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Buone notizie:
la Guerra è cominciata


GuerreStellari.Net, la Recensione versione 2.0

di Davide Canavero


     Il penultimo brivido

     Melzo, 10 maggio 2002, ore 11, cinema Arcadia.

     Trovarsi tra i "grandi", tra i giornalisti professionisti. Per poi scoprire che i grandi hanno il volto cordiale, da amico, di Marco Consoli (che su Ciak segue con passione GSNET e Cloud City), una scoperta che all'improvviso li umanizza. E capire che il momento della verità è giunto.
     Il logo 20th Century Fox, quello della Lucasfilm, e infine quello di Star Wars. Ma stavolta... non c'è alcun groppo in gola quando iniziano a scorrere i titoli, come tre anni fa (disillusione? e dire che non sono certo tra quelli che hanno demolito Ep1). La commozione è smorzata, il film parte a sorpresa senza introduzioni "tecniche" di sorta per i giornalisti convenuti, come mi aspettavo. Mi trovo dentro il mondo di Lucas prima di aver avuto il tempo di emozionarmi. Ultimamente mi capita sempre più di rado.
     Mi starò inaridendo? È un po' che ci penso. Sorpreso per la mia presunta insensibilità, inizio a temere di trovarmi davanti a un film che scivola via senza lasciare il segno, uno come Episodio I, per intenderci, nel quale avresti voglia di riavvolgere un istante per rivedere una scena, nella speranza di emozionarti e scoprire che la colpa di quella scivolosità non è imputabile al film, ma solo alla tua disattenzione; e invece no.

     Una festa a lungo attesa

     È difficile parlare di un film tanto atteso quanto L'Attacco dei cloni. Impossibile forse, perché è troppo presto per sbilanciarsi, troppo presto per emettere sentenze.
     Il compito è arduo persino per un fan che da vent'anni ama e approfondisce la saga, e lo è in misura ben maggiore per i critici occasionali, che osservano pretendendo dal film risposte immediate.
     Io non mi aspetto risposte di questo tipo. So per esperienza che i film di Star Wars svelano parte del loro significato solo col passare del tempo e solo in relazione alle altre parti del Ciclo.
     Perciò mi guarderò bene dall'emettere sentenze definitive.
     Il rischio è per un verso quello di deludere le aspettative, facendo precipitare i fan nello sconforto e nella sfiducia - e questo potrebbe capitare a qualche critico estraneo che del film capisce poco o nulla, classificandolo come ennesimo baraccone di effetti della ILM. Quindi non fatevi intimorire dalle immancabili recensioni ostili e ciniche, che non mancheranno, anche se meno di altre volte. All'epoca certi critici demolirono anche i tre film classici, oggi considerati pietre di paragone (la stroncatura del capolavoro Empire sul N.Y. Times del 1980 è la fotocopia del pezzo contro Attack di adesso, compresa l'accusa dei "buchi nel plot").
     Ma per l'altro verso c'è il rischio di infiammare gli animi oltre misura.
     Non farò nessuna delle due cose, e certamente non la prima, per una semplice, semplicissima ragione: AOTC è innanzitutto un gran bel film. Chi lo negasse sarebbe mosso da pregiudizi. Si tratta di due ore di sano divertimento; per tutti, a prescindere che siano degli impallinati o dei critici scafati e incapaci di farsi trasportare in un mondo fantastico. Se poi dormono della grossa e scrivono ugualmente i loro virtuosismi precotti e stravisti su quotidiani nazionali è un problema solo loro. Anche i lettori dovrebbero ripagarli con la stessa dose di sbadigli. Che sprechi di inchiostro, quanti caratteri... Ah!...spesi invano... (chi ha detto cosa? Aspesi chi?).
     Star Wars è un'opera molto difficile da comprendere e apprezzare veramente, e altrove ho sviscerato a fondo questo problema. Io, proprio avendo dedicato alla saga molti anni di affetto e studio, non ho la presunzione di dare giudizi illuminati e illuminanti.
     Ho fiducia nel fatto che questa volta almeno una parte della critica saprà apprezzare il lavoro di Lucas; è nell'aria, si è già verificato. Ma da qui a vedere Star Wars accettato ed amato da tutti ce ne corre. Non aspettatevi questo. Né fatevi intimorire.
     Non fatevi nemmeno influenzare da me. Guardatelo e basta.

     Mi sforzerò di essere il più razionale possibile, per quanto dura sia l'impresa, vuoi per il mio coinvolgimento emotivo vuoi per la mia stanchezza.
     Adesso che molti (o quasi tutti) hanno visto il film, potranno confrontare le loro sensazioni con le mie, messe per iscritto qualche settimana fa e rielaborate ora con alcune correzioni, partorite nel corso delle mie sette visioni del film. Mi sono sacrificato per voi ( :-) ) per immagazzinare quelle immagini e quelle vicende e dirvi cosa si prova dopo averle masticate e rimasticate a lungo.

     Un balzo tra le stelle

     Tutti hanno detto che questo film è un grande, innegabile passo avanti rispetto a Episodio I: La Minaccia Fantasma, ormai stabilmente sulla bocca di tutti come termine di paragone negativo, "madre di tutte le boiate" (giudizio comunque falso e semplicistico: troppo faticoso tornare su un film per scoprirne i lati positivi, meglio usare delle comode etichette). Sono costretto a confermarlo; i progressi fatti sono del tutto evidenti. Questo film è non un passo in avanti rispetto al predecessore, ma almeno due. E lo confermo dopo la settima volta.
     Altri hanno sottolineato il fatto che è un ritorno al passato, ai fasti della Trilogia Classica. Devo per metà sottoscrivere anche questa affermazione, e per metà smentirla.
     Cominciamo smentendo.

     Vecchi tempi - Tempi moderni : 1 a 1 palla al centro

     Non è un film "simile" a quelli di allora. Diciamo che sono parenti come sono parenti Anakin e Owen; le due Trilogie sono tra loro come dei fratellastri.
     Siamo cambiati noi, è cambiato il nostro occhio, è cambiato il cinema, ed è cambiato Lucas. Chi sperava nel ritorno ai modellini (ma c'era davvero qualcuno così?) sarà deluso: il trono della computer grafica non vacilla, per ora, e anzi il suo dominio si rafforza. Indietro, insomma, non si torna. E meno male.
     Certo, non ci sono più gli effetti di una volta... i quali molto semplicemente non avrebbero permesso a Lucas di mettere in scena la gran parte di quello che ci ha mostrato. Quasi tutto sarebbe stato —in una parola— impossibile da fare.
     Ma poi si scoprono cose che all'improvviso sovvertono le nostre convinzioni: davo per scontato che l'arena di Geonosis fosse uno scenario digitale, e come me anche molti di voi avranno sottinteso questa soluzione tecnica, presumo. Niente affatto: un bel plastico vecchia maniera!
     Attenzione, dunque, perché le crociate anti-CGI (se pure sono opportune, il che è da stabilire) devono tenere conto che la realtà è molto più sfumata di quanto si crede.

     Aiuterebbe se scendessi a spingere?

     Uno dei timori era che i personaggi scomparissero, inghiottiti dentro mondi digitali troppo invadenti. Questo pericolo a mio avviso è scongiurato, almeno in questo caso. Perché se è vero che la CGI è ancora debordante, clamorosa e barocca nel suo sense of wonder, cioè quel gusto del meraviglioso cui una volta non eravamo abituati, non a questi livelli (che tempi, quando non sapevamo cosa volesse dire la noia), è anche vero che grazie a uno script più solido i personaggi spiccano con disinvoltura, a dimostrazione del fatto che non sono tanto i mezzi tecnici a mortificare la recitazione quanto le cattive sceneggiature.
     Ne l'Attacco sono proprio i personaggi a trascinare. Almeno... più di quanto accadesse in Episodio I. Non si tratta di un film migliore perché sono più evoluti gli effetti, anzi. Alla prima visione non mi hanno particolarmente impressionato. Star Wars oggi ha perduto il suo primato nel campo degli effetti visivi; si è visto di tutto, ormai. Lo tsunami visivo di altri film non è paragonabile all'uso moderato degli stessi in Star Wars. Se ci pensate, per due terzi del film (tolto l'inseguimento e il duello Obi-Wan / Jango) gli effetti speciali servono quasi solo per gli scenari, visto che c'è moltissimo dialogo. Gli effetti intesi come "poco dialogo e azione bum bum" arrivano solo nella parte finale.
     La superiorità di AOTC rispetto al suo predecessore sta nella trama e nei dialoghi, spesso all'altezza della Trilogia Classica. Non all'altezza di un film d'autore, è naturale; ma neppure l'Iliade o l'Orlando Furioso lo sono. Per un mito, poi, completamente fuori dal tempo come la nostra saga, si tratta di dialoghi dignitosissimi. Sciocco chiedere all'epica vertiginosi approfondimenti psicologici.

     Cancelliere, altezza, vi presento il primo ministro di...

     Molto diversi sono l'epoca "storica", l'ambiente, gli eventi. Vedete, una parte di ciò che amiamo della Trilogia di allora, e dell'immagine che è scolpita nel nostro cuore, è legata al forte senso di impotenza provato davanti alla spaventosa grandezza dell'Impero, alle sue micidiali macchine da guerra e navi spaziali, all'essere braccati, in fuga, disperatamente tesi a rovesciare la tirannide. Quel tipo di storia nei Prequel non può esserci. Lucas potrà al massimo creare un clima che presenti delle analogie con quello di allora, o situazioni che riecheggiano vagamente le precedenti (ancorché future). Ma la stessa cosa... no. O sarebbe la stessa storia. E il regista non vuole narrare la stessa storia, piuttosto vuole dare vita a qualcosa di inedito. Ne l'Attacco, io credo, ci riesce bene, grazie a una maggiore maturità rispetto allo spiazzante Episode I. Anche nel predecessore era riuscito a creare una storia e un ambiente molto diversi da quelli dei film classici, è indubbio; ma forse aveva ecceduto, lasciando a tutti un senso di totale spaesamento. Il salto era stato troppo brusco.
     Ciò che ci salva stavolta è una fitta rete di rimandi ai film classici. E il recupero del loro spirito di fondo, per quanto è possibile.

     Ritorno al futuro

     Ora vediamo la pars construens. Ebbene, Episodio II in parte è un ritorno a(i fasti de)l passato.
     Non deludono le gesta di Jango Fett, il... Boba Fett che tutti attendevano di vedere. Ha più spazio di Darth Maul, parla spesso, ha carisma da vendere e armi per ogni occasione. E i suoi duelli di sguardi con Obi-Wan sono impagabili. Continuano a piacermi a ogni visione.
     Ci fa tremare il tema dell'Impero riarrangiato per l'occasione, la battaglia campale memore di quella di Hoth (ma ad essa per molti versi superiore), i camminatori (un giorno AT-AT), gli incrociatori della Repubblica (che si preparano a diventare Star Destroyer), i cloni (futuri stormtrooper). Tutte cose "familiari".
     E sopra ogni altra cosa l'ironia.
     Cominciando dai droidi, che in Episodio I erano poco più che comparse, mentre ora tornano nel loro pieno splendore, frizzanti, divertenti, talvolta utili alla storia, com'erano un tempo. Forse persino di più (entusiasmo fuori parametro nei loro confronti, lo confesso, anche se non a tutti sono piaciuti. Che peccato farsi bloccare dal purismo... non so davvero cos'abbiano di sbagliato le loro scene, sono del tutto in linea col passato).
     Per passare all'ironia tagliente di Obi-Wan, ai suoi bisticci con Anakin che non pochi rimandi hanno con le scene di Han Solo.
     Sono tutti elementi che fanno "sentire a casa".
     La novità rispetto a Episodio I —e il grande punto in comune con la Trilogia— è che, personalmente, guardando l'Attacco dei Cloni ogni volta attendo di gustarmi i momenti entusiasmanti o i dialoghi divertenti che di lì a poco avverrano, li pregusto, li anticipo. Mentre vedo una scena la mente corre a quello che so che mi aspetta, e poi a quello che viene dopo ancora; e... mi frego le mani, metaforicamente, godendo da dodicenne, felice ed entusiasta.
     Questa "carica" non la provavo da molti anni.

     Il Lato Oscuro dei Prequel

     Ma è in qualche modo riduttivo dire che questo film è un "ritorno al passato": almeno, non è solo questo. È anche l'esplorazione di territori completamente nuovi. Grazie al cielo.
     Non si ha la sensazione del già visto, o molto di rado. Se Lucas avesse tentato di fare una fotocopia del passato avrebbe preso una cantonata. E questo errore, almeno, non l'ha commesso.
     Anakin non è Luke. Il (futuro) figlio è una testa calda, un giovane campagnolo ingenuo, generoso, avventato, dai grandi occhi dolci, che vive il dramma della "peripezia tragica" quando scopre che l'odiato nemico uccisore del padre è il padre stesso. Allora cambia, matura, ed evolve in un Santo capace del miracolo dell'amore filiale.
     Anakin no. I suoi occhi non sono dolci, ma furbi. I suoi slanci non sono da campagnolo ma da ragazzo sveglio, astuto, irruente. Un arrogante, simpatico padawan abbastanza immaturo. Uno che osa. Osa sempre. Osa follie inaudite (conscio delle proprie capacità eccezionali), osa dichiarare il suo amore con prepotenza, disarmato e disarmante nella confessione della propria fragilità - una scena che ho amato molto, intimamente. No, una scena che mi ha spezzato in due. L'ho trovata credibile, commovente, non poi così lontana dalla realtà, anche se molti si scandalizzano (quanto sarebbe bello avere una telecamera puntata sul passato di coloro che sfottono Anakin per la sua dichiarazione... ci sarebbe da ridere...).
     Sono personaggi diversi. Icone mitiche di un mondo fantastico nel quale la loro psicologia emerge (bene, diciamolo, bene) con pochi semplici tratti, che restano scolpiti nella memoria. Ai miti non occorre molto di più, sapete? Provate a cercare lo "scavo psicologico" nei miti antichi, vedrete che il livello è lo stesso di Star Wars.

     Verso nuovi pianeti

     Territorio nuovo è l'amore. La storia d'amore in miniatura tra Han e Leia (accattivante, ma solo abbozzata in un paio di scene, a ben vedere) non è paragonabile al rapporto contrastato e struggente tra Anakin e Padme. Qui si tratta di un filo conduttore che attraversa la storia letteralmente dalla prima all'ultima scena. È un amore semplice, forse per qualcuno banale, ma delicato e non di rado toccante. A Star Wars non si poteva chiedere molto di più.
     Territorio nuovo, poi, è anche l'indagine investigativa. La trama che interessa Obi-Wan Kenobi è coinvolgente e originale. Con lui si prova un po' di quello "smarrimento in un mondo vasto" che ci fa sentire dentro Star Wars, stimolando la nostra curiosità. Il senso del mistero è clamoroso. E sfido qualunque fan a dirmi che ha capito con certezza tutto di quella trama oscura... (altro che trama scontata! per favore...).
     Territorio nuovo, infine, il male compiuto volontariamente. Anakin inizia il suo cammino sul sentiero oscuro quando le sue passioni esplodono. Lo vediamo direttamente in scena nell'accampamento tusken, in maniera anche cruda, benché Lucas stacchi molto presto, rafforzando la scena col potere del non detto. Il montaggio che passa dal volto di Anakin in preda alla furia (sul quale si chiude l'"otturatore" della dissolvenza circolare) al volto sofferente di Yoda, che tutto sente, passando per la voce disincarnata dello spirito di Qui-Gon Jinn, è molto efficace e si fa perdonare cadute di ritmo in altri punti.
     L'ombra dark proiettata sulla saga è indubitabilmente netta in un paio di scene, e più diffusa in altre, nelle quali percepiamo l'inquietudine del protagonista. È una promessa alla quale Lucas ha tenuto sicuramente fede. Non posso aspettare di vedere cosa ci riserverà in questo senso Episodio III.

     Un lungo crescendo

     L'Attacco dei cloni parte lento. Diventa più accattivante minuto dopo minuto, fino all'Epilogo. Un autentico crescendo. E sono un crescendo anche le successive visioni del film nel suo complesso.
     Nella prima mezz'ora c'è molto dialogo. Ma è buon dialogo, santo cielo! Non so davvero perché tanti si accaniscano.
     Finalmente i Prequel si "caricano" sia sul polo negativo (la drammaticità) sia su quello positivo (maggiore divertimento). Non c'è dubbio che sia un film più "a tinte forti" del precedente. Vi farà ridere davvero, perché cacche e peti sono finalmente stati messi da parte, e vi commuoverà più di una volta. Almeno, per me è stato e continua a essere così in misura sempre maggiore.
     La somma di George Lucas e Jonathan Hales non fa ancora Lawrence Kasdan, ma siamo decisamente sul binario giusto. Grazie al contributo di Hales, Lucas sforna personaggi finalmente capaci di reggere la storia.

     874 anni portati bene

     Anakin, col suo tormento interiore, con la sua arroganza, ben resa da Christensen (purtroppo qualcuno ancora dubita della scelta di Lucas: ma a me questo ragazzo sembra perfetto); Obi-Wan con la sua ironia, gli ammiccamenti, gli sguardi; i due insieme, con i loro continui battibecchi; i droidi, la cui alchimia comica ritrova la giusta formula, oggi più che mai; Jango Fett, il cacciatore di taglie più "cool" che si possa immaginare e che tutti attendevano di vedere; il Conte Dooku ("Duku" diremo da adesso), britannico, elegante, il Jedi "gentleman" bastardo dentro, che appare direttamente in scena solo nell'ultima parte della storia, e che è riuscito a sorprendermi, perché non monoliticamente malvagio (quando abbassa lo sguardo per ricordare il povero Qui-Gon mi è sembrato sincero, toccante; e la sua ambiguità è maggiore di quel che sembra); Mace Windu, possente e memorabile nel suo irrompere in battaglia, e anche lui più ambiguo del previsto; Yoda, incontenibile, indescrivibile, sorprendente e molto convincente, che mostra a tutti cosa significhi essere "IL" Maestro Jedi... una scena che ha lasciato tutti, nessuno escluso, a bocca aperta e che ha convinto la quasi totalità degli spettatori. Ed è solo il coronamento di una lunga presenza del personaggio, attivo, con parole e fatti lungo tutto il corso della storia. I suoi sguardi, le sue parole, le sue espressioni, i suoi pensieri dipinti in viso scandiscono tutta la vicenda, dall'inizio alla fine. Mai Yoda era stato così importante. Rivaleggia con lo Yoda di TESB, opposto e complementare a quello di allora. Perfetto.
     I timori di una vicenda piatta e di personaggi privi di spessore possono essere messi in soffitta.

     Non credo ai miei occhi

     Star Wars, come sappiamo, parla molto anche con le immagini e la musica, e queste due componenti essenziali dello spettacolo non tradiscono.
     La fotografia, per cominciare. Lucas in Episodio I sembrava aver perduto il senso dell'inquadratura: era tutto un po' monodimensionale e incolore (paradossale per un film coloratissimo), come se la magia non riuscisse a farsi strada attraverso la cinepresa. In Episodio II ho avuto l'impressione che questo aspetto sia stato significativamente migliorato; bastino le meraviglie del Lago di Como, valorizzate a dovere, il suggestivo e misterioso Kamino (sense of wonder come vent'anni fa sì o no? avanti...), la fuga di Anakin nel doppio tramonto di Tatooine, la notte sopra l'accampamento, o l'abbraccio (dialogato) visto attraverso le ombre proiettate sul muro di casa Lars. Ecco, alcune inquadrature trasmettono... fascino. Ciò spesso e volentieri non accadeva nel film precedente.
     E se anche gli attori recitassero male... quelli di Star Wars sono film che parlano per immagini, per quadri: la bellezza di Natalie Portman incorniciata dal Lago di Como o dagli altri scenari fantastici di Naboo, non è forse un quadro meraviglioso? Non è un'opera d'arte visiva? Ci sono molti tipi di "film", non fossilizziamoci. Non tutti i film devono essere alla Kubrick o Almodovar.

     Se la cava anche la colonna sonora di Williams, che svolge il suo ruolo con maestria e sfrutta al massimo i pochi temi nuovi, facendoli emergere al momento giusto in tutta la loro bellezza senza sovrastarli con assordanti effetti sonori come accadeva in Episodio I, dove il fenomeno personalmente era molto irritante: veniva voglia di cercare la manopola per abbassare l'audio degli effetti. Qui non accade più, lo score è rispettato.
     Il tema che si ascolta a Kamino è carico di mistero, il tema d'amore Across the stars, già celebre, è splendido e commenta magnificamente la dolce e triste relazione tra Anakin e Padme, quello che accompagna l'inseguimento di Zam Wesell molto azzeccato nei suoi ritmi sincopati (tra i miei preferiti); il tema della Federazione di Ep1 (magnifico) torna nella sua maestosità con imponenza in modo ambiguo, per commentare i cloni, che apparentemente sono la fazione opposta... ma qui credo che la musica sia perfettamente voluta; per non parlare del riarrangiamento del tema imperiale che fa da sottofondo alla parata militare a Coruscant, nella scena conclusiva. Da brivido, e sfido chiunque a negarlo.

     L'insostenibile leggerezza di Jar Jar

     Strani numeri musicali? Scene "imbarazzanti"? Siparietti sciocchi di comparse aliene? Tutte quelle scene che in passato ci hanno fatto dire "Questa se la poteva risparmiare!".
     Ebbene, praticamente niente sotto questo punto di vista. L'Attacco dei cloni, personalmente, è stato il primo film di Star Wars nel quale non ho trovato nessuna scena che mi abbia messo a disagio e fatto storcere la bocca perché sciocca, fuori luogo. Nessuna che mi abbia imbarazzato e fatto vergognare del film. E in ROTJ e Ep1 ce n'erano tante...
     L'odiatissimo (non da me) Jar Jar è presente sullo schermo al massimo per due minuti, non di più, e col passare degli anni è diventato molto meno fastidioso, è maturato. Più avanti, quando prende la prima vera iniziativa della sua vita, è una tragedia. E ci commuove. Ottimo. Quanti l'avranno colto, mi domando? Pochi, pochissimi. Nessuno tra i critici (vi parlo nell'orecchio: ecco perché è bene non ascoltarli! Loro sono di passaggio nella storia, ma Star Wars È la storia, ne è parte come fenomeno e come opera, potete fidarvi; approfondite la saga da fan e allora sì che partorirete giudizi che davvero hanno valore, i critici lasciateli sonnecchiare).

     Dooku, pardon, Duku

     Fermo restando che il doppiaggio "teatrale" di vent'anni fa rimane un capolavoro artistico insuperabile e che oggi è impossibile fare altrettanto con le normali compagnie di doppiatori, penso che Claudio Sorrentino abbia fatto un lavoro onesto. I livelli della Trilogia Classica sono irraggiungibili (state tutti pronti a difendere col coltello fra i denti la sacra Trilogia dalla minaccia del ridoppiaggio nel 2006 / 2007, se avverrà sarà una catastrofe, e lo sapete perfettamente come me, quindi pronti a levare una fortissima protesta!), ma questo doppiaggio mi ha lasciato un'impressione positiva.
     La voce di Anakin è molto giovane, sì (anche se Francesco Pezzulli ha 28 anni in realtà), ma stiamo parlando di un personaggio diciannovenne. E in ogni caso il doppiatore recita molto, molto bene: meglio di Christensen, ho già fatto il confronto. Nulla da dire, quindi. Diverso il discorso per quello di Obi-Wan: il tono è giusto ma è troppo piatto, il livello della recitazione è troppo basso rispetto agli altri e all'originale, il grande McGregor.
     Quella di Dooku è sufficientemente profonda, e fa del suo meglio per avvicinarsi alla profondità di Christopher Lee; l'interpretazione è eccellente. Il Jango Fett nostrano è più... vellutato e sexy dell'originale, il rauco Morrison; una scelta che potrebbe non piacere a qualcuno. Sinceramente non mi ha disturbato.
     Ciò che mi ha impressionato positivamente è stata l'assenza di quelle voci grottesche e caricaturali che avevano rovinato Episodio I: nessuno strano accento qui. Anche Nute Gunray ha abbandonato il suo ridicolo e insensato accento russo in favore di una voce analoga alla precedente ma molto più sobria. Sobrietà è la parola giusta nelle voci aliene, ed è esattamente ciò che volevo. Adoro Dexter Jettster, adoro le voci melodiose ma "normali" dei kaminoiani, adoro le lingue aliene sottotitolate e in particolare l'incredibile lingua tutta schiocchi e sibili degli orrendi geonosiani!
     Ho apprezzato la pronuncia "PalpaTIN" come nella versione originale al posto del fasullo "PalpaTAIN" di Ep1, che suonava (maccheronicamente) più inglese dell'inglese.
     A breve l'intervista a Sorrentino. Sarà lui, rispondendo alle nostre domande, a dirvi il resto. Fermo restando che sulla questione del doppiaggio non c'è storia: Sorrentino ha fatto il suo onesto lavoro ma i tempi sono tragicamente cambiati e i doppiatori di vent'anni fa erano oggettivamente più in gamba. Anche solo ipotizzare un ridoppiaggio della sacra Trilogia Classica equivale al suicidio di Star Wars nel nostro paese; se c'è una cosa che aiuta quei tre film a stare ancora a galla nel disinteresse generale italiano verso il fantastico è proprio il magnetismo tutto teatrale di quel doppiaggio, della voce di Massimo Foschi che conferisce a Darth Vader il tono da tragedia greca che solo lui —che veniva dal teatro greco di Siracusa— può dare.
     La Lucasfilm si metta in testa che se mai decidesse di ridoppiarlo lo ucciderebbe. Non lo permetteremo, dico bene?
     E poi perché toccare dei film già perfetti col rischio di pasticciarli (Special Edition docet) mentre sarebbe utile ritoccare Episodio I per conferirgli maggiore... Forza?

     Les jeux son fait

     Episodio I aveva sulle spalle aspettative caricate come una molla nel corso di 16 anni; Episodio II ha un compito ancora più arduo: tenere fede alle promesse, rispondere ad aspettative se possibile ancora superiori, riportando per di più la saga al perduto splendore, dopo il mezzo passo falso de La Minaccia Fantasma.
     È bene sgombrare il campo da equivoci: Ep2 non poteva reggere un simile peso, un triplice confronto con i film classici —entrati nella leggenda— e il riscatto della debolezza del suo predecessore, per di più arricchendolo di fascino grazie al proverbiale "senno di poi", grazie alla luce retrospettiva gettata su di esso.
     Un compito arduo e anche particolarmente complesso, articolato.
     Eppure L'Attacco dei cloni riesce in tutto questo, almeno in una certa misura.

     Se la domanda è: "Attack è migliore del precedente Menace?" la risposta non può che essere un fragoroso "sì"; ma se è: "è superiore a alla Trilogia Classica?" le cose si fanno piuttosto difficili. È superiore a Il Ritorno dello Jedi, questo credo sia largamente condivisibile. Non supera Empire, e forse neanche A New Hope, almeno non sul piano del "magnetismo". Il carisma del primo non si può superare. Il film che ci ha introdotti in quel mondo per certi versi è e resterà sempre del tutto insuperabile. Forse. Non ne sono del tutto sicuro...
     Per stabilire graduatorie attendibili (fino a che punto il gusto ha valore?) dovremmo poterci purgare dai ricordi che avvelenano il nostro sangue da decenni, annebbiando la nostra capacità di giudicare in maniera obiettiva: non è facile per una qualunque scena del "nuovo arrivato" scalzare battute, sguardi, sequenze che ci sono intime come i nostri pensieri. Bisogna grattare parecchio per scrostare i vecchi film dalle pieghe della nostra mente; senza contare poi che non vogliamo farlo, vogliamo lasciare i ricordi lì dove sono, esattamente come sono.
     Dopo la visione de L'Attacco dei cloni, ho riguardato A New Hope. Ero crocefisso alla poltrona dall'emozione, adorando quello che vedevo e sentivo, riscoprendo sensazioni vecchie di decenni; ma godevo anche per il "retropensiero" su Episodio II. I film di Star Wars non si amano solo mentre si vedono, si amano mentre se ne vede un altro e ci si pensa... Questa è la "dialettica" di Star Wars, un interscambio di emozioni che nessuna saga sa trasmettere.
     C'è un filo rosso che collega Ep2 ad Ep4, un filo rosso che passa per casa Lars, per la cucina, la sala da pranzo, il garage, Owen e Beru, i sabbipodi (pardon, i tusken). In un articolo apposito tra poco mostreremo quanto siano numerosi questi rimandi minimali.

     La bomba sismica

     Non ci contavo più. Alla settima visione (dal 10 maggio ad oggi) ero certo che l'interesse calasse, visto che ormai comincio a conoscerlo a memoria. Invece no. In certi punti avrei voluto gridare tanto ero entusiasta, stavo per alzarmi per la "carica" che avevo dentro. La settima ha superato la volta precedente, che a sua volta era stata migliore di quella ad essa precedente.
     Ogni volta AOTC si gode di più, si entra nel suo ritmo, si ama! (e non è una novità, lo dicono tutti che il film funziona così, con questo "rilascio lento").
     È assolutamente, certamente, indubitabilmente Star Wars. L'avevo già pensato la volta scorsa, l'ho pensato, sentito più fortemente l'ultima: questo film è degno del passato, in toto. Ormai è una certezza, lo sentivo mentre lo vedevo, ripetutamente.
     Metabolizzandolo, AOTC arriva piano piano al grado di "simbiotica" intimità che da anni abbiamo verso la Classica, diventa nostro - con Episodio I non era accaduto (e pure non l'ho mai odiato).
     Per quanto possano contare le certezze umane, credetemi.

     AOTC, ragazzi, è come l'invenzione che in esso più ci ha colpiti, è una bomba sismica: all'inizio lascia attoniti e affascinati, nel silenzio, poi esplode.
     A me è già esploso in mano, e sono a pezzi!

     I Prequel hanno un solo grande difetto: ci hanno sottratto la magia dell'immaginazione. Vi siete mai chiesti come sarebbero stati se realizzati allora, con i mezzi di allora? Sarebbero stati sublimi.
     Forse.
     Intanto io mi godo le meraviglie del 2000.
     Sarà il tempo, comunque, a dire l'ultima parola.

Davide "Boba Fonts" Canavero

     P.S.
     George Lucas, grazie. Ci voleva proprio questa boccata d'ossigeno.
     Però lascia che ti dica una cosa: non posso perdonarti di aver estromesso dai Prequel l'effetto del salto nell'iperspazio in soggettiva! Un quinto del fascino della Trilogia Classica stava lì. Quell'effetto proiettava il pubblico nel tuo mondo. Non hai idea del danno che hai fatto togliendolo.
     Del resto è proprio coi dettagli che si creano i capolavori. Un appello unanime dai fan: rimettilo almeno nel DVD di Ep2 e in Ep3, e te ne saremo tutti grati.







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