Fandom

Il mondo dei fan, nel caso di Star Wars, è un intero universo da scoprire fatto di persone il cui entusiasmo per l’opera ispiratrice è tale da spingerle a dedicare ore, settimane, mesi o anni alla loro passione.
Nel nome della saga i fan creano, disegnano, scrivono, inventano, filmano, danno sfogo a ogni forma possibile e immaginabile di creatività.
Questa è una ricchezza straordinaria che Star Wars è stato capace di risvegliare e stimolare in ciascuno di noi. Può essere utile una panoramica su alcuni prodotti dell’ingegno, della fantasia e dell’entusiamo dei fan che pensiamo sia giusto proporvi.

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Posted On
Gen 07, 2016
Posted By
Marco Marsili

Salve, ho il desiderio di riportare a seguito la mia recensione sul film.
Credo possa contenere spunti interessanti.

– STAR WARS VII – Il risveglio della Forza (di Marco Marsili)

Ha brillantemente osservato uno dei miei compagni di visione (suscitando in tutti noi non so bene se più orgoglio o rammarico! ): “ho visto il primo guerre stellari che avevo 17 anni… finirò a vederel’ultimo che ne avrò 59!” Questa è la chiave di lettura per capire, apprezzare, e in questo caso recensire, SW7. Il fascino ma anche il tallone d’Achille di una saga così duratura nel tempo, con pause di 20 o 30 anni
tra le varie riprese che ha subito, risiede nel fatto che
i concetti vengono assimilati da generazioni di persone e diventano parte dell’immaginario collettivo, le tematiche oggetto di tesi di laurea e disquisizioni filosofiche, e soprattutto i personaggi diventano delle icone inossidabili, immuni al tempo e allo spazio.
E’ questo il punto, siamo rimasti a 30 anni fa, con l’Imperatore e Vader morti, Luke ormai jedi
ipotizzabili fiori d’arancio per Leia e Han…abbiamo cristallizzato il momento per tutto questo tempo, convinti che non ci sarebbe mai stato un seguito. I personaggi sono rimasti immutati e sono diventati in quasi 40 anni una sorta di parenti stretti di ognuno di noi, che però erano immortali. Ma qui non si tratta di Paperino che non invecchierà mai, qui vediamo che, contro ogni previsione dei pessimisti, la Disney non ha impresso il suo marchio di fabbrica.
Scordiamoci i “vissero felici e contenti” e Biancaneve, qui ci si invecchia, la storia evolve, va avanti com’è naturale che sia,
anche se per paradossalmente, per effetto della cristallizzazione di cui sopra, ci sembra assurdo, lo percepiamo come un errore di sceneggiatura.
Qui si soffre, lo fanno i personaggi, lo fa lo spettatore in prima persona. Abrams è riuscito a realizzare un film in… 5d (!), ovvero, oltre le immagini e gli effetti speciali sul pubblico, come qualche cinema già fornisce, col colpo di scena di Han, lo spettatore viene coinvolto in un lutto quasi personale, proprio in virtù dell’immaginario collettivo di cui siamo partecipi. Si è andati
oltre la commozione che il buon cinema deve dare per contratto, ci hanno tolto una persona cara, dopo gli occhi e la pelle, ci hanno coinvolto l’anima. Il 5D appunto.
Continuavo a ribadire dopo la visione che questo film va metabolizzato. Infatti si necessita di infrangere il ghiaccio dove abbiamo ibernato il Guerre Stellari con cui siamo cresciuti per permettere che il Guerre Stellari di 40 anni dopo possa far breccia e permearci.
E a me sono bastate 24 ore per farlo, perchè rivedendolo una seconda volta ci si scrolla di dosso il dogmatismo derivante
da anni di attesa e il 7 si colloca perfettamente in coda ai precedenti (provare per credere!)
E ora vediamo i punti deboli di questo film, prima dei punti forti.Il difetto più grande che molti trovano in questo film è che lo imputano di essere un remake de “Una nuova speranza”.
Assolutamente no. Semmai è pieno di citazioni e riferimenti proprio per rendere omaggio ai ns. Star wars di sempre, e per rendere il passaggio da Lucas ai successivi registi meno traumatico. Ma soprattutto sono stati introdotti elementi e situazioni del passato per una sorta di corsi e ricorsi storici, quasi cabalistici, che sono sempre stati presenti in Star wars ma di cui non si parla mai.
Non solo la distruzione di una nuova morte nera, non solo un ulteriore discorso pseudo nazista, che in questo film per colori e impostazioni non è affatto pseudo. Ma soprattutto, e non l’avrò notato solo io, come per una maledizione, i confronti tra padre e figlio nella famiglia Skywalker sembra debbano essere fatti
sempre su una passerella sopra ad un pozzo senza fondo che inevitabilmente inghiotte uno dei presenti.
Meravigliose citazioni sono, non copia e incolla, proprio le citazioni di cui i fans vanno ghiotti. E ancora, questo film rispecchia perfettamente i modus operandi dei sui omologi, il prima e il quarto: come loro è un film di transizione, di preparazione ai successivi. E come tutti i primi films delle precedenti trilogie, deve contenere la dipartita di un personaggio importante: nel 1 Qui Gon Jinn; nel 4 Obi One kenobi; in questo Han Solo. E se permettete é il più grande dei colpi di
scena di sempre ( forse magari dopo “io, sono tuo padre!). Ottimo affidarlo a J.J. Abrams che in questi è maestro indiscusso, molto meno nei finali, incombenza che infatti non avrà.
Questo film rispetto ai precedenti ha aperto nuovi spunti di riflessione, nuovi scenari. Ci ha prospettato un confronto tra Forza e lato oscuro perfettamemnte al negativo: anche il lato luminoso della Forza può sedurre come quello Oscuro; non è più il jedi che si deve addestrare contro un sith invincibile,
ma è il sith che si deve fortificare contro un jedi che il lato oscuro teme incondizionatamente. Il tutto come a dipingere un’alternanza tra i lati della Forza il cui equilibrio è sempre precario: di nuovo lo yin e lo yang. Ed ecco risposto, quindi, anche a chi dice che il VII pecca della mancanza di un vero cattivo.
Il villain di turno ancora non c’è, si deve ancora fare
o meglio si fa alla fine del film. Per la prima ora e mezza è un cattivo, incompleto, allo stato grezzo, che come notava un altro mio compagno di visione, sembra suggerirci metaforicamente anche la sua spada laser, dal profilo impuro e incerto:come la sua anima. E’ per la prima volta un cattivo più attinente ai ns tempi, più realistico, non malvagio semplicemente perchè da copione , ma perchè psicopatico, sull’orlo della schizofrenia
indotta da un conflitto interiore e parentale,come purtroppo
si legge spesso sulle cronache di tutti i giorni. Un cattivo che trova come catarsi per passare totalmente al male e liberarsi definitivamente dagli ultimi lacci che lo tengono, obtorto collo, ancorato al bene, un crimine tra i più efferati: il
parricidio! E a sangue freddo…
Mai Star Wars aveva osato tanto, altro che Disney!
Semmai ciò di cui si sente la mancanza è di un carismatico detentore del male assoluto: non c’è più l’imperatore, c’è questo famigerato Primo Ordine, che per ora di carismatico non ha nulla. Ma nuovamente ecco il format: anche nei primi film delle precedenti trilogie il super-cattivone è sempre defilato e impalpabile. Solo poi diventa… Palpatine. 🙂
Riguardo la protagonista invece non ci è dato sapere quasi nulla,tranne che ha un potenziale enorme nella forza. Oltre all’ipotesi più accreditata, che sia la figlia di Luke, per quello che ne sappiamo, da come affonda la spada di punta durante il duello o dal fatto che è stata abbandonata in modo così crudele in un pianeta desolato, si potrebbe anche pensare che sia la figlia… dell’imperatore…😨😲… Ovviamente creata, dal Primo Ordine, anni dopo, in provetta o per clonazione: ricordate il film “i ragazzi venuti dal Brasile”?…di nuovo il riferimento al nazismo….Brasile come Brazil , un altro film il cui il governo malvagio si chiama …Ordine! Mere coincidenze o sibillini indizi? Ovviamente questa è solo un’illlazione, un mio esercizio mentale. Sarebbe forte però, no?
Secondo il mio modesto parere, quindi, quelli che per molti sarebbero difetti, io li considero come spunti e conseguenti pregi.
Già i pregi… il film ne conta numerosi: il robot-palla, il nuovo personaggio di cui, come non succedeva da R2D2, è impossibile non innamorarsi sin dalle prime battute; la fotografia molto dark, molto più attinente ai ns tempi; applicazioni della Forza potenzialmente ovvie ma che non erano state mai sviluppate, come il bloccaggio di un colpo di blaster a mezz’aria, o
la tortura mentale per carpire informazioni. Meravigliosi alcuni campi lunghi, come per le immagini di incrociatori stellari
precipitati nel deserto con le loro immense carcasse, o quelle di caccia TIE in formazione con il sole a fare da sfondo, stile Apocalypse Now. Caccia dei quali si viene a parte finalmente della struttura e della manovrabilità.Tutto è più pratico, tangibile in questo film, l’alone di mistero che avvolgeva l’impero scivola via con questo sequel, per lasciare spazio alla crudezza della guerra, la connotazione fantasy che ha caratterizzato Star Wars fino a oggi viene considerevolmente meno a favore di un più marcato realismo.
Realismo e rottura col passato, o piuttosto evoluzione, con un Han Solo non più “canaglia” ma padre affranto e responsabile di un figlio chiamato Ben in onore di Obi One.
Un Han che incarna la parte di vittima sacrificale, indispensabile per permettere alla storia di poter andare avanti e non ridursi, in questo caso sì, ad un inutile remake ridondante di vecchia gloria cinematografica.
Con buona pace di tutti noi spettatori che siamo usciti dal cine inconsolabili e a testa bassa.
Insopportabile ma necessario: Han Solo è morto! Viva Han Solo!!

VOTO: 8+

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