sono tutt'altro che lieti di riconoscere le ragioni dei loro aggressori; ella è lì a Coruscant per invocare in prima persona un intervento armato contro un atto di aggressione puro e semplice. Perciò, se Sidious/Palpatine non vi ponesse rimedio, alla denuncia di Amidala seguirebbe molto semplicemente un'operazione militare della Repubblica per liberare Naboo: la Federazione dovrebbe affrontare lo scorno della punizione per il suo atto e soprattutto —unica cosa che tocca davvero il Signore Oscuro— tutto sarebbe come prima, il Cancelliere e il Senato avendo mostrato di saper risolvere la crisi.
     Dunque non sarà più nel modo prima architettato che Valorum e la Repubblica dovranno essere umiliati. D'un tratto a Sidious/Palpatine non importa più che la Federazione del Commercio appaia una vittima: non gli serve più, e la getta via.
     Egli deve nuovamente modificare il suo piano sulla base degli imprevisti; ma stavolta in modo radicale. Dovrà abbandonare gran parte del vecchio piano, che non può più funzionare, e sfruttare a proprio favore —con la sua camaleontica genialità— il fatto che la sua regina sia giunta lì.
     Amidala, essendo una figura leggiadra, giovane, nobile, in esilio, ha un potere enorme poiché è in grado di attirarsi la simpatia e la compassione di tutto il Senato, insomma di spostare un'enorme quantità di voti dalla sua parte; cioè da quella del senatore che rappresenta Naboo... Basta che egli la usi contro il Cancelliere Valorum e contro la Repubblica anziché contro la Federazione, ed otterrà ugualmente ciò che vuole. Per riuscirci egli deve convincere la regina che non potrà ottenere alcun aiuto da Valorum e dal Senato.
     "La regina Amidala è giovane e ingenua" aveva detto come Darth Sidious ai neimoidiani della Federazione: e proprio con questa convinzione Palpatine manipola la giovane.

     La regina, ora che è riuscita ad arrivare a Coruscant, ha aspettative molto alte: crede seriamente di poter ottenere un qualche tipo di intervento. Palpatine demolisce subito tutte le sue aspettative dipingendo della Repubblica un quadro scoraggiante, ma tristemente veritiero.
     "Vorrei che i tempi fossero più propizi: non c'è più civiltà, c'è solo la politica. La Repubblica non è più quella di una volta; e il Senato è pieno di delegati avidi e litigiosi. Nessuno è interessato al bene comune. Devo essere sincero, vostra maestà: ci sono poche probabilità che il Senato reagisca all'invasione"
     "Il cancelliere Valorum pensa che ve ne siano, invece"
     "Se mi è consentito, vostra maestà, il cancelliere Valorum ha pochissimo potere; è infamato da speciose accuse di corruzione. Sono i burocrati a comandare, ora"



     "Quali opzioni ci restano?"
     Prima Sidious/Palpatine aveva sperato, attraverso la Federazione del Commercio, di controllare Amidala mettendola di fronte a un'unica soluzione per salvare Naboo, cioè firmare il trattato che umiliasse Valorum mettendo due parti lese una contro l'altra per mostrare l'incapacità delle istituzioni. Non essendo stato possibile, si tratta ora di puntare tutto su una parte —il pianeta da lui rappresentato— utilizzando a proprio vantaggio l'atteggiamento ostinato della sua regina direttamente a danno del Cancelliere; Palpatine —ora in prima persona— prospetta ancora una volta ad Amidala un'unica via d'uscita per salvare Naboo: sostituire Valorum.
     "La scelta più opportuna sarebbe quella di spingere per l'elezione di un cancelliere supremo più forte, qualcuno che possa controllare i burocrati e garantire la giustizia. Voi...potreste chiedere un voto di sfiducia per il cancelliere Valorum"
     La giovane protesta che Valorum è stato il loro sostenitore più forte (soprattutto inviando gli ambasciatori Jedi) ma Palpatine non le dà corda e la pone dinanzi all'alternativa di ricorrere alla Corte.
     "La nostra unica altra strada è quella di presentare un esposto alla Corte"
     Amidala stessa sa che questo significherebbe prolungare ulteriormente i tempi, mentre il popolo di Naboo soffre: "La Corte impiega ancora più tempo del Senato per decidere. Il nostro popolo sta morendo, senatore: dobbiamo fare subito qualcosa per fermare la Federazione"
     "Per essere realistici, vostra maestà, io credo che dovremmo accettare il controllo federale per il momento"
     "Questo io non lo posso fare".
     Amidala non ha certo intenzione di lasciare che le armate dei droidi continuino a pattugliare Naboo, mentre le navi in orbita impediscono ogni scambio di merci affamando il suo popolo.
     Siamo deboli, le dice Palpatine: se non volete spingere per un nuovo leader né ricorrere alla Corte non ci resta che chinare il capo e attendere all'indefinito.
     Così, il voto di sfiducia a Valorum, accusato di corruzione e attualmente non in grado di risolvere alcunché, sembra davvero l'unica carta da giocare per avere un cancelliere più forte e salvare Naboo in tempo.

     L'ora fatale

     Non è dato sapere fino a che punto Amidala sia convinta di ciò quando si appresta a tenere il suo discorso in Senato. La carta vincente di Palpatine nel confronto con Amidala è il peso dell'esperienza del politico contro l'impulsività e la disperazione della giovane sovrana.
     Il tempo concesso loro in quella seduta straordinaria è amministrato da Palpatine sapientemente, sia con l'assemblea sia soprattutto con la sua regina. Quando il palco senatoriale levita verso il centro della conca e Valorum gli dà la parola è lui a parlare per primo.
     "Cancelliere Supremo, delegati del Senato: è accaduta una tragedia. È iniziata in questa sede con la tassazione delle rotte commerciali ed è ora dilagata su tutto il nostro pianeta con l'oppressione della Federazione del Commercio"
     "Questo è scandaloso! Mi oppongo alle dichiarazioni del senatore!" protesta Lott Dod, senatore della Federazione, che ovviamente fa di tutto per negare la verità ma che, come il suo viceré, ha intuito che dietro il senatore che ora li accusa si cela lo stesso Signore Oscuro dei Sith che li ha spinti ad agire; si presta al gioco e come gli altri leader della Federazione si aspetta alla fine l'aiuto promesso; essi non si rendono conto che egli li ha già abbandonati al loro destino.
     Valorum toglie la parola al neimoidiano e Palpatine può introdurre a parlare Amidala in un clima già opportunamente surriscaldato, lasciando a lei il compito di precisare le accuse:
     "Ad asserire quanto accennato, vi presento la regina Amidala, eletta di recente sovrana di Naboo, che parlerà per noi"
     Triste in viso, simile a una statua, Amidala affronta l'aula:
     "Onorevoli rappresentanti della Repubblica, mi presento a voi in una circostanza drammatica: il sistema di Naboo è stato invaso dalle armate dei droidi della Federazione"
     "Mi oppongo! Non vi sono prove! Tutto ciò è incredibile. Proponiamo che una commissione si rechi a Naboo per accertare la verità".
     "Il congresso di Malastare concorda con l'onorevole delegato della Federazione: si nomini una commissione"
     "L'obiezione è…"
     Valorum, che stava per respingere l'obiezione per aiutare Naboo, è fermato dai suoi consiglieri che gli parlano nell'orecchio. Ed è allo stesso modo che Palpatine, come una cattiva coscienza (1), parla alla sua giovane regina illustrandole la situazione; ma le parole che dice suonano ragionevoli, sagge:
     "Entrano i burocrati, i veri signori della Repubblica; e alle dipendenze della Federazione del Commercio, potrei aggiungere. E qui il potere del Cancelliere Valorum si dissolve per sempre..."
     "L'obiezione è accolta" sentenzia Valorum dopo qualche istante di consultazioni, confermando ad Amidala ciò che Palpatine le ha appena anticipato. "Volete rinviare la mozione fino a che una commissione non vagli la fondatezza delle vostre accuse?"
     Provocando ad arte il battibecco con il senatore della Federazione del Commercio sulla commissione d'inchiesta che indaghi sulle loro accuse, Palpatine sa che non otterrà niente di importante se non pochi giorni di ritardo. Ma se qualche giorno in più non cambia l'atteggiamento dei politici ha invece un grande effetto su Amidala: la giovane può toccare con mano che la descrizione della lentezza e dell'inefficienza delle istituzioni risponde al vero. Ella percepisce l'atteggiamento di Valorum, ingabbiato dai ricatti e da pressioni di vario tipo, come un voltafaccia.
     Una commissione d'inchiesta significherebbe lasciar passare giorni. Naboo non sopravviverà tanto a lungo. Amidala non vuole aspettare, non può farlo. E ora che anche Valorum sembra averli abbandonati niente la trattiene dal proporre il voto di sfiducia nei suoi confronti.
     "Io non rinvio nulla" esclama lei con l'innocenza e la determinazione dei giovani, che stride con la formalità flemmatica dell'assemblea. "Sono qui perché si deliberi subito sull'aggressione alla nostra sovranità. Non sono stata eletta per vedere il mio popolo soffrire e morire mentre la vostra commissione dibatte su questa invasione. Se quest'organo esecutivo non è in grado di agire si dia subito un nuovo leader. Io propongo un voto di sfiducia per la leadership del Cancelliere Valorum"
     Ella non lo sa, ma in quel momento si è fatta strumento dell'ascesa al potere del futuro Imperatore. Quando —tra il clamore di un'assemblea che non attendeva altro— Valorum si siede afflitto, senza la capacità di provare collera, la Vecchia Repubblica in un certo senso cessa di esistere. È iniziata una precipitosa parabola che condurrà la Galassia all'oscurantismo.
     "Ora eleggeranno un nuovo cancelliere, un cancelliere forte, uno che metterà fine alla nostra tragedia" sussurra Palpatine ad Amidala come a premiare la sua collaborazione. Ma l'espressione triste della giovane è la stessa di prima.
     Il palco flottante della Federazione si avvicina a quello di Naboo, Lott Dod e Palpatine si scambiano un'occhiata silenziosa.

     Il tramonto

     Il sole tramonta.
     Non molto lontano dal Senato, nello svettante tempio del Consiglio dei Jedi, qualcuno ha sentito arrivare il freddo in anticipo, insieme alla paura. Un senso di gelo simile a un presagio scende su tutti, sul piccolo Anakin Skywalker, su Qui-Gon Jinn, sul suo allievo Obi-Wan Kenobi, su tutto il Consiglio. Per ognuno di essi è una diversa faccia della stessa tenebra che sta per calare.
     Molti pensieri si agitano nella mente di Amidala mentre scruta i palazzi di Coruscant riflettendo su ciò che ha fatto e su ciò che ne potrà seguire. Anche lei sente freddo e paura. Il suo breve dialogo col gungan Jar Jar, che rivela come il suo popolo sia pronto a combattere per il loro pianeta, le fa capire che forse l'aiuto per gli umani naboo può giungere per vie diverse da quelle che lei si attendeva.
     Amidala è giovane, forse ingenua, ma non è stupida: la sua dignità e la sua sensibilità sono grandi e il sorriso non si dipinge facilmente sul suo viso. L'entusiasmo del capitano Panaka e del senatore Palpatine, che entrano trionfanti negli appartamenti senatoriali con una novità che lei forse attendeva, non la contagiano affatto.
     "Vostra altezza, il senatore Palpatine è candidato alla successione di Valorum come Cancelliere Supremo" esclama Panaka, fiero e incapace di sentire nel modo in cui Amidala sente.
     Palpatine sfoggia un sorriso vittorioso e candido:
     "È una sorpresa, questo è certo, ma molto ben accetta…"
     Amidala lo ignora sfilandogli accanto senza che un accenno di sorriso si dipinga sul suo viso.
     Palpatine corre ai ripari: "Vostra maestà: se verrò eletto, io prometto di mettere fine alla corruzione"
     "Chi sono gli altri candidati?" chiede lei fredda. Amidala non ha l'aria di qualcuno che parteggi per il suo senatore: l'amarezza e la disillusione la fanno ormai guardare a tutti i politicanti con uguale distacco. Oltre a Palpatine ci sono un candidato di Alderaan e uno di Malastare. Alla giovane regina sembra non importare più.
     Proprio ora è emersa la natura sapiente e coraggiosa di Padme / Amidala, quando, disgustata dalla politica, ella ha saputo ribellarsi al suo potentissimo senatore, sbattendogli in faccia con estrema eleganza il suo disprezzo e la sua sfiducia. Amidala sarà l'unica creatura vivente che nella storia della galassia avrà avuto il coraggio titanico di non stare neppure ad ascoltare il Signore Oscuro dei Sith Darth Sidious / Palpatine, freddando duramente il suo sorriso e voltandogli le spalle. Nessuno oserà mai più una cosa simile — e lei stessa lo pagherà molto caro, venendo poi deposta in favore della regina-fantoccio Jamillia.
     A Palpatine, in quel momento ebbro dell'imminente successo, poco importa del velato affronto subito. Si siede compiaciuto: "Io confido che la nostra situazione ci porterà molti voti di simpatia. Diventerò Cancelliere" — la soddisfazione gli si legge fin troppo bene in volto. Egli sa di poter contare sui voti della Federazione, su quelli di qualche altro alleato ma soprattutto sull'impatto emotivo che la crisi di Naboo potrà avere sul Senato: la maggioranza è assicurata. Tolto di mezzo Valorum, il grosso è fatto; non come aveva pensato da principio, ma ad ogni modo il risultato è stato ottenuto.
     Non gli resta altro da fare che sedersi e contare i voti.
     "Temo che prima che lei riesca a controllare i burocrati, senatore, non sarà rimasto più nulla di noi e della nostra civiltà". Ogni traccia di fiducia nella politica ha abbandonato per sempre la regina.
     "Capisco la vostra preoccupazione, maestà: purtroppo la Federazione ha il possesso del nostro pianeta..."

     Il crepuscolo

     Fuori è calata la sera. Le ombre sono scese su quel giorno e sul futuro della Repubblica. Un lento e inesorabile crepuscolo.
     Ad Amidala non resta che tornare, niente la trattiene: con quel giorno è finita anche la sua fiducia nelle istituzioni e nello stesso Palpatine. Decide di abbandonare gli intrighi della capitale galattica per tornarsene sul suo pianeta a difenderlo, morendo se necessario.
     "Senatore: questo è il suo settore. Io ora debbo tornare al mio. Ho deciso di tornare a Naboo".
     L'improvvisa decisione coglie per la prima volta Sidious/Palpatine totalmente di sorpresa. Forse egli ha sottovalutato la ragazza. Amidala è giovane e ingenua, certamente: ma è anche molto più saggia di quanto Palpatine si aspettasse.
     "Tornare? Ma maestà, ragionate: vi costringeranno a firmare il trattato"
     "Non firmerò alcun trattato, senatore. La mia sorte sarà la stessa di quella del nostro popolo"
     Del trattato Palpatine non ha più bisogno e l'agita come uno spauracchio: ma lei gli semplifica le cose, perché in ogni caso è decisa a non scendere a patti. Andrà fino in fondo. Il politico continua a recitare la sua parte:
     "Vi prego, maestà, restate qui dove siete al sicuro"
     Amidala prima di varcare la soglia si volta per un addio triste ma asciutto:
     "Mi è chiaro ormai che la nostra Repubblica non funziona più: pregherò affinché lei possa riportare saggezza e compassione nel Senato"
     L'ironia tragica, distribuita senza risparmio, tocca un vertice inarrivabile.
     Amidala abbandona Palpatine, che si staglia contro gli immensi palazzi di Coruscant, isolato e avvolto nel crepuscolo. Io non voglio avere più niente a che fare con tutto questo — sembra dire la giovane. È un prendere le distanze che testimonia come Amidala, forse, senta di essere stata lo strumento inconsapevole dell'ascesa di un uomo che non la convince più. Questo mondo sta crollando —sembra dire— non mi resta che tornare a casa a nascondermi nell'ultima oasi rimasta, per stare a guardare da lontano la sua rovina.

     Per Palpatine la decisione di Amidala, dopotutto, non fa differenza. Si terranno nuove elezioni in tempi rapidissimi, ed egli ha la maggioranza assoluta poiché appare il senatore di un pianeta vittima di terribili soprusi.
     Il ritorno a casa della regina, anzi, può venirgli utile: se Amidala dovesse morire nella battaglia per la libertà del suo pianeta egli potrebbe avvalersi anche di questo eroico martirio come colpo di scena finale per commuovere tutta l'opinione pubblica: il voto per l'elezione del povero senatore del povero pianeta Naboo, la cui povera regina fosse spirata combattendo per la libertà, uccisa dalla violenza della Federazione, diverrebbe addirittura un plebiscito. Egli sarebbe un santo, erede spirituale della sovrana scomparsa, e l'elezione sarebbe una specie di atto dovuto, un risarcimento per i dolori subiti.
     Ecco perché Palpatine dissimula un sorriso che sta per sgorgargli quando la regina gli volta le spalle per lasciare Coruscant.

     Esiste, tuttavia, un rischio remoto. Se la regina riuscisse a liberare Naboo prima che lui fosse eletto Cancelliere esiste la possibilità che le cose tornino alla normalità: Amidala potrebbe ridare il suo supporto a Valorum, o questi potrebbe comunque ottenere qualche merito nella liberazione del pianeta, essendo maturati positivamente gli eventi che lui aveva gestito; venendo riabilitato...
     Ci sono allora due possibilità: o il pianeta resta sotto occupazione e la regina muore nel tentativo di liberarlo (la leadership di Valorum avrebbe, a quel punto, condotto a una tragedia totale e Palpatine risulterebbe eletto per guidare l'intervento punitivo della Repubblica); oppure il pianeta viene effettivamente liberato ma egli a quel punto è già eletto, e quindi ciò che è fatto è fatto (meglio ancora: sarebbe lui a poter vantare subito il merito della felice soluzione).
     Il rischio che Amidala liberi Naboo è davvero remoto vista la potenza militare della Federazione del Commercio. Ma meglio andare sul sicuro: perciò Sidious/Palpatine invia Darth Maul ad uccidere i Jedi che aiutano la regina e ordina ai neimoidiani di sbarcare l'intera forza d'occupazione automatizzata. Uno scontro devastante è la cosa migliore che può auspicare. Più grande sarà la tragedia, tanto meglio sarà per lui: avere dei martiri da celebrare è ancora il metodo migliore per ottenere il massimo dei consensi.
     Nel frattempo egli si darà da fare per affrettare l'elezione del nuovo cancelliere, vale a dire la propria elezione: il voto deve svolgersi nel giro di una giornata, prima che la crisi a Naboo sia risolta.

     Il martirio di Naboo

     A Naboo, nella sala del trono di Amidala, il viceré della Federazione Nute Gunray riceve una comunicazione da Darth Sidious:
     "È al sicuro il pianeta?"
     "Abbiamo conquistato le ultime sacche di forme di vita primitiva. Abbiamo ora il controllo totale del pianeta"
     "Bene. Io farò in modo che nel Senato tutto rimanga così com'è. Manderò il mio allievo Darth Maul a unirsi a voi"

     Giunta a Naboo, la regina organizza, insieme ai Jedi e ai guerrieri gungan —coi quali i naboo si alleano dopo secoli di reciproca diffidenza— un quadruplice piano di contrattacco. Tutto ciò è reso possibile dal nobile gesto di umiltà di Amidala, che sa inginocchiarsi davanti a Boss Nass per chiedere aiuto, confermando la propria grande dignità e saggezza, e il suo saper essere dura con i forti (Palpatine) e umile con i deboli (i gungan).

     "Abbiamo mandato delle pattuglie. È già stata localizzata la loro nave nella palude" assicurano i neimoidiani.



     Sidious è stupito dalla determinazione e dalla sconsideratezza che Amidala e i suoi alleati manifestano, testardi nell'andare incontro a morte certa: "Questa è una mossa inconsueta per la regina: è troppo aggressiva". È chiaro che sono i Jedi ad aiutarla. O forse egli ha davvero sottovalutato il temperamento della giovane?
     Giungono le notizie su un esercito che Amidala sarebbe riuscita a radunare per affrontare in campo aperto i mastodontici mezzi di terra della Federazione. Un suicidio assicurato che non porterà a nulla di preoccupante per loro, ma che —Sidious/Palpatine non lo sa— in realtà è solo una diversione.
     "È molto più sciocca di quanto credessi"
     "Manderemo tutte le nostre truppe contro l'esercito che si sta ammassando presso la palude. Pare che sia composto da primitivi"
     "Da questo noi trarremo vantaggio"
     "Ho quindi la vostra approvazione per procedere?"
     A Coruscant il voto è probabilmente in corso. Il Signore Oscuro non esita che per un istante:
     "Sterminateli subito. Tutti quanti"

     Sfortunatamente per Sidious/Palpatine, grazie alla regina, al popolo gungan, ai Jedi e soprattutto ad Anakin, Darth Maul è ucciso e le armate della Federazione sconfitte (dimostrando l'intrinseca debolezza di una macchina bellica totalmente automatizzata), privandolo di un utile martirio. Ma il piano di fondo funziona e quando Naboo è liberato egli ormai è eletto: la felice soluzione della crisi può solo rafforzare la sua immagine.

     Una festa alla rovescia

     Quando i leader della Federazione del Commercio percorrono il viale reale davanti al palazzo di Theed City a capo chino, sconfitti, umiliati e condotti ad affrontare le loro responsabilità incrociano la strada col neoeletto Cancelliere Supremo Palpatine, che sta sbarcando raggiante dal suo shuttle seguito dalle guardie senatoriali —che un giorno trasformerà nel corpo delle Guardie Imperiali— per raccogliere un trionfo che è suo, da qualunque lato venga visto.
     Il viceré Nute Gunray e il suo luogotenente gettano uno sguardo verso Palpatine, ma tacciono, nonostante siano giunti lì a Naboo i vertici della Repubblica e l'intero Consiglio dei Jedi. Non rivelano chi fosse il loro alleato segreto, l'uomo dietro l'invasione di Naboo, e tirano diritto. Sono certi che sia lui, ma hanno anche troppa paura. O forse egli ha fatto in tempo ad assicurarli con un'ultima comunicazione olografica che li proteggerà, ora che è Cancelliere. È falso, naturalmente; ed essi, con ogni probabilità, diretti a Coruscant ad affrontare una commissione d'inchiesta che li interroghi, non avranno l'opportunità di giungere sani e salvi...
     Palpatine è l'immagine del compiacimento: "Ti siamo debitori per il tuo coraggio, Obi-Wan Kenobi. E di te, giovane Skywalker, osserveremo la carriera con grande interesse". Ogni commento è superfluo.
     Amidala, piena di gioia per la liberazione del suo pianeta, mette da parte i dubbi su Palpatine. Quello è un giorno felice, pensa: "Mi congratulo per la vostra elezione, Cancelliere"
     "La vostra audacia ha salvato il nostro popolo, maestà: è con voi che bisogna congratularsi. Insieme noi porteremo pace e prosperità nella Repubblica".
     L'ironia tragica sale di livello, ora in bocca al protagonista degli eventi futuri.
     Se strumentalizzando Amidala Sidious/Palpatine ha dato inizio alla fine della Repubblica, qualche anno dopo con Anakin porterà a compimento la seconda metà del suo piano: distruggere completamente l'ordine dei cavalieri Jedi.
     Quel giorno, a Naboo, mentre i coriandoli coprono la città, squillano le trombe e i naboo e i gungan celebrano la pace per il loro pianeta, si compie in realtà una funesta e simbolica incoronazione. L'ironia tragica abbraccia tutta la festa: in piedi nella piazza di Theed stanno dei condannati a morte. Nessuno di loro avrà scampo: Anakin si dannerà, Amidala morirà triste. La Repubblica cadrà, i Jedi saranno annientati.
     Solo uno sta davvero celebrando la propria vittoria. E non è un caso che nel coro giovanile che intona l'inno di pace e di gioia siano nascoste le note del futuro, cupo Inno dell'Imperatore del male.

Davide Canavero e Fiorenzo Delle Rupi

tratto dallo Star Wars Athenaeum


     Note:

(1) Le sue movenze richiamano quelle di un serpente tentatore (Nd Chiara Marino).

 

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