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Prigioniera sulla Morte Nera

Prigioniera sulla Morte Nera

chiara5m

Era sveglia, ma a malapena riusciva a muovere le palpebre, anzi sembrava che proprio nessun muscolo volesse obbedire alla sua volontà di alzarsi.
Era furiosa per il trattamento che aveva subito, ora più che mai odiava i suoi carcerieri, uno in particolare: il signore oscuro che l’aveva sottoposta a una serie di torture psicologiche e fisiche devastanti.
Non aveva mai dato molto peso alle voci sulle disumane torture che l’impero perpetrava ai suoi oppositori e ai criminali, pensava che poteva essere solo dicerie messe in giro dagli stessi funzionari imperiali per utilizzare la paura come mezzo di controllo e obbedienza. Purtroppo aveva visto all’opera quelle macchine che chiamavano droidi inquisitori, costruiti proprio con lo scopo di ricercare il limite massimo di sopportazione degli umani o di altre specie umanoidi.
Sicuro, questa volta era stata più dura delle altre.
Leila si trovava ancora distesa ad occhi chiusi sopra la panca di metallo della sua cella, quest’ultima non era stata certo progettata per dare un poco di conforto al prigioniero, specialmente per quelli vittime di torture, e lei ne era dolorosamente consapevole.
Spostandosi il meno possibile ripensò ancora una volta a tutto ciò che era accaduto negli ultimi giorni, anche se rinchiusa in quella cella della morte nera , sempre immersa nella semioscurità, non era del tutto sicura di sapere quanto tempo era trascorso dalla sua cattura.
I suoi pensieri divagarono nei ricordi.
Aveva cercato di fuggire, dopo che era riuscita ad entrare in possesso dei dati sullo schema tecnico della Morte nera, ma il suo piano era miseramente fallito. I segugi imperiali gli erano stati sempre alle calcagna fino all’abbordaggio e alla capitolazione della sua nave.
Ricordava ancora l’espressione afflitta del comandante Bjrsk e le sue parole:
«Principessa sono riusciti a penetrare gli scudi deflettori e i nostri cannoni laser possono ben poco nei confronti di uno Star Destroyer, non ci resta che prepararci per resistere agli assaltatori nel momento in cui entreranno.»
«Si comandante, non ci arrenderemo facilmente; ma prima di lasciarla vorrei ringraziarla per ciò che ha fatto per la ribellione e per i rischi che si è voluto assumere in questa missione…»
«Non dica altro Altezza, conosco lei e la sua famiglia e l’impegno con cui vi opponete alle ingiustizie commesse dall’impero. Se non avremo più occasione di incontrarci, ricordatevi di un fervente ammiratore
«Noi ci rivedremo Comandante Bjrsk.»
Ma lasciandolo gli aveva letto sul viso l’espressione di chi era pronto a morire piuttosto che arrendersi al nemico.
Aveva corso a perdifiato tra i corridoi della nave stringendo tra le mani in un piccolo microchip le preziose informazioni, mentre sentiva in lontananza che si stavano accendendo i primi scontri.
Era indispensabile nascondere i dati trafugati, sapeva che non poteva continuare a fuggire all’infinito e quando l’avrebbero scovata, non dovevano trovarglieli addosso.
Svoltò un angolo e fu allora che li vide: due droidi.
Un droide protocollare dorato con le sembianze umanoidi; l’altro più piccolo e rotondo, una specie di barattolo con le ruote generalmente utilizzato come copilota.
Un’idea gli attraversò la mente, da tempo si fidava del suo istinto, una sensazione potente che molto spesso l’aveva guidata nei suoi passi più difficili e non poche volte l’aveva tolta dai guai. Si avvicinò cautamente intenzionata a seguirli.
«Lo sapevo che non dovevo fidarmi» stava dicendo in maniera petulante il droide umanoide «come al solito non fai altro che mettermi nei guai. Quale cortocircuito ti ha suggerito di andare in questa direzione C1P8? Era l’altro il corridoio che dovevamo imboccare, quello che ci avrebbe portati al centro di controllo dei droidi e non gironzolare chissà dove in una situazione pericolosa come questa.»
Mentre parlava il droide protocollare arrancava dietro l’altro più spedito che scivolava sul pavimento con le sue rotelle, quasi intenzionato a seminare quel chiacchierone.
La risposta del piccolo droide non si fece attendere, contenente una serie di bip e fischi in una sequenza estremamente rapida che sottolineava quanto non avesse gradito le critiche dell’altro.
«Cosa?…come hai osato chiamarmi?» cominciò l’altro con voce stridula e poi abbassando il volume della sua voce «Rivolgersi a me con quel tono….è inaudito, come se meritassi tutte queste sventure che, da quando l’ho conosciuto, non hanno fatto che perseguitarmi.»
Il suo soliloquio fu interrotto da rumori di grida e colpi di laser che si facevano sempre più vicini.
Il droide protocollare sembrò assumere nel limite della sua espressività una aria preoccupata: «Oh cielo, chissà se ce la caveremo questa volta…..C1?» chiamò gesticolando disperatamente, «perchè non mi aspetti?….C1?…..Oh santo cielo!»
Ritornando a pensare a quei due strani droidi e al piccoletto in particolare, a cui aveva affidato i piani della morte nera, Leila sentiva di sudare freddo.
Da quel droide dipendevano tante vite, la sopravvivenza della stessa ribellione di cui era a capo, l’ultimo baluardo all’oscurità che l’imperatore stava imponendo sempre più ai sistemi galattici.
Dove si troverà adesso il piccolo droide? sarà riuscito a trovare il generale Obi-Wan Kenobi? Quanto ci avranno messo gli imperiali a scoprire quel suo piccolo sotterfugio e mettersi alla caccia dei piani?, erano quelle le domande che l’assillavano.
La sua risolutezza a non capitolare durante gli interrogatori era legata a quella debole speranza, ma sapeva anche che la speranza era l’ultima a morire e finché continuavano a domandarglielo quella speranza non si spegneva. Non avrebbe tradito la causa per la quale aveva lottato duramente.
Leila si era persa nei suoi pensieri, quando sentì un rumore dall’esterno, la porta scivolò di lato ed entrò un assaltatore che portava del cibo per la prigioniera, la fissò per un attimo e senza proferire parola appoggiò il vassoio sugli scalini, si girò e la porta si richiuse alle sue spalle.
«Di nuovo quella roba orribile. Ho deciso, quando potrò presenterò una vibrante protesta al responsabile del settore di detenzione.». Sorrise, aveva riacquistato un po’ del suo umorismo, che tanti suoi spasimanti respinti avevano trovato a volte pungente.
Si sentiva meglio, ma sapeva anche che lo doveva al sollievo di non aver visto entrare nella sua cella la figura ammantata di nero, la quintessenza del male che aveva presenziato a tutte le sue sofferenze inflitte con le torture.
Non poteva fare a meno di rabbrividire al ricordo di quei terribili momenti.
Si tirò su lentamente e si guardò intorno valutando la sua situazione. La fuga era impossibile. Non che non ci aveva pensato, ma da quando era stata portata sulla morte nera le probabilità di riuscita si erano completamente azzerate.
Non aveva possibilità di contatti con le guardie, per cercare qualcuno disposto a farsi corrompere e aiutarla nella fuga, l’alternativa sarebbe stata quella di fuggire dalla sua cella. Ma, ammesso che ci fosse il modo di farlo, eludere la sorveglianza dei suoi carcerieri, lasciare il livello di detenzione, scorazzare per la stazione di battaglia cercando di passare inosservata, disattivare i raggi traenti della stazione, rubare una navetta e seminare i suoi eventuali inseguitori, si sarebbe rivelato un bel po’ complicato!
Altrettanto difficile un salvataggio da parte della ribellione, troppo impegnata a sopravvivere e non c’erano, Leila ne era sicura, dei pazzi incoscienti pronti a gettarsi in questa impresa. Ma non importava, aveva compiuto il suo dovere ed era pronta anche a sacrificarsi per gli ideali in cui credeva, doveva resistere a tutti i costi nonostante i tentativi di Vader.
Darth Vader. Quel maledetto era quasi riuscito l’ultima volta ad estorcergli le informazioni. Ogni volta che lo vedeva varcare la soglia della sua cella, la malvagità che emanava diventava palpabile, mozzandole il fiato.
La voce cavernosa e fredda come il ghiaccio riecheggiava tra le mura della cella e gli ripeteva sempre le stesse domande sui piani e la base ribelle, ma nonostante gli aghi, le scosse, la sonda mentale, Leila era riuscita a resistere.
Tale capacità di resistenza l’aveva stupita, non pensava di possedere tale forza di volontà. La sua dedizione era tale da attenuare il dolore e a chiudere la mente da qualsiasi violazione, non c’era altra spiegazione.
Ma anche Vader era rimasto impressionato dalla resistenza di Leila, non erano molte le persone che si opponevano così tenacemente alla sua volontà e ai suoi metodi. In quel momento Lord Vader si trovava nei suoi alloggi, all’interno della sua camera pressurizzata che gli permetteva di esercitarsi nel dominio del lato oscuro senza indossare la maschera.
La forza del lato oscuro, mano a mano che se ne impadroniva, gli dava un potere inebriante, ma non poteva goderne appieno per colpa della maschera e dell’armatura che doveva indossare per sopravvivere.
Una limitazione che a volte poteva trasformarsi in un vantaggio. Grazie alla maschera era riuscito a nascondere le sue reazioni quando il Gran Moff Tarkin l’aveva messo al corrente del suo piano per convincere la principessa.
Si era accigliato dietro la maschera chiedendosi se davvero Tarkin era convinto di piegarla con quel piano tanto ingenuo. D’altra parte non poteva opporsi, visti i suoi fallimenti sul soggetto. Tutte le sue risorse si erano rivelate vane. Aveva assistito impassibile alle torture ed era rimasto sorpreso dalla strenua volontà dimostrata dalla ragazza.
Da un lato questo lo irritava, eppure si sentiva quasi di approvare quel coraggio e spirito di sacrificio, in una maniera che si avvicinava pericolosamente all’ammirazione.
Questo fatto, se ne rendeva conto, era oltremodo inopportuno. Lui aveva una missione da compiere, affidatagli dall’imperatore, schiacciare quella ridicola ribellione e l’avrebbe fatto, non aveva dubbi.
La caparbietà della principessa Leila era uno spiacevole inconveniente che lo avrebbe fatto solo ritardare nel raggiungimento del suo obbiettivo.
Tuttavia doveva ammettere che trovava una certa riluttanza nel pensiero di ucciderla, forse a frenarlo era il suo intuito che gli suggeriva la sua prossima capitolazione o una sua futura utilità per i suoi scopi.
L’unica cosa di cui era sicuro era che provava sentimenti contrastanti che offuscavano la pura malvagità che avrebbe voluto. Un insicurezza derivante dal retaggio dell’uomo che fu un tempo, la sua incapacità di liberarsene completamente era il suo cruccio maggiore, certo che la sua presenza l’avrebbe potuto portato alla rovina.
Era il signore oscuro dei Sith, non poteva più permettersi debolezze, doveva apprendere il più possibile dall’imperatore e aprirsi completamente al lato oscuro se voleva coronare i suoi sogni di potere.
Il lato oscuro…grazie ad esso era diventato il Jedi più potente, così aveva sconfitto tutti gli altri Jedi, troppo deboli perchè ancora legati alle loro stupide convinzioni.
Era ancora lontano dalla perfezione, dal suo sogno di invincibilità, riconoscendo con suo sommo dispiacere quanto l’imperatore lo superava nella conoscenza e padronanza del lato oscuro. Ma era soltanto una questione di tempo, prima o poi, l’allievo avrebbe superato il maestro e in quel momento nessuno l’avrebbe più fermato.
Vader si riscosse dalla sue meditazioni, una lucetta sul quadro dei comandi che si era accesa e ora lampeggiava, accompagnata da un suono insistente, lo riportò alla realtà.
Era giunto il momento di dare inizio al piano di Tarkin.
Indossò la maschera e aprì la capsula, si alzò in piedi e si avviò a grandi passi verso l’uscita della sua stanza. La porta si richiuse con un sibilo. Fatti pochi passi gli si fece incontro un giovane ufficiale, evidentemente molto preoccupato della sua vicinanza al signore oscuro.
«Lord Vader» esordì piuttosto impaurito «Il Gran Moff Tarkin le ordina di prelevare la principessa dalla sua cella e di portarla al centro di comando
Vader fissò l’ufficiale per un periodo sufficiente a terrorizzarlo. «Molto bene, riferisca che obbedirò al comando.» la sua voce non tradì alcuna emozione ma cominciava ad irritarsi…ordine!….un altro po’ di tempo e avrebbe risolto la questione con Tarkin….a suo vantaggio..ovviamente.
Leila si svegliò nella sua cella, non sapeva quanto aveva dormito, forse poco, visto che si sentiva ancora stanca.
Ogni volta che apriva gli occhi e vedeva le spoglie pareti della sua cella sentiva crescere dentro di se l’angoscia, era sicura che Vader e il governatore Tarkin non si sarebbero fermati davanti a nulla..no..non avrebbe ceduto qualsiasi cosa accadesse…l’ultima speranza doveva sopravvivere per contrastare il male che dal centro imperiale di Coruscant allungava i suoi tentacoli per stringere e stritolare pianeti….no..era orribile.
Vader mentre veniva trasportato dagli ascensori e camminava lungo i corridoi lucidi della stazione, rifletteva sul piano di Tarkin.
Il suo piano di ricattarla avrebbe fallito miseramente, quella fede incrollabile permetteva a lei e ai ribelli che comandava, di intraprendere le azioni più audaci e di superare i colpi più crudeli, era un analisi di un guerriero che valutava il coraggio del suo avversario ma non avrebbe dato scampo ai ribelli e di loro avrebbe cancellato qualsiasi traccia. In riguardo alla giovane principessa temeva seriamente che cavarle le informazioni anche questa volta sarebbe stata un impresa disperata, in questo caso la sua utilità sarebbe calata ulteriormente e terminarla sarebbe stata la miglior soluzione, ……eppure tentennava, attraverso lei sarebbe stato il modo più semplice per arrivare alla ribellione…però non l’unico….sì c’era qualcosa che gli sfuggiva in questa faccenda.
Arrivato al settore di detenzione si fermò di fronte all’ufficiale responsabile che vedendolo scattò sull’attenti.
«Rapporto sul prigioniero Leila Organa» sibilò il signore oscuro.
«Milord, nulla da riferire in merito all’attività della prigioniera, monitorando il suo stato fisico dai sensori della cella, crediamo che non abbia subito danni capaci di debilitarla in maniera permanente.»
«Bene, scortatemi alla sua cella, ho intenzione di prelevarla.»
«Si Milord, immediatamente
Il signore oscuro si aggiustò il macchinario di respirazione e quasi con un suono che assomigliava ad un sospiro si avviò seguito da un drappello.
Tarkin lo avrebbe aspettato, oltremodo fiducioso della riuscita del suo piano, doveva ancora sopportare i suoi ordini. L’imperatore lo aveva messo al suo servizio, non si fidava ancora di concedergli il pieno controllo delle truppe.
Vader mal sopportava questo ruolo, subordinato ad un essere inferiore, certo Tarkin era astuto e spietato, capacità con cui era riuscito a scalare le gerarchie sino alla vetta, ma in fondo solo un uomo che non aveva accesso alle vie della forza.
Ma l’imperatore aveva deciso, bisognava ubbidire…per il momento.
Arrivato di fronte alla cella la porta scivolò di lato con un sibilo ed entrò.
Leila alla vista di quella figura nera e gelida come la morte sobbalzò sentendo il cuore correre all’impazzata, ma si impose di non dare a vedere il suo turbamento.
«Ha meditato sulla sua posizione principessa, dall’ultima volta che ci siamo visti? Ha forse qualcosa che vuole comunicarmi? forse qualcosa che riguarda la ribellione?»
«Sì qualcosa ho intenzione di dire, Milord aguzzino, il cibo che mi date fa schifo, non ho nient’altro da aggiungere oltre al fatto che spero vi avveleni tutti se avete il coraggio di mangiarlo.»
«Davvero spiritosa principessa ma mi creda, fra poco non avrà più voglia di scherzare.»
«Ma davvero? e pensare che credevo fosse venuto per invitarmi ad una festa danzante, peccato che non ho portato con me ricambi adeguati.»
Era il suo modo di trattare gli imperiali e Vader, con un misto di disprezzo e derisione per nascondere l’angoscia che l’assaliva, almeno avrebbe avuto la soddisfazione di vederli infuriati, ma Vader non mostrava mai i suoi pensieri, impenetrabili dietro quella maschera inquietante, ignorava completamente i suoi tentativi e non mutava mai il suo comportamento gelido.
«Mi segua, immediatamente.» tagliò corto Vader, quella ragazza impudente cominciava a mettere a dura prova la sua pazienza.
«Dove mi porta?»
«Sono io che faccio le domande, obbedisca
Così dicendo Vader fece un cenno ed entrò il drappello di scorta, Leila si costrinse a seguirlo. Mentre si avviavano risalendo lungo la stazione Vader le si pose accanto nell’intento di demoralizzare psicologicamente la giovane.
«Le è stata preparata una sorpresa davvero speciale, si pentirà del dolore che la sua sconsiderata testardaggine procurerà a moltissime persone» e continuando «La ribellione con o senza la sua collaborazione presto o tardi verrà sconfitta, non potranno resistere a lungo alla forza del nostro esercito, specialmente ora che sono state messe a punto nuove armi ancora più potenti e devastanti di cui questa stazione di battaglia è un valido esempio…presto le sarà mostrato un assaggio delle sue capacità.»
Leila intanto si sforzava di non cedere allo scoramento, doveva concentrarsi sulla sua missione….ecco…come faceva ad essere così semplice…sentiva di recuperare le forze, per affrontare la prova, qualunque fosse stata.
Intanto nella sala comando il Gran Moff Tarkin aspettava la prigioniera e guardava il bel pianeta fuori dagli oblò.
Si rivolse ad un ufficiale accanto: «Non crede che sarà uno spettacolo degno di questo nome? finalmente potremmo saggiare appieno la potenza di questa stazione da battaglia
Un brivido passò per la schiena dell’ ufficiale, subito sostituito dall’orgoglio di essere parte di un grande progetto. «Sì signore, concordo con lei» rispose.
«Ho invitato qui la principessa, non voglio che si perda la scena. Questo è il suo pianeta e lì vive la sua famiglia, voglio riuscire ad ottenere il massimo risultato, sono sicuro che non fallirò
«Ma se non dovesse collaborare signore?» disse in maniera titubante l’ufficiale.
«Comunque sarà necessaria una prova di forza che serva di lezione ai traditori che danno sostegno alla ribellione.» rispose seccamente Tarkin.
Ma poi si rivolse con un ghigno «Vedrà, la principessa è sempre una giovane donna, sfrutterò la sua debolezza, non resisterà al tentativo di aiutarli e in questo modo firmerà la sua fine e quella della ribellione.»
L’ufficiale deglutì rumorosamente e fece un passo indietro.
Leila si trovava quasi a destinazione. Davanti alla porta della sala di comando Vader si soffermò ad osservarla, il suo viso era pallido e teso.
Lord Vader si chiese fin dove poteva arrivare la sua resistenza, pensare a se stessi era una cosa ma difendere le persone amate era un altra….sarebbe stato interessante.
Un accenno di un sorriso, subito represso, si dipinse sotto la maschera di ossidiana, quel gesto gli procurava molto dolore, ricordandogli una ferita del passato ancora aperta, un conto da chiudere….ci sarebbe riuscito presto o tardi…
Intanto Leila ignara dei pensieri dell’oscuro signore vide aprirsi la porta della sala comando. Raddrizzò la schiena, assunse un atteggiamento fermo e deciso….sì, sarebbe andata incontro con coraggio al suo destino.

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