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La favola del folle – parte terza

La favola del folle

Niccolò “Oliner Toljens” Piccinni

Parte terza

- Vuoi che resti? Vuoi che resti con te? E allora perché non mi hai fermato? EH? Perché mi hai lasciato uscire, perché non mi hai preso…preso…il braccio!?…-, pianse, singhiozzò, poi sembrò riprendersi, ma io sapevo che non era così – …A-Anil! Perché? Se vuoi che resti potevi fermarmi, puoi fermarmi! Forza…coraggio… -

Si avvicinò a me porgendomi il braccio, lacrimando, lacrimando…

- Avanti! Fermami! Prendimi il braccio! Puoi farlo!!! -, mi prese con forza la mano e la strinse attorno al suo braccio, e intanto lacrimava, a dirotto, piangeva. Ma le mie dita non avevano più anima. Le mie mani erano molli e fredde. Le mie mani, le mie candide, dolcissime mani! Lei allora strillò più forte, pianse e urlò fino a che non ebbe più voce in gola. Attorno a noi il campo era ammutolito. I sopravvissuti di Base Echo ci guardavano strabiliati, confusi. Ed anche io ero confuso.
Confuso e incerto.

- Per…perché… -, pianse, singhiozzando, rumorosamente…troppo rumorosamente! Cadde ginocchioni per terra, tenendomi forte la mano, strizzandomela e tirandola. Il suono mi entrò nelle orecchie…quel pianto…dannazione così…così…rumoroso! Smettila…
SMETTILA!

- SMETTILA! -
…urlai ritraendo la mano.
Lei cessò di urlare. Singhiozzò ancora poi si alzò. E mi guardò.
Non dimenticherò mai quegli occhi. Così…lucidi…così intensi. Non riuscii a capire….non riuscivo a capire era tutto così…strano…
Mi guardarono…quei due fari lucenti…balenarono nella mia testa, mi fulminarono…e silenziosamente sconfissero i miei occhi, neutri, immobili, impassibili. Lo avevo detto, io…che sarei diventato come quel dannatissimo pianeta! Lo sapevo che sarei diventato come lui! Ma era nel mio destino…nel mio destino…incoronato dal Bianco e dal Freddo…
Essi…i miei occhi…ebbero un tremito, si addolcirono, per un istante. Quelli di Deela invece erano diventati freddi e mi guardavano con severità. Era tutto così terribilmente confuso nella mia testa!
Silenzio. Il silenzio era struggente e penetrante.
- Non capisci…non hai ancora capito…vero Anil Tul-Dedraal?…non…capisci… -, piangeva, piangeva a dirotto – …perché, secondo te…in mensa stavo vicino a te? Perché…ascoltavo i tuoi discorsi su Han Solo e Luke…Skywalker? Perché? Perché…secondo te rimanevo a sentire le tue farneticazioni su…su eroi e principesse…perché? Perchè non capisci? Io ti parlavo, ti sorridevo, ti stringevo la mano e tu continuavi…continuavi…a…a parlare di eroi…e di quando hai incontrato Han Solo…e…nulla più…nient’altro…e-e quando ho cercato di baciarti!…tu…ti sei ritratto senza neanche guardarmi in faccia ma fissando le tue mani! Oh! Le tue mani! Quanto mi hai assillata con le tue mani! Le tue bellissime e-e intoccabili mani…perché? Perchè secondo te? Perché restavo con te? Ancora e ancora!? Non…non…capisci….? NON CAPISCI? ANIL! NON CAPISCI! IO TI AMO! -

Silenzio.

Io ti amo.

Silenzio.

Ci fu solo silenzio fra di noi, mentre ancora tenevo gli occhi spalancati alla neve.
Cosa stava dicendo…cosa…dove voleva arrivare? Perché diceva…perché diceva quelle parole? Poi, l’illuminazione:

Oh miei dei! Santissimi dei!

Capii. Ora capivo tutto. Ora sapevo cosa dovevo fare, finalmente. Prima ero confuso. Prima non sapevo cosa dovevo fare. Ora sì. Vedendo quella donna, davanti a me, ora capivo cosa dovevo fare, finalmente. E le Sorrisi, finalmente, dolcemente, le sorrisi. Avevo capito. Avevo capito dove voleva arrivare, avevo capito cosa volesse da me.
Lei ricambiò, mi guardò e mi sorrise, un bagliore di speranza le illuminò il viso, le lacrime si fecero calde nei suoi occhi, ebbi quest’impressione vedendola. E la vidi. La vidi avvicinarsi, lentamente le pallide braccia alzate, protese verso di me…verso le mie…mani…le mie dol…dolcissime…mani…
E così parlai, lei poteva capirmi, lei poteva capirmi! Ora! Lei sola! Lei sola poteva salvarmi! Ora.
Le sorrisi. Avevo capito che cosa voleva.
- Io…io…sono…un eroe! C’è l’ho fatta! D-deela…io-io…sono un…eroe! Io…ho salvato Finx! Capisci?! Capisci ora? Ho salvato un uomo….sono….sono un eroe, il mio reggimento…io sono…Finx…poteva…..no…no, NO! -, ebbi un’improvvisa emicrania. Stavo dicendo le parole sbagliate, non doveva essere così, no, NO! - …no…lui può…lui deve è ancora può…dire…confessare…confermare che….sono un eroe, Deela! Guardami! Lui è vivo! Ed io…io sono un…un eroe! Così…ti ho…a-accontentata! Visto!?…lo so…so perché stavi vicino…a me. Tu volevi che….che diventassi…che diventassi un eroe! E ora….ora guardami! Guardami Deela! Sono…sono un eroe! Finx può dirlo….Finx…è l’unico che può confermarlo…Finx. Dov’è Finx? Deela, dov’è Finx?…io…sono un eroe! Deela! Sono…un…eroe. -

Silenzio. Nuovo. Terrificante.

Lei mi guardò, il suo sorriso si era spento, piano, insieme con l’ultima lacrima della mia lucidità. Non capivo cosa stesse succedendo, ma ben presto la vidi diventare dura, rigida, fredda. Come la neve. Come la neve che cadeva e mi toccava gli occhi. Calma. Cadeva. Il suo ritmo…lento come…come il mio…pensiero…confuso, pensiero…
- Tu sei fuori di testa Anil. -

Fuori.

Ecco. Ecco…cosa sono…io.

Fuori di testa, disse.

E la vidi. La vidi sparire. Attorno a me. Tutto spariva. Alzai un braccio ma le non si fermò. Sparì, insieme ai fiocchi che cadevano. Sparì e non la rividi più.
Io ero fermo, immobile, osservavo, lo sguardo ampio, gli occhi aperti, le pupille dilatate. Solo. Ecco. Ecco cos’è “essere fuori”. Essere soli. Vuol dire essere soli…ma ormai non sono più lucido…sono fuori…la mia parola non ha significato….non ha spessore. Eppure mi sento solo. Tremendamente solo. Tutti si allontanavano, sgombravano il campo, e restavo io…io restavo. Solo.
E mentre nel silenzio cadeva la neve e il mio fiato si appesantiva, come il mio cuore incerto…sentii qualcuno che camminava alle mie spalle
- Ehi! Amico! Come…come andiamo, eh? Sono Wedge…mi…non mi riconosci? -
Mi voltai. Un uomo in tuta arancione mi guardava, e anche lui mi sorrideva, come Deela. Perché se ne era andata? Deela? Perché?
Quell’uomo aveva le braccia aperte. Cosa si aspettava? Cosa cercava? Cosa voleva? Aveva un casco nella mano sinistra e la destra era protesa. Verso di me. Cosa voleva? Era…era qualcuno…di familiare, lo riconobbi! Sì! Il pilota! Era lui! Wedge…
- Wedge! -
Dissi con un mezzo sorriso. Allungai la mano gelida e lui me la strinse. Rimanemmo così e intanto parlammo, mi parlò. Poi staccò la mano. La staccò.
- Cosa…cos’hai, amico mio? -
- Io…io…sono un eroe…Wedge…ce l’ho fatta…sono un…eroe! Come…come…le nostre favole…sono…sono un eroe! Ti…ti ricordi le nostre favole, Wedge? Ti ricordi…su Dantooine? Eh? -
- Sì…sì…certo…ma…ma ora…calmati, se vuoi chiamo un medico…ti…ti senti bene? -
- Io…? S-sì…sono…sto bene! Io…sono…sto bene! Senti..Wedge…Wedge…senti…dove…dov’è Finx? Dov’è il Capitano Finx…?! -
- Io…io non lo so…non lo so Anil…credo…credo sia morto come gli altri… -, mi rispose cupo.
- No! -, dissi io in fretta. – …no! Non è morto! Lui…non è morto! E’….in trincea…in trincea…è lì…e mi…mi sta aspettando, devo…devo andare… -
- Non puoi andare! A-Anil…fra poco ci sarà una bufera…stiamo….stiamo sgomberando il campo…non puoi…avanti, non fare lo scemo! Ci sono imperiali dappertutto! Avanti…vieni…vieni con me! Andiamocene insieme! Io e te! Forza! Andiamo via da questo pianeta…capisco che sei sconvolto! Hai visto degli orrori disumani…ti capisco….sei un ragazzo di grande sensibilità…ma ora non fare lo scemo…vieni. Andiamo via. Puoi ancora…salvarti Anil! Stringimi la mano! Forza…stringimela! Puoi…posso…ancora…salvarti! Ti porto via! -
- Nooouu….io..no…non devo…non posso…Finx…è vivo e…e mi aspetta in trincea…in trincea…non è morto…ed io…io devo andare…ciao…ci…ci vediamo…all’hangar 4, vicino al Tempio. Ok? Ok Wedge? Ci…ci…vediamo?…Finx…dov’è Finx? -
Mi guardò. Io non strinsi la sua mano. Nei suoi occhi però…non vidi freddo nei suoi occhi. Deela era fredda, ma Wedge no. Sembrava…dispiaciuto e straziato. Io…ero confuso…non…non ricordo…so soltanto che…ebbi l’impressione…mi sorrise, forse…forse sorrise…o pianse…io…io non ricordo…ma, ma solo una cosa mi disse. E questo lo ricordo, mi prese la mano e me la strinse forte, troppo forte.
- Va bene Anil…va bene. Ci vediamo… -
Mi lasciò la mano. La sentii scivolare oltre la mia, in basso. Il calore cessò, d’un tratto e sentii freddo, tanto freddo. Come non mai. E solo, mi sentii solo, mentre ripetevo il nome di Finx….ossessivamente… perdutamente…
Wedge Antilles fece qualche passo indietro senza smettere di guardarmi, un sorriso amaro, una lacrima sfumò sul suo triste volto, mentre si girava, finalmente, struggente istante, lasciandomi solo con la mia pazzia.
Con la mia pazzia.

. . .

Bianco. Vedevo tutto bianco, attorno a me, davanti a me. Solo bianco.
Ero rimasto solo. Nella neve e nel bianco. E nel freddo. I Signori che dovevano incoronarmi. Solo. Mi passai la lingua fra le labbra, ma fu inutile. Non me le sentivo più, le mie candide, dolcissime labbra! Le dita delle mani avevano perso sensibilità da tempo…troppo tempo, non ci facevo neanche più caso, ormai. Non facevo più caso a niente. I piedi erano congelati. Ma riuscivo a muoverli. Non ero ancora morto. Eppure me la sentivo vicino, come se fosse dietro di me. La morte. La sentivo respirare, affannosamente, come me, aspettando che mi addormentassi per accarezzarmi le labbra, le mie candide, dolcissime labbra!
Ma io non dormivo più. Ormai. Io non avevo più bisogno di dormire. E non dormii più.
La morte arriva, prima o poi. Diavolo se arriva! E arriva per tutti!
Attorno a me tutto era fermo, ebbi l’impressione che persino il mio cuore rallentasse e battesse ora al ritmo della neve che cade, ora al flebile sussurro del vento. La morte.
Non ci pensai. Non avevo pensieri. Solo frammenti di specchio rotti, nella mia testa.
Socchiusi gli occhi e pensai a Finx. Finx.
Con passo lento, tremendamente lento, mi incamminai verso il crinale nord, con il vento a scompigliarmi i capelli bagnati e gelidi.
Finx. Dovevo trovare Finx. Lui solo. Lui solo poteva salvarmi. Gli altri non lo sapevano. Nessuno. Ma io ero un eroe. Finx….Finx lo sapeva e…e l’avrebbe detto a tutti. Ed io sarei stato salvo.
Finalmente. Finx…dove sei Finx?
Forse quell’uomo in trincea, quello che mi indicò la ferita, quello che mi spinse ad uscire, forse non era Finx. Forse ero io. Forse era Anil Tul-Dedraal prima di impazzire. Forse ero io, la mia immagine riflessa, la mia ragione, il mio senno, la mia vita. Il mio eroe.
Giunsi sul Crinale nord. Mi appoggiai su una lastra di metallo grigiastro e levigato, liscio, che spuntava da un enorme cumulo di neve. Mi arrampicai su questo cumulo con molta fatica, sforzandomi e sprecando le mie ultime energie. Ma raggiunsi la lastra di ferro. Arrivai in cima. E qui rimasi immobile, fermo a contemplare Base Echo coperta di neve.
Ma non guardavo la base. Gli occhi erano posati lì, ma io non guardavo la base. Vedevo il tempio Massassi.
Vedevo me stesso all’ombra di una pianta. Vedevo Wedge e vedevo Deela.
Deela.
Perché mi sorrideva? Perché continuava a sorridermi? E perché? Cosa…cosa c’entrava lei con Yavin….lei non era a Yavin! Ma….ma…va bene lo stesso…è bellissimo! Questo mondo è bellissimo! Non c’è niente di più bello!
Non c’è niente di più bello.
Non c’è…
Ma poi tornò il pensiero…l’eroe. Io ero un eroe. E quel mondo non era mio. Perché…perché non poteva essere mio? Perché?
Finx! Tu sai tutto! Finx! Tu sei la mia vita! Finx o chiunque fosse al posto tuo…

- Finx…dov’è Finx? Sono….sono un eroe….lui lo sa. Io posso ancora salvarmi. Lui sa tutto…è lì…nella trincea….basta aspettare… e lo aspetto…lo aspetterò. Dove sei Finx?…Finx… -

Ero seduto su quella lastra e pensavo. E ora che sono nel buio, posso ammetterlo con sincerità, mi sentii solo. Io ero solo. Adesso che sono nel buio lo so. Posso dirlo. E non ho paura di dirlo: ero solo.
Forse lo sono sempre stato. Wedge e Deela erano gli unici legami, gli unici miei tesori. E li ho gettati entrambi via, come la mia vita.
Rimorsi! Rimorsi! Rimorsi!
Niente rimorsi, Anil!
Niente rimorsi.
Anil.

Rimasi immobile, lì. Su quella lastra. Guardavo la Base Echo e sotto, la trinca del Crinale Nord. Ero immobile a pensare. A pensare che avevo salvato Finx dai camminatori. Finx o chiunque fosse al posto suo…
Ero un Eroe. Un Eroe.
I camminatori non avevano ucciso Finx…non potevano averlo ucciso! NO! No…non era giusto…Finx non era morto…non era stato ucciso dai camminatori…Finx..o chiunque fosse… Potevo essere io quel Finx della trincea.
Forse ero io. Non lo seppi mai. Ancora adesso me lo domando.
Rimasi seduto sul cumulo.
Ma non sapevo. Io non sapevo di essermi seduto nel posto sbagliato. Su quel cumulo, pensando ai camminatori. Agli assassini dell’Impero. Non sapevo che ero seduto…su un mostro di acciaio, un quadrupede coperto di neve…
Ero seduto sulla bestia che aveva ucciso Finx, o chiunque fosse.
Ero seduto sopra il mio assassino.

“La favola del Folle” : in un posto sperduto, in cima ad un monte ghiacciato viveva un uomo. Tutti lo consideravano un pazzo perché una notte se ne era andato in silenzio, lasciando tutto: moglie, figli, amici, lavoro. Senza dire niente a nessuno, se ne era andato. E ora, sperduto su una montagna, nessuno lo andava a trovare.

Un bel giorno, un ragazzo dalla bella barba nera scalò la montagna e raggiunse la cima per parlare con il folle. Il ragazzo era un uomo dal cuore buono, e si domandava, con grande pena, perché quell’uomo, quell’eremita vivesse isolato, e perché era considerato pazzo da tutti. Il ragazzo era il solo in grado di parlargli, lui era l’unico che poteva capirlo, perché aveva il cuore e l’età per farlo.

Una volta arrivato alla casa del folle, il vecchio eremita lo ringraziò della visita e lo invitò a restare per cena. I due mangiarono in silenzio. Una volta finito il pasto, il ragazzo si rivolse al folle, e gli disse, senza guardarlo negli occhi…

“Uomo, tu che abiti in cima a questa montagna, perché rimani qui su? Perché non scendi? Gli altri ti credono pazzo!”

E il folle che tutto aveva sentito, disse sorridendogli…

“Se scendessi tradirei quello per cui sono salito.”
Allora il ragazzo alzò il capo e guardò l’eremita negli occhi.

Un istante soltanto.

“E perché sei salito?”

“Per non diventare pazzo”.

F I N E

Parte prima

Parte seconda

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