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L’ultima speranza

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L’ultima speranza

di darklight

Fener stava per morire. La lama azzurra della spada laser di Galen era a pochi centimetri dalla sua gola. Gli strappò la maschera rivelando un volto sfigurato dalle cicatrici e devastato dalla rabbia ma non riuscì ad ucciderlo, non ancora… L’Imperatore! Quello era il vero nemico. Con un balzo si preparò ad affrontarlo.

Quella mattina si era avventurato nel fitto sottobosco, nonostante i continui avvertimenti del padre. Da quando aveva scoperto una profonda empatia che lo collegava alle creature viventi era stufo di poter sperimentare soltanto le sensazioni degli wookie e dei pochi umani rifugiati su Kashyyyk. Voleva qualcosa di più forte. Aveva sentito dire che… ECCOLO! Un gigantesco Kkekkrrg rro stava braccando un cucciolo di Katarn, che seppure piccolo superava i due metri di altezza. Li aveva percepiti come una confusa macchia di emozioni, ma adesso era una vera esplosione di sensazioni primitive che gli attraversavano il plesso solare: sentiva l’eccitazione del predatore e lo sgomento della preda in prima persona, sensazioni fortissime. SI’! Era questo che voleva!. Improvvisamente, la morte violenta del Katarn, con le corna strappate e  la testa spaccata in due. Proprio al culmine dell’esperienza, però, un residuo barlume di coscienza del piccolo Katarn lo sfiorò…e per un momento infinitamente lungo lui provò pietà per l’animale. Quell’attimo di smarrimento per una frazione di secondo gli fece perdere il controllo su quanto stava accadendo: il  Kkekkrrg si avventò su di lui ancora grondante di sangue, e solo con un balzo disperato riuscì a sfuggire a quell’ira devastante e a trovare riparo sui rami più in alto sopra di lui. Tornò al villaggio Wookie, ancora esaltato da quella esperienza, ma con una strana tristezza che lo pervadeva. Era come se in un certo senso fosse morto anche lui.

Maledetti Sith! Questa volta l’avrebbe fatta finita per sempre, avevano smesso di manovrarlo come una marionetta, ormai. L’imperatore era già pronto con la spada laser rossa in posizione di combattimento. Con lo sguardo accecato dall’odio, la bocca contorta in un ghigno agghiacciante il Sith sferrò un attacco poderoso ma il giovane si difese bene. Galen capì però che non poteva sconfiggere l’Imperatore con le armi e si concentrò per raccogliere tutto il potere della Forza che aveva accumulato in tanti anni di addestramento.

L’aveva percepito ancora prima di vederlo: enorme, potente e splendido dentro l’armatura che lo faceva sembrare l’incarnazione stessa del male; una tale rabbia, un odio così profondo e viscerale quale non aveva mai percepito prima in nessun’altra creatura vivente. Era Fener. Aveva bisogno di lui, di saziarsi della sua potenza, delle sue emozioni. Fu grato quando scelse proprio lui come suo apprendista. Non lo odiò mai per avere ucciso suo padre: suo padre era un debole, una nullità…come tutti gli Jedi!

In tanti anni non riuscì mai neppure ad avvicinarsi alla perfezione del suo Maestro, nonostante il duro addestramento avesse forgiato la sua anima ad immagine del Signore dei Sith. Invidiava il potere che emanava dalla rabbia di Fener, sarebbe arrivato a distruggerlo per potersene impossessare. Col tempo questo pensiero prese sempre più sostanza nella sua mente e alla fine capì che avrebbe potuto farlo. Sconfiggere Fener! E prendere il suo posto.

I suoi alleati Ribelli seguivano con apprensione lo scontro, la sorte di interi mondi dipendeva ormai solo da Galen. Con un guizzo improvviso riuscì a disarmare l’Imperatore che, sconvolto e gemente, si abbandonò a terra quasi rannicchiandosi dentro il suo mantello. Sembrava solo un povero vecchio sull’orlo della demenza. Avrebbe avuto il coraggio di distruggerlo una volta per tutte?

“L’ho fatto per il tuo bene”, gli disse Fener mentre i droidi medici rimettevano insieme i pezzi di quello che era rimasto di lui. “L’Imperatore deve crederti morto, non c’era altro modo per tenere nascosti i nostri piani. Una nuova era si prepara per la Galassia. Potremo governarla insieme, e non ci sarà più guerra.”. Grazie, rispose mentalmente Galen, vedrai che troverò il modo di ripagarti… Maestro!

Galen guardò Fener, la sua maschera, poi l’Imperatore. Non sarebbe diventato come loro, anche se il suo corpo e la sua mente erano più simili a loro di quanto non avrebbe osato ammettere. Quell’attimo di esitazione gli fu fatale: il vecchio Sith gli scagliò contro delle saette di pura energia che lo attraversarono facendolo quasi esplodere dall’interno. Fortunatamente aveva accumulato abbastanza potenza durante la sua concentrazione da opporre resistenza, ma i lampi di forza insistevano con intensità crescente.

S’innamorò di Juno a bordo della sua Rogue Shadow, lei la pilotava come se fosse stata la sua nave da sempre. C’era qualcosa in lei che non poteva fare a meno di amare, un senso del dovere superiore ai suoi stessi sentimenti. Un senso d’orgoglio e di ripugnanza al tempo stesso che gli ricordava molto da vicino quello che provava lui, quando cercava di eguagliare in crudeltà il suo Maestro, Lord Fener. Ma poteva un Sith amare? Avrebbe mai potuto farlo Fener? Una smorfia gli increspò le labbra. Mai!

Juno gli aveva raccontato di quando, durante la battaglia di Gallos, aveva provato pietà per i ribelli che avevano osato sfidare l’Impero. Forse era anche per quello che lei gli piaceva: erano entrambi attratti dal potere ma in qualche maniera contorta collegati alla sofferenza delle vittime. Quando si baciarono lei lo chiamò Galen. Non sentiva quel nome da tanti anni, ma ormai non significava più niente per lui; eppure provò qualcosa di strano e per un attimo desiderò ritrovarsi con suo padre. Che idiozia!

Galen stava per morire. Soltanto la sua volontà gli consentiva di opporre ancora una debole difesa. Improvvisamente sentì crescere il suo potere. Proveniva forse da Fener? Lo stava aiutando? Accumulò tutta la sua potenza e scagliò un’ondata di energia che contrastò i fulmini dell’Imperatore. Pensò a Juno e ai suoi nuovi alleati. L’esplosione di Forza li avviluppò, e mentre moriva Galen ebbe una visione offuscata e allo stesso tempo chiara dell’Imperatore che moriva; ma non nell’esplosione bensì cadendo in un abisso senza fondo! L’ultima cosa che vide fu la maschera di Fener, che sembrava quasi sogghignare…

Un Commento a “L’ultima speranza”

  • Lady Aen Jinn scrive:

    Bello il continuo rincorrersi di flashback. Ancora più bello l’alternarsi di periodi descrittivi con altri “in soggettiva”, come se chi legge un po’ guardi attorno a Galen, un po’ guardi dentro Galen. Ma sempre con i suoi occhi.

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