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di Brea Aquanna
La fantasy sarà spazzatura, ma vende, non si può negarlo, Buffy farà anche storcere il naso ma è stata premiata da una rivista inglese come miglior telefilm dell'anno, Xenia e Hercules faranno pure inorridire ma non si contano gli epigoni.
Oggi nella librerie cominciano sempre più spesso a vedersi interi ripiani, nelle sezione dedicata alla fantascienza, occupati dai romanzi di Star Wars, Star Trek, X-Files, Spazio 1999, UFO, ecc.; sono tutte pubblicazioni definite media-related, molte sono firmate da autori ignoti. Nonostante ciò non pochi di questi libri diventano best-seller e vengono tradotti dall'inglese in una dozzina di altre lingue. Il fenomeno si è ingigantito a partire dalla metà degli anni novanta.
Questo tipo di produzioni mediatiche, il cui valore estetico è praticamente nullo, si caratterizza per il panorama di stereotipi che presenta e per una narrazione semplificata fino all' inverosimile, condita con un minestrone di immagini prese dalla cultura popolare. La narrativa di massa, le saghe fantascientifiche del genere space-opera, o quelle fantasy, i cicli, le serie televisive, i sequel e prequel - rielaborazione o prosecuzione di serie televisive e di saghe cinematografiche di successo - interpretano il bisogno popolare contemporaneo di storie epiche-avventurose a basso costo. Nomi noti della fantascienza mainstream si sono fatti coinvolgere nel mercato di queste produzioni di consumo multimediali, che nell'opinione di molti altri autori sono una vera catastrofe, eppure, queste produzioni, prive di valore artistico (si badi bene, non hanno mai preteso di averlo) hanno una loro funzione che non è artistica.Misurano e traducono la temperatura di certi sentimenti collettivi, rispondendo a un bisogno anti-intellettuale, un bisogno che è solo emotivo. Dovrebbero interessarci perciò non in quanto opere di un artista ma in quanto fatto di vita collettiva, condizione uniformante di un esperienza collettiva.
Il loro anti-intellettualismo appare fortemente connesso all' epica medievale. Il classicismo, come è noto, aveva respinto e denigrato i romanzi cavallereschi etichettandoli come fantastici e stravaganti. Si parlava di 'poemi puerili e romantici' e di 'romantiche stranezze e racconti incredibili', 'assurdità romantiche'… e via di seguito. I cicli medievali di romanzi cavallereschi - quelli ben conosciuti da tutti che si studiano a scuola- furono affiancati da tutta una serie di rielaborazioni e imitazioni ad opera di scrittori popolari quasi del tutto anonimi che trovarono larga diffusione soprattutto nel tardo medioevo quando la cultura cominciò a diffondersi e a laicizzarsi. Gli stessi eroi divennero protagonisti di numerose storie e leggende, che si caratterizzavano per l'ingenuità delle trame, spesso varianti dello stesso tema che veniva ripreso e ripetuto. C'è una zona di confine in cui l'epica e il romanzesco sfumano l'uno nell'altro, l' epica medievale in particolare. I racconti cavallereschi si distinguevano dalle forme più antiche per la molteplicità delle azioni e per la mescolanza dei toni (da quelli epici a quelli amorosi e avventurosi).Alcuni episodi entrarono addirittura a far parte della tradizione popolare riaffiorando sotto forma di fiabe fino al secolo scorso, quando vennero riscoperti e rivalutati dal romanticismo. Ma il termine romance aveva già assunto una connotazione negativa per l'elemento di irrealtà che caratterizzava i romanzi cavallereschi, tanto da essere caricato di contenuti poco lusinghieri come nel caso di romancer, il cui significato era 'mentitore'…
Tutt'oggi i racconti puerili e implausibili, fantastici e stravaganti non sono notoriamente apprezzati da chi va in cerca della cultura. Mentre, dai tempi dei cantastorie, godono di una popolarità enorme a livello di massa, rispondendo in termini di emozioni semplici e immediate alle richieste del pubblico e mantenendo in fin dei conti quella funzione, che la moderna filologia riconosce all'epos, cioè di conservare e trasmettere un patrimonio collettivo - degradato ma vivo - di leggende popolari e di miti.
Così i racconti popolari della nostra epoca continuano a trasmettere - in toni, forse, sempre più scadenti - il ricordo dell' epos e del romance. E' qualcosa che ha a che fare con ciò che in inglese è chiamato suspension of disbelief, ovvero la sospensione dell'incredulità. Sembra inevitabile che il bisogno di ascoltare storie inneschi questo meccanismo, così come accade nel raccontare le fiabe.
Molti di noi, si sa, hanno visto Guerre Stellari ad un età in cui i meccanismi di incredulità non erano ancora in funzione.La nostra generazione non è cresciuta con i vecchi racconti di fate, è cresciuta guardando la TV, abbiamo iniziato a guardare la televisione ad un età in cui ancora non avevamo stabilito un confine tra reale e finzione, e la televisione è stata per noi la cassa di risonanza dei nuovi racconti popolari, popolati di ufo e vampiri, mutazioni genetiche e viaggi nel tempo o in altre dimensioni. Una volta i piccoli omini verdi si chiamavano pixi, elfi, troll e folletti, oggi si chiamano alieni, ma restano sempre piccoli omini verdi. E noi vogliamo continuare a sentire storie che ci parlino di loro.
In una lettera a Locus, John Ordover, editore di una collana tascabile della serie di Star Trek, si domandava se la svolta verso una fantascienza colta non avesse lasciato indietro lo zoccolo duro dei lettori di Sf, che a suo giudizio, vorrebbero tornare a leggere storie semplici come quelle raccontate un tempo da "Doc" Smith.
Chi compra i romanzi media-related desidera che l'avventura a cui ha partecipato attraverso lo schermo (grande o piccolo) continui. Desidera ritrovare personaggi e situazioni familiari, quasi certo che non accadrà loro nulla di male al termine della storia. Vuole una storia, non una riflessione sul reale. Se avete mai provato a raccontare delle storie a dei bambini vi sarete accorti che quasi tutti i bambini vogliono sentirsi raccontare sempre al stessa storia, una storia che per qualche ragione hanno eletto come la loro preferita. Sanno che ha un certo punto l'eroe fuggirà e verrà inseguito, sanno che sarà separato da coloro che ama, sanno che dovrà combattere un mostro o un malvagio. E desiderano che le loro aspettative siano confermate.
Il romance presenta, sin dal medioevo, una forma continua, senza fine, dove il personaggio centrale non invecchia mai, ma passa da un'avventura all'altra, la forma si costruisce su un schema preciso, il viaggio/la ricerca; la lotta con il nemico; l'esaltazione dell'eroe. Nel romance, come nei racconti popolari, si possono ritrovare una serie di elementi costanti e stabili, il loro numero è limitato e la successione quasi sempre identica.
La narrativa media-related rappresenta una forma di intrattenimento, e risponde a un preciso un bisogno emotivo, primitivo, non-colto, anti-intellettuale, e come gli show televisivi o i videogiochi è un prodotto dell'industria dell'intrattenimento. I romanzi media-related permettono inoltre a scrittori - che resterebbero altrimenti privi di una qualsiasi possibilità - di ritagliarsi uno spazio e magari arrivare a pubblicare anche romanzi mainstream. E' il caso di Kevin J. Anderson, autore quanto mai prolifico, al quale era stato profetizzato di non aver nessun futuro come scrittore.
Gli autori che producono questo genere di romanzi spesso lavorano anche ad altri media, e il linguaggio scritto diventa un linguaggio mediatico come un altro, forse meno innovativo di altri e per questo secondo alcuni destinato a perdere la competizione con medium considerati più immediati e quindi più facilmente recepibili. Le tendenze editoriali, soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, sembrano però dimostrare il contrario, visto che i migliori tra gli scrittori più giovani stanno spendendo sempre più del loro tempo impegnati a stendere storie per le collane media-related, che vendono sempre di più.
In alcuni casi si è voluto sostenere che i romanzi media-related potessero avvicinare i loro lettori alla fantascienza mainstream, non è detto che sia così e non dovrebbe essere questo il punto. Questo genere di libri non ha a che fare con la letteratura. E' in questa prospettiva che vanno 'letti'. Potremmo anche dire, forse meno semplicemente, che essi contraddicono la nostra definizione di letteratura, un termine al quale attribuiamo un certo significato e che usiamo per designare un certo insieme di fenomeni.
Non voglio sostenere che le storie puerili e implausibili siano da preferire alle riflessioni sul reale, piuttosto che le une e le altre rispondano ad esigenze differenti, soddisfacendo bisogni diversi. Come il bisogno di sospendere l'incredulità.
Siamo tutti traditi. Nasciamo predestinati ad essere traditi: da un ideale, da un amico, da un partner e persino dai nostri sogni. Chiunque creda è prima o poi tradito.
E crediamo sempre tutti.
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